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L'ad del Bayern Monaco è chiaro: "La porta per la Superlega in casa nostra resta chiusa"

L'ad del Bayern Monaco è chiaro: "La porta per la Superlega in casa nostra resta chiusa" TUTTOmercatoWEB
© foto di José Maria Diaz Acosta
Tommaso Bonan
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Tommaso Bonan
giovedì 21 dicembre 2023, 14:10Serie A

Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea - che ha dato ragione alla società A22 Sports, che cura gli interessi della Superlega, pur non dando alcun via libera a una competizione del genere - si stanno susseguendo in questi minuti le reazioni da tutto il mondo. Tra queste, arriva anche la presa di posizione del Bayern Monaco, per voce di Christian Dreesen, amministratore delegato dei bavaresi e vicepresidente dell'ECA: "Abbiamo preso atto della sentenza della Corte di Giustizia Europea. Tuttavia, ciò non cambia l’atteggiamento del FC Bayern e quello dell’ECA secondo cui una competizione del genere rappresenterebbe un attacco all’importanza dei campionati nazionali e alla situazione del calcio europeo. La Bundesliga costituisce la base dell'FC Bayern, così come tutti i campionati nazionali costituiscono la base delle squadre di calcio europee. Pertanto è nostro dovere e nostra profonda convinzione rafforzarli e non indebolirli. Sosteniamo anche le competizioni europee per club sotto l'egida della UEFA. Quindi ancora una volta è molto chiaro: la porta della Superlega in casa FC Bayern resta chiusa”.


Dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha aperto indirettamente alla nascita della Superlega, l'A22 Sports Management ha presentato il suo nuovo progetto calcistico internazionale: si tratta di un torneo da 64 club, divisi in tre leghe (Star, Gold e Blue), con meccanismo di promozione e retrocessione tra le differenti divisioni. Nel primo anno della competizione, inoltre, le squadre partecipanti saranno selezionate in base a un indice con criteri trasparenti e basati sulle loro prestazioni.

La sentenza della Corte di Giustizia UE
"Le regole FIFA e UEFA subordinano alla loro previa approvazione qualsiasi nuovo progetto calcistico interclub, come ad esempio la Super League e il divieto ai club e ai giocatori di giocare in quelle competizioni sono illegali. Non c'è quadro normativo FIFA e UEFA che garantisca che siano trasparenti, oggettive, non discriminatorie e proporzionate. Allo stesso modo, le norme che conferiscono alla FIFA e alla UEFA il controllo esclusivo sullo sfruttamento commerciale dei diritti connessi a tali concorsi sono tali da restringere la concorrenza, data la loro importanza per i media, i consumatori e telespettatori nell’Unione europea.

La Corte rileva che l'organizzazione di competizioni calcistiche interclub e lo sfruttamento dei diritti media sono, evidentemente, attività economiche. Devono quindi rispettare le regole della concorrenza e rispettare le libertà di movimento, anche se l'esercizio economico dello sport presenta alcune specificità caratteristiche, quali l'esistenza di associazioni dotate di determinati poteri di regolamentazione e controllo e il potere di farlo imporre sanzioni. La Corte rileva inoltre che, parallelamente a tali competenze, anche la FIFA e l'UEFA organizzano competizioni calcistiche.

La Corte ritiene poi che, qualora un'impresa in posizione dominante abbia il potere di determinare le condizioni alle quali le imprese potenzialmente concorrenti possono accedere al mercato, tale potere deve, date le rischio di conflitto di interessi che ne deriva, essere sottoposto a criteri idonei ad assicurarne la sussistenza siano trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati. Tuttavia, i poteri della FIFA e della UEFA lo sono non soggetto a tali criteri. La FIFA e la UEFA stanno quindi abusando di una posizione dominante. Inoltre, data la loro natura arbitraria, le loro norme in materia di approvazione, controllo e sanzioni devono essere ritenute valide restrizioni ingiustificate alla libera prestazione dei servizi".

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