L'amaro destino di Buffon. I due cicli con l'Italia chiusi con due enormi fallimenti
“Torno perché ho ancora voglia di sognare e vivere questo sogno insieme ai tifosi italiani”. Con queste parole, Gianluigi Buffon si era presentato nell'agosto 2023 nelle nuove vesti di capo delegazione. Voluto fortemente da Gabriele Gravina, le sue dimissioni sono arrivate il giorno stesse di quelle del presidente della FIGC.
In tre anni, Buffon ha visto alternarsi tre commissari tecnici diversi, almeno sulla carta. Di fatto con Roberto Mancini non ha condiviso nulla, considerando come l'ex ct si dimise 8 giorni dopo. E in un certo senso la scelta di Buffon, arrivata dall'alto, fu una delle gocce che hanno fatto traboccare il vaso.
È stato il collante, in questi anni, tra Federazione, allenatore e squadra. Ha messo a disposizione la sua infinita esperienza e nessuno ha avuto una storia d'amore così lunga con la Nazionale: 24 anni a difenderne i pali e record di presenze.
"Capo delegazione è il ruolo, le responsabilità cadono su di te nel momento in cui il presidente è assente, sono nel mezzo come Ennio Doris gira tutto intorno a me" aveva dichiarato, scherzando, a un evento legato a Gianluca Vialli, suo predecessore. La notte di Zenica è stata un'altra pugnalata, dopo quella terribile di San Siro del 2017 dove perse la possibilità di giocare il suo sesto Mondiale. Quella notte di 9 anni fa chiuse di fatto la sua lunghissima avventura da giocatore (giocherà un'ultima partita a marzo 2018, amichevole contro l'Argentina). Questa in Bosnia chiude nel peggiore dei modi un altro capitolo con l'azzurro. Con la differenza che questa parentesi è stata più breve e più amara.











