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Da Cervato a Vlahovic: Fiorentina-Juventus, storia di una rivalità e di un asse di mercato

Da Cervato a Vlahovic: Fiorentina-Juventus, storia di una rivalità e di un asse di mercato TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
mercoledì 2 marzo 2022, 14:30Serie A

Il primo è stato Sergio Cervato, il più doloroso per i tifosi gigliati rimane Roberto Baggio. Fiorentina-Juventus è la partita di Dusan Vlahovic, ultimo in ordine di tempo a lasciare i viola per trasferirsi in bianconero. Non è detto che scenderà in campo, e c’è tanta curiosità sull’accoglienza del Franchi nei suoi confronti. In qualche modo, comunque vada, sarà la sua serata. Ma Fiorentina-Juventus è anche la storia di oltre sessant’anni di mercato, da Firenze a Torino.

Correva l’anno 1959. In quel momento, Cervato, scomparso nel 2005, viene da un decennio sulle rive dell’Arno. Difensore col vizio del gol su calcio di rigore, nel ’56 con la Fiorentina ha alzato lo storico primo scudetto. Nel ’57, perso in finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Due anni dopo, mette nel cassetto le oltre trecento presenze in viola per trasferirsi in Piemonte: alla Juventus, vive due anni da protagonista, conquistando altrettanti scudetti. La rivalità è ancora allo stadio embrionale. È nell’ordine delle cose, favorita anche dal confronto fra Torino e Firenze, le prime due capitali d’Italia. Vive di provocazioni, come il titolo scelto dalla stampa piemontese nel 1928 dopo un clamoroso 11-0: “Firenze… un dici nulla?”. O l’8-0 del 1953, con Cervato in campo per i toscani. Per farla deflagrare, però, servirà un altro trasferimento.

Il 1982 e Baggio. A far traboccare il vaso, ci va vicino lo scudetto nell’anno del mondiale spagnolo. Lo vince la Vecchia Signora, tra le proteste per i rispettivi arbitraggi dell’ultima giornata: “Meglio secondi che ladri”, scrive la stampa toscana. La goccia è però nell'aria: nel mese di maggio 1990, la Fiorentina cede alla Juventus il suo numero 10, Roberto Baggio. Venticinque miliardi di lire più Renato Buso. Apriti cielo, a Firenze scoppia la rivolta contro i Pontello, i proprietari della Fiorentina, di cui a distanza di anni il Divin Codino dirà: “Non volevo andare via, ma loro mi avevano già ceduto agli Agnelli”. La parentesi juventina, in realtà, sarà una delle più felici e vincenti nella carriera di Baggio, ma quella sensazione è la stessa che vivono i tifosi fiorentini, rinfocolata anche dal celebre episodio della sciarpa: al primo ritorno al Franchi da avversario, Roby rifiuta di calciare un rigore. Nel secondo tempo viene sostituito: mentre esce dal campo, qualcuno gli butta una sciarpa viola. Lui la raccoglie, se la mette al collo e con un saluto che quell’amore è finito troppo presto, soprattutto non per decisione sua. Da lì in poi, una rivalità già piuttosto accesa diventa acerrima. Il che non impedisce alle due società di fare affari d’oro sul mercato.

Da Bojinov ai colpi d’oro dell’era Commisso. Per il successivo passaggio Firenze-Torino, bisogna aspettare il 2002: dopo quattro anni in viola, Federico Moretti si trasferisce agli odiati rivali. Il primo vero affare tra i due club, in direzione Juventus - la tratta inversa la compiono negli anni diversi giocatori, fra gli altri Torricelli, Di Livio, Miccoli - dopo Baggio è però datato 2006: nell’anno di Calciopoli, Valeri Bojinov diventa bianconero, i viola si consolano con Adrian Mutu. Il colpo successivo è una beffa per la Juve, che nel 2009 investe 25 milioni per Felipe Melo, mentre Neto arriva a parametro zero. Il resto è storia recente, non meno polemica: nel 2017, Federico Bernardeschi vola a Torino, costa 40 milioni di euro. Nel 2018, segna ai viola su punizione ed esulta: “Per rispetto dei miei tifosi attuali”. Il secondo anno dell’era Commisso è quello di un’altra ricca cessione, anche se formalmente Federico Chiesa è ancora oggi un giocatore della Fiorentina, ma del riscatto non vi è da dubitare a prescindere dal fatto che scatti o meno l’obbligo. Sarà il grande assente questa sera, chissà se potrà giocare al Franchi all’ultima giornata di campionato. Ci sarà, invece, l’ultimo pomo della discordia di quella che a tutti gli effetti può considerarsi un grande asse nella storia del calciomercato italiano, vista la mole di scambi e affari tra i due club, a dispetto della rivalità. Avrà le fattezze, la verve, e anche i 70 milioni più bonus transitati da una parte all’altra, di Dusan Vlahovic.

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