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Rossi: "Nel 2006 non ci siamo resi conto che eravamo a fine corsa. Riforme, non proclami"

Rossi: "Nel 2006 non ci siamo resi conto che eravamo a fine corsa. Riforme, non proclami" TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico Gaetano
Paolo Lora Lamia
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Paolo Lora Lamia
Oggi alle 10:38Serie A

"Nel 2006 noi sul tetto del mondo, ma è stato il canto del cigno. Non ci siamo resi conto che eravamo a fine corsa. Servivano riforme strutturali che non abbiamo mai fatto, al di là dei proclami". Ha parlato così Delio Rossi, intervistato dal Corriere dello Sport. Gli azzurri sono per la terza volta fuori dai Mondiali: "Li guardo da allenatore, senza partecipazione emotiva".

Riguardo a quello che ci sarebbe da fare per riformare il calcio italiano, Rossi dice: "Serie A a 18, due gironi di B, partendo dal requisito del bacino d’utenza: piazze come Bari, Foggia, Taranto, Reggio Calabria, Salerno, Pescara, Catania, Messina... in B a prescindere. Malagò ha idee, anche se nessuno le vuole davvero le riforme e... siccome il controllore è eletto da quelli che dovranno essere controllati...".

Riguardo alla questione Nazionale: "Vinciamo con tutte le Under perché siamo bravi nella tattica, ma quando si tratta si saltare il fossato si scopre che tutti gli altri sono più bravi tecnicamente. Un tempo con la Bosnia, facevamo solo le amichevoli e con la Macedonia neanche quelle. I talenti ci sarebbero, manca chi sappia coltivarli. Oltre ai centri federali servirebbero anche tecnici giusti. E vanno scelti quelli adeguati a far crescere futuri professionisti. Una volta c’erano i Vatta e i Corso, ora fa strada chi si può permettere di accontentarsi di certi stipendi. Occorrono dirigenti illuminati e... più uomini di calcio. Anziché i vari Baggio, Del Piero e Maldini ci sono i politici".

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