Roma, la rivoluzione estiva e il paradosso Mkhitaryan. La Champions a fare da ago
Nell’anno in cui la quota Champions si abbassa sensibilmente per la Roma sarebbe delittuoso non provare a concorrere per il quarto posto, oggi distante sei punti. Il pessimismo che alleggia intorno Trigoria, però, non è dato tanto dalla distanza dalla Juventus, quanto dalla crisi di gioco che la Roma palesa dal dopo Bodo/Glimt in poi. Quella gara è stata un primo spartiacque perché ha segnato una lista di giocatori sui quali Mourinho ha messo una croce sopra. Da Mayoral a Calafiori, passando per Villar, Reynolds, Darboe e Diawara. Solo quest’ultimi due sono rimasti in giallorosso a gennaio, ma a giugno Pinto proverà nuovamente a sistemarli lontano da Roma. Anche altri calciatori poi da qui a fine anno si giocano la permanenza in giallorosso. Veretout, ad esempio, sembra un lontano parente del giocatore apprezzato a inizio stagione e il GM portoghese potrebbe utilizzarlo come pedina di scambio o per ottenere una plusvalenza da riversare sul mercato. Discorso simile per Carles Perez e Shomurodov, tutt’altro che certi del loro futuro nella Capitale, mentre per El Shaarawy a pesare è lo storico infortuni di questi anni. Chi era vicino alla panchina della Roma col Sassuolo racconta di un Mourinho stufo dei continui problemi muscolari del Faraone e per questo anche su di lui tutte le valutazioni del caso verranno fatte a fine stagione.
Uguale per i contratti di giocatori come Zaniolo, Mancini, Cristante, Ibanez e Mkhitaryan. Per l’armeno, però, la situazione è leggermente differente rispetto agli altri perché è in scadenza il prossimo 30 giugno e sta vivendo un vero e proprio paradosso perché al netto dell’attuale indisponibilità fino alla gara con il Sassuolo era l’uomo in più nello scacchiere di José Mourinho. L’unico in grado di fare il regista nonostante non nasca in quel ruolo e il più precario di tutti i suoi compagni. Si è adattato per aiutare la Roma e la risposta è stata più che positiva, ma nonostante questo il club giallorosso non ha fatto eccezioni. Come per gli altri anche il suo rinnovo verrà trattato prima di giugno e a pesare su un esito positivo della trattativa c’è il monte ingaggi da abbassare e un’età (33 anni) che impongono cautela. Dal canto suo Mkhitaryan nella Capitale sta bene e vorrebbe restare, ma molto dipenderà anche dal feedback di Mourinho e da quale competizione il prossimo anno giocherà la Roma. Senza Champions tutto sarà più difficile.






