Lazio, di nuovo la tassa San Siro: atteggiamento da condannare e zero tiri in porta
Per fortuna che andrà più a Milano per i prossimi mesi, la Lazio. Anche ieri i biancocelesti hanno pagato la solita tassa San Siro, che da quando c’è Sarri in panchina ormai sono costretti a saldare con continuità. Altro che pedaggio al casello, ciò che lascia la Lazio al Meazza sono punti molto pesanti. In una settimana nella corsa Champions ne ha persi 3 contro l’Inter (3-1) e tre contro il Milan (2–0), perdendo così il grande vantaggio che aveva accumulato. La corsa per l’ex Coppe dei Campioni rimane molto aperta, la squadra di Sarri ha ancora dei punti di vantaggio e dunque ha il destino nelle proprie mani. Certo è che se ieri non avesse perso contro il Milan, la prospettiva sarebbe stata ben diversa. Invece la legge San Siro ha colpito ancora: quinta sconfitta nelle ultime cinque partite, con 13 gol subiti e solo 2 fatti, contro l’Inter.
A preoccupare però i tifosi della Lazio non è la sconfitta in sé. Che può accadere in casa del Milan. Ma il modo in cui si è consumata e l’andamento della partita che ha visto la Lazio spettatrice non pagante. Con l’obiettivo Champions a un passo - in caso di vittoria i biancocelesti sarebbero stati quasi sicuri di arrivarci - si aspettavano una voglia e un’intensità diversa. Invece sembrava che la squadra di Sarri non si stesse giocando nulla. Un dato, forse, è il più eclatante: non ha fatto un tiro in porta ieri la Lazio e in campionato non accadeva da novembre 2020.
Per carità le attenuanti per il risultato ci sono - Immobile sottotono, Zaccagni con pochi minuti nelle gambe, Milinkovic lontano parente e senza i due mediani, Cataldi e Vecino - ma i tifosi non vogliono sentire scuse per l’atteggiamento. Da condannare.






