Pato a 360° al Festival di Trento: "Milan? Cardinale mi ha detto che vincerà tutto"
TMWNella città di Trento è in corso il Festival dello Sport, edizione 2026. Intervistato da Eleonora Boi, è tornato a parlare l'ex attaccante della Milan e della nazionale brasiliana, Alexandre Pato. Lo ha fatto all'Auditorium Santa Chiara nel panel "Rossonero per sempre". Ecco di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com.
Segui ancora il Milan?
"Certo".
Quanto è cambiato?
"Tanto, così come tutto il calcio mondiale. Ci sono diversi cambiamenti, ma sono fiducioso sul fatto che tornerà grande. Tre giorni fa ho parlato con Caridnale, ho visto che proverà, proverà e proverà ancora, lui assicura che un giorno vincerà ogni trofeo. Nella testa dei tifosi e anche nella mia non è facile: vogliamo vincere subito. Ma sono sicuro che Cardinale troverà un modo per far tornare il Milan a vincere".
Quando vedi Modric in campo ti viene in mente che potevi giocare ancora?
"Ho detto la stessa cosa a mia moglie Rebecca chiedendole il permesso di tornare a giocare (ride, n.d.r.). Spero che Modric possa rimanere ancora tanto nel Milan per vedere quello che fa a lungo".
In chi ti rivedi oggi, nel Milan?
"Avrei detto Leao, mi dispiace sia andato via, è fortissimo. Speriamo che faccia bene lì. Oggi mi piace tanto Pulisic, ha coraggio di farsi dare palla, puntare, porta sempre gol. Ora è tornato dopo gli infortuni, ha fiducia nel suo corpo, spero possa portare il Milan in alto. L'anno prossimo dobbiamo tornare in Champions".
Chi era il più "bullo" al Milan?
"Con Rino (Gattuso) era dura. C'era un tavolo di soli brasiliani, Gattuso ci diceva: 'Ecco il resto del mondo'. Una volta feci un gesto mettendo con forza una cosa sul tavolo, lui mi prende per i capelli: 'Devi avere rispetto'. Era bellissimo".
Cafu?
"Cafù quando gli altri andavano a casa si fermava in palestra. Infatti oggi gioca come faceva a 20 anni. Maldini è un altro che è stato d'esempio, ma sono tanti. Penso anche a Beckham. A proposito di Beckham, vi dico una cosa".
Prego.
"Lui mi ha dato l'ispirazione anche per quello che ho fatto dopo al calcio. Ho sempre preso lui come ispirazione. Una volta era uscio dallo spogliatoio, andai al suo armadietto, annusai il suo profumo e guardai quale fosse dicendomi: da oggi userò questo profumo. Poi siamo diventati amici".
Alla Juventus ti piaceva Del Piero.
"Lo ammiravo tanto, oggi è un amico. Un giorno ero a Torino e mi misi a cercare dove abitava. Andai a casa sua e gli suonai il campanello: 'Vorrei fare una foto con te'. Poi mi ha portato a mangiare e ha pure pagato lui (ride, n.d.r.). Oggi è sempre uguale, sempre vestito bene: io provo ad imitarlo".
13 settembre 2011: il gol al Barcellona.
"Mi emoziono ancora a vederlo e l'emozione della gente è speciale da percepire, quando vado in giro ancora si ricordano tutti di quel gol. Quando ho segnato ho sentito piombare il silenzio nello stadio e istintivamente avevo pensato: 'Perché non esplodono tutti'.
Sei diventato proprietario del Northampton Town.
"A tutti i milanisti dico: ora potete avere una seconda squadra da tifare. Abbiamo deciso di investire sul calcio dopo 3 anni che studio e faccio corsi per rientrare in questo sport. Ho sempre pensato che avrei voluto essere un proprietario dopo il mio ritiro, non l'allenatore. Un giorno sono sicuro che arriveremo in Champions".
I tuoi genitori hanno avuto coraggio a lasciarti inseguire il tuo sogno.
"Oggi sono papà e penso che non sia stato facile per loro. Hanno tenuto duro. Per esempio: ora sono via da 5 giorni e mi manca tanto mio figlio. È stato un viaggio lungo, li ringrazio per la forza che mii hanno dato. Tutto ciò che ora posso dare loro per restituire qualcosa, lo darò".
Hai avuto un tumore osseo da piccolo, ma un dottore - Paulo Roberto Mussi - ha deciso di operarti gratuitamente.
"La mia famiglia non aveva soldi per fare l'intervento e entro un mese avrei perso il braccio, l'intervento andava fatto subito. Mio papà aveva dei video di me che giocavo a calcio, li fece vedere a un medico spiegando che avevo l sogno di diventare un calciatore. E lui disse: 'Non ti preoccupare, faccio tutto io'. E lo ha fatto. Poi ho giocato anche con il gesso, non volevo più fermarmi. Un giorno passammo davanti a un palazzo e dissi ai miei genitori: 'Un giorno ve lo comprerò'. A 16 anni ho avuto il primo contratto, ho preso i soldi e sono andato lì a comprare un palazzo".
Arrivi al Milan giovanissimo, in spogliatoio ci sono grandi campioni. Come ti sei sentito?
"Quando è arrivata la proposta di andare al Milan c'erano altre squadre, ma decisi di andare dai rossoneri che avevano vinto la Champions, c'erano tanti brasiliani, c'era Ronaldo. E poi volevo giocare nella squadra con cui giocavo alla PlayStation. Un sogno divenuto realtà".
Galliani parlava di calcio bailado. Cosa ha significato giocare in quel Milan?
"Loro mi hanno aiutato tanto. Avevo 18 anni, loro mi tenevano sempre vicino. Andavo a casa di Cafu, Emerson, Kaka, giravo con le loro famiglie. Bello".
Preferivi il modello di Kaka o quello di Ronaldinho e Ronaldo?
"Avevo 18 anni e sempre avevo saputo che andavano rispettati i più vecchi. Al Milan mi arriva Ronaldo e mi dice: 'Devi scegliere, o segui la strada di Ricky (Kakà), o la mia'. E io: 'Decidete voi'".
Ancelotti è stato come un padre per te?
"Sì. Mi è sempre stato vicino, mi seguiva, siamo sempre rimasti in contatto, anche oggi. Il primo giorno mi ha preso per le mani e mi ha portato davanti alla squadra. E tutti mi hanno dato la mano. Un piccolo gesto, ma che significava molto per quello che era il rispetto per me".
Ora Ancelotti guida il Brasile.
"Speriamo bene che possa fare bene in questi quattro anni. Così come spero che andrà bene anche per l'Italia. Dobbiamo essere forti".
Hai avuto il coraggio di chiedere aiuto a uno psicologo. Cosa dici ai giovani visto che magari è un tema stigmatizzato?
"A tutti i giovani e anche ai giocatori dico che le persone devono essere sempre chiare e che devono parlarsi fra di loro e che bisogna trovare il modo di esprimersi, anche trovando una persona da fuori che ti aiuti a farlo. Io ho avuto rapporti con persone per anni, poi magari non ci sono stati più contatti con loro e magari sarebbe bastato parlarsi. Poi ci sono stati gli infortuni, con persone che dicevano da fuori che potevo anche non tornare a giocare più a calcio. Iniziavo a dubitare del mio fisico".
Sei stato anche in Cina: cosa ti è piaciuto di più?
"Quando dovevo andare al PSG, avrei dovuto guadagnare tanti soldi, ma non è andata a buon fine l'operazione. Sono andato in Brasile, poi dopo qualche anno arriva la proposta dalla Cina. Cannavaro mi parlò. E nella bilancia ho pensato ai soldi, pensando: tutti questi soldi non potrei guadagnarli in tutta la ma vita. Mi sono immerso nella cultura locale, ho vissuto due anni bellissimi che metto vicino a quelli del Milan perché mi sono dedicato tanto ai compagni di squadra".
Il periodo in Inghilterra?
"In quel periodo è stato bello, sì, ma non carino per come hanno fatto le cose. In quel periodo non capivo molto di contratti. Mi hanno fatto giocare solo due partite, ma ho fatto un gol, dai!".
Il Villarreal?
"Ero in Brasile e mi chiamano, capendo che mi interessava la cosa mi dissero che avrebbero parlato di me all'allenatore. Dopo due minuti mi chiama Marcelino e mi dice: 'Davvero vuoi venire?'. Dopo soli sei mesi è arrivata la Cina, ma loro mi hanno insegnato tanto dal punto di vista della cura del corpo".
Altre notizie Serie A






