Lazio, Cataldi: "Sento di avere l'età giusta per diventare un riferimento dentro lo spogliatoio"
Danilo Cataldi, centrocampista della Lazio, parla dal ritiro biancoceleste di Auronzo di Cadore al settimanale Lazio Style Summer, iniziando dal suo nuovo ruolo di titolare dopo tanta gavetta: "È tutto relativo, per me essere titolare non vuol dire giocare tutte le partite ma essere un calciatore importante che può dare una mano dentro e fuori dal campo. Personalmente sento di avere l'età giusta per diventare una persona importante, un riferimento, all'interno dello spogliatoio".
Come fotograferebbe la passata stagione?
"Ne dico una brutta: solitamente collego immagini a cose negative per migliorare, come ad esempio il derby perso nel girone di ritorno. Mi dà la voglia di fare qualcosa in più e di diverso per cambiare, una motivazione in più per non ripetere gli errori fatti e trasformare un evento negativo in positivo. Se devo invece scegliere un momento bello, dico il derby di andata, che abbiamo vinto forse con un'idea tattica diversa del mister. Mi sono piaciute però anche le ultime partite del campionato, dove abbiamo vinto spesso dominando".
Chi è il suo idolo?
"Non ho avuto un riferimento preciso, vedevo, come ora, tantissime partite. Quando ero piccolo, la Lazio era una delle squadre più forti al mondo. Mi piaceva tanto vedere Zidane per la sua eleganza, era bello vederlo giocare. Cito poi Veron: incarnava il momento di quella Lazio, con i numerosi aneddoti che narravano di una squadra con diversi gruppetti fuori ma unita in campo. Juan è stato uno dei più rappresentativi di quegli anni".
Perché ha scelto proprio il numero 32?
"Ormai non lo cambio più. A Crotone presi il 28, senza un motivo in particolare, che mi portò bene. Tornato alla Lazio, questo numero però era occupato. Così il fisioterapista Papola mi suggerì di prendere il 32. C'è tipo una setta con questo numero, lui essendo molto amico di Brocchi, che lo aveva indossato, mi disse di sceglierlo e da lì non l'ho più lasciato. Maglie di compagni e avversari? Non sono un collezionista, ad inizio carriera le scambiavo solo con chi conoscevo, con chi avevo condiviso qualcosa. Non mi andava di disturbare giocatori importanti contro cui avevo giocato, scambiare la maglia per me deve essere un piacere".
Com'è stato andare e tornare da Roma?
"Fu dura lasciare la Lazio, però poi penso che se non avessi fatto queste esperienze poi non sarei cresciuto. A Genova fu difficile, mentre a Benevento fu un'avventura formativa. Partimmo malissimo, ma nella sfortuna di tutto questo incontrai De Zerbi: il mister mi ha cambiato la mentalità. Quindi alla fine fu un'esperienza formativa".
Su chi scommetterebbe tra i compagni attuali?
"Luka Romero: è un ragazzo con la testa sulle spalle, arriverà ad alti livelli. Spero per lui che quest'anno possa giocare tanto. Al di là del calciatore, è un bravo ragazzo, giovane ma grande di testa. Ha già la cultura del lavoro".
Pensa già a un futuro post-calcio?
"Penso che proverò a rimanere nel mondo del calcio perché mi piace, è difficile staccare quando hai dedicato tutta la vita a questo, almeno per me. Ora non ci penso però credo che qualcosa farò".
Riuscite a far gruppo?
"Radu lo sento almeno una volta a settimana. Il Boss fa parte di quelle persone che mi hanno dato tanto, quindi è automatico che si crei questo rapporto".






