La Lazio dice addio al quarto posto: cosa manca per competere davvero per la Champions?
Quarto posto non ti conosco. Nel giro di una settimana, fra l’eliminazione dall’Europa League la sconfitta di ieri sera, la Lazio dice addio alla possibilità di giocare in Champions League la prossima stagione. L’aritmetica, ça va sans dire, non condanna, ma la bandiera bianca è alzata: sette punti di ritardo dalla Juventus - e virtualmente dall’Atalanta - sono troppi per essere recuperati a questo punto della stagione. A meno di un miracolo, che però di solito non è materiale utile per programmare: al massimo si prende quel che arriva.
Con Sarri si può aprire un ciclo. Al netto della gara di ieri, i biancocelesti pagano un andamento non proprio lineare e qualche lacuna nella rosa. Ma nelle ultime giornate i passi in avanti nel senso del gioco, e nello specifico del gioco che vuole Maurizio Sarri, sono abbastanza evidenti. Da questo punto di vista, nonostante qualche attrito - più o meno confermato o smentito a seconda dei casi - in sede di mercato, l’idea di aprire un ciclo con il tecnico toscano oggi non è campata in aria. Certo, bisognerà tornare a parlare di quel rinnovo che veniva sbandierato dietro l’angolo e invece oggi non è argomento d’attualità: tornando al mercato, le divergenze si sono viste e anche in maniera netta. Sarà il caso di appianarle.
A giugno sarà rivoluzione. Più che un rischio, una certezza. Luiz Felipe ha già scelto il suo futuro (al Betis), in scadenza vi sono anche Strakosha, Reina, Radu, Patric, Marusic, Lucas Leiva. Per un motivo o per un altro, potrebbero partire tutti, anche se per esempio col portiere albanese si registra una riapertura. A questi nomi si dovrebbe aggiungere Luis Alberto, che con Sarri ha vissuto un’annata di alti e bassi e tornerà a sentire le sirene spagnole. Da capire il futuro di Acerbi, dopo le diversità di vedute con la tifoseria, e quello di Lazzari, mai davvero inquadrato da e con Sarri. Senza considerare che le big d’Italia e d’Europa torneranno a farsi sentire per un certo Milinkovic-Savic, anche se a oggi non sembra esservi troppa fretta di prendere strade diverse. La prospettiva, in sostanza, è quella di una piccola grande rivoluzione, che stavolta può essere nella direzione indicata da Sarri.
Cosa manca? Diamo per scontato l’arrivo di un portiere, se Strakosha non arriverà. Quasi lo stesso può dirsi di un vice Immobile, tema annoso ma da maneggiare con cura. Per andare incontro alle ambizioni e alle possibilità di Sarri, serve anzitutto un robusto intervento in difesa: un paio di centrali di alto livello, un terzino sinistro. Poi, risolvere la questione regista: Cataldi ha fatto bene, ma la sensazione è che serva - anche - altro. Lì davanti, un altro Zaccagni farebbe comodo: Felipe Anderson e Pedro hanno garantito un buon bottino di reti e assist, lo spagnolo soprattutto ha carisma da vendere e anche ieri poteva essere decisivo. Una ulteriore opzione che a tutto questo aggiunga continuità non farebbe male.






