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Milan-Inter, sfida Maignan-Onana. Amelia: "Il francese appena dietro Courtois"

ESCLUSIVA TMW - Milan-Inter, sfida Maignan-Onana. Amelia: "Il francese appena dietro Courtois" TUTTOmercatoWEB
© foto di Francesco Inzitari/I love Giana
Gaetano Mocciaro
autore
Gaetano Mocciaro
mercoledì 10 maggio 2023, 09:00Serie A

Milan-Inter è anche Maignan contro Onana, due fra i migliori portieri a livello internazionale. Ne abbiamo parlato con Marco Amelia, difensore dei pali rossoneri dal 2010 al 2014. Oggi allenatore, il campione del mondo 2006 analizza anche nel dettaglio le due squadre:

Maignan-Onana, altra sfida chiave
"Sono due ottimi portieri. Onana ha grande esperienza internazionale grazie all'Ajax, si è guadagnato il posto su Handanovic sento già che le big vogliono acquistarlo. Maignan prima che venisse al Milan si conosceva meno. Sapevamo però che aveva qualità ma bisognava vedere come approcciava al cambio di nazione, di cultura. Lo ha fatto alla grande con personalità".

Pregi e difetti?
"Ognuno ha le sue caratteristiche, le sue qualità. Sono due portieri quasi completi nel loro modo di interpretare il ruolo. Al di là delle qualità tecniche mi piace il lato caratteriale che mettono in campo: sotto questo aspetto sono molto simili, hanno tanta presenza con i loro difensori. Trovo invece difficile vedere delle lacune. Quando prendono gol è spesso merito dell'avversario".

Chi è meglio?
"Se devo scegliere preferisco Maignan. A mio avviso il migliore della Serie A".

Ruolo del portiere che negli anni è cambiato molto
"Io ho iniziato un percorso dove il portiere doveva iniziare a fare qualcosa in più del parare, quindi doveva saper giocare coi piedi, dare appoggio ai compagni. E io ci giocavo molto su questo. Ai miei tempi eravamo in pochi a giocare con i piedi, si calciava sempre lungo".

Chi a oggi è il migliore in assoluto
"Dico Courtois. Continua con le prestazioni ad essere tra i migliori, ci ha sempre messo una pezza quando il Real ne aveva bisogno. Il belga ha un piccolo spessore in più, a ridosso c'è Maignan".

Tolto Donnarumma, vedi qualcuno destinato a grandi cose tra i portieri italiani?
"Il più grande potenziale ce l'ha Carnesecchi: l'ho visto nell'Under 21 e ha un potenziale incredibile. Se messo in un club importante farà differenza. L'altro è Vicario. Anche in B ci sono portieri giovani che si stanno mettendo in mostra, come Caprile. La nostra scuola è sempre la migliore e anche i portieri stranieri che vengono da noi vengono preparati dai preparatori italiani e diventano più forti. Non è un caso che i nostri preparatori siano da esempio anche nei corsi internazionali. Se pensi che nel Paris Saint-Germain uno dei nostri maggiori esponenti è responsabile della preparazione dei portieri, ossia Gianluca Spinelli, allora significa che la nostra scuola è la migliore".

Entriamo nello specifico del derby: inutile chiederti per chi farai il tifo
"Sono cresciuto in una famiglia romanista ma anche vedendo il Milan in coppa dei campioni, le nottate di Intercontinentali. In quel periodo vivevi le squadre che fanno le coppe. E poi ci ho giocato, ho vissuto il mondo Milan e ci sono affezionato".

Hai visto l'ultimo grande Milan prima di un lungo periodo di buio. Che effetto fa rivederlo tra le migliori quattro d'Europa?
"Effetto bello, il Milan è un club vincente e ambizioso e le semifinali dovrebbero essere la norma. Ci sono stati anni difficili, ricostruire è una questione di tempo ma in compenso questo percorso di ricostruzione è servito molto a trovare i giusti equilibri societari, dirigenziali e all'interno dello spogliatoio. Lo scudetto dell'anno scorso nasce l'anno precedente, dove è stata costruita la mentalità. Si sentiva nell'aria il ritorno alla possibilità di poter ambire a qualcosa di importante. Lo stesso percorso della stagione precedente in Champions, dove la squadra è uscita ai gironi, è servito a far acquisire ai giocatori esperienza e mentalità, che si sono ritrovati quest'anno".

Che derby sarà?
"Sportivamente è difficile fare un pronostico, le forze in campo sono tante, sia nello strapotere fisico che nella qualità tecnica dei singoli giocatori. Mi aspetto tanto spettacolo dal punto di vista del tifoso. A livello tecnico il fatto che non ci sia più la regola del gol in trasferta sposterà tutto in favore dello spettacolo. Non credo che vedremo una partita spenta, perché i due modelli di gioco sono diversi: c'è il 3-5-2 di Inzaghi interpretato con grande spinta offensiva da parte di tutti, con gli stessi difensori si propongono a giocare in avanti; dall'altra parte il modello di Pioli che è cambiato molto nel corso della stagione, adattandosi a seconda della partita. Per me lo spettacolo sarà alto, tutte e due vorranno segnare per cui dovranno necessariamente esporsi. Per questo dico che la differenza la farà la fase difensiva".

Gli ultimi precedenti fanno pendere la bilancia in favore dell'Inter
"Il Milan ha fatto più fatica ma arriva in questa partita in una condizione fisico-atletica ma anche mentale ottimale, favorita anche dalle imprese proprio in Champions, ultima delle quali contro il Napoli".

Un'altra squadra alla quale sei legato è la Roma, che cercherà la finale di Europa League
"Peccato che manchino diversi giocatori. Gli ultimi infortuni hanno tagliato ulteriormente una rosa che era già un po' risicata. Il problema non è tanto la partita in sé, perché undici in campo li metti. Il problema è nella qualità dell'allenamento, perché se fai sedute con 14-15 giocatori con elementi aggregati dalla Primavera perdi qualcosa in qualità perché questi ultimi non hanno i ritmo gli altri. E poi ci sono gli impegni ravvicinati, che ti consumano. Detto questo penso che la Roma abbia la rosa per potersi giocare questa semifinale bene, ma con la speranza di recuperare dei giocatori".

Mourinho ha portato la Conference League alla Roma ma non solo: sembra che questo trofeo abbia stimolato gli altri club italiani a puntare forte sulle coppe europee
"Sono dell'idea che si debba essere sempre ambiziosi. Invece sento allenatori che vedono le coppe come un peso, tornei di secondo livello solo perché non sono la Champions. Che pensano a concentrarsi sul campionato. Non è giusto, cosa ti qualifichi a fare allora? Le coppe vanno onorate sempre, questo dev'essere il calcio. E Mourinho è ambizioso, competitivo, ha una mentalità incredibile e tutti ne dovrebbero prendere esempio. Se gioca l'amichevole del giovedì con la squadra di Serie C vuole vincere comunque. Questa mentalità è stata trasportata un po' a tutti nell'intero ambiente. Con la vittoria in Conference League ha scatenato qualcosa di bello in città, ci si è resi conto che vincere una coppa è sempre bello. Ed evidentemente se ne sono accorte anche le altre squadre: guardate la Fiorentina, che punta a vincere la Conference League. Credo proprio che ci sia l'influenza di Mourinho su tutto ciò".

Da qualche anno hai iniziato un percorso da allenatore, guidando il Livorno e col Prato come tua ultima esperienza
"Ho iniziato a fare un po' di gavetta, quest'anno finirò il corso master che è l'ultimo step dei patentini per allenare. Poi vedremo, non mi precludo nulla. Allenare mi è piaciuto, l'ho fatto tra mille difficoltà. Nell'ultima esperienza a Prato, ad esempio, non c'era un campo di allenamento, non ho potuto giocare al Lungobisenzio. Avevo in programma di tre anni col presidente, poi sono sopraggiunti problemi. Peccato, perché avevo l'obiettivo di ridare senso di appartenenza alla città. Con il bacino d'utenza che ha Prato può fare la Serie B, ma serve programmazione".

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