Amelia riflette: "I giovani talenti crescono se si allenano in prima squadra con continuità"
Marco Amelia, ex portiere di Milan e Genoa tra le altre, ha analizzato a 360 gradi quali siano le controversie e le difficoltà presenti nel movimento calcio italiano. Comprese le polemiche fuoriuscite dalla nomina virtuale di Andrea Pirlo come ct della Nazionale. "Per prima cosa, credo che ai prossimi mondiali sarà molto più semplice partecipare visto che, da quello che si legge, saranno allargati a 64 squadre", ha esordito sulla pagina dedicata sul Corriere dello Sport.
"Ma prima di arrivare ai mondiali del 2030 dobbiamo passare attraverso la Nations League e gli Europei che sono comunque sfide molto, molto impegnative ma che possono diventare opportunità", ha aggiunto il 44enne di Frascati, che ha proseguito con l'evoluzione del calcio azzurro. Fino ad arrivare al passaggio da calciatore ad allenatore, facendo molta esperienza nelle categorie inferiori tra Serie C, Serie D e settori giovanili. Trovando una chiave per il percorso di ciascun giovane talento: "La chance di allenarsi con la prima squadra con continuità, avendo così quel tempo di adattamento ai ritmi, alle velocità e alle competenze che una prima squadra richiede ai giocatori", ha detto Amelia.
Qualcosa che si è perso, secondo l'ex estremo difensore rossonero. Con qualche eccezione però: "Mi vengono in mente i tanti ragazzi che nella Roma di Mourinho hanno avuto modo di far parte della prima squadra, arrivando a esordire o, come nel caso di Pisilli, addirittura a essere oggi un punto fermo della rosa. Tanti altri ragazzi, avendo avuto la possibilità di allenarsi in prima squadra, sono poi riusciti ad adattarsi a quelle che sono le richieste del calcio di alto livello e magari oggi giocano in altri club: sono stati utili alla Roma per rispettare i bilanci attraverso le cessioni (Volpato, Tairovic e altri…)".






