Suwarso non chiude al sogno scudetto: il Como ha tutto per poterci credere davvero. Senza pressioni
“Vincere è sempre meglio che perdere”. Così Mirwan Suwarso, che aveva provato a dribblare la domanda, risponde sulla possibilità che il Como si inserisca davvero nella corsa allo scudetto. In fin dei conti, il presidente lariano l’ha già ricordato più volte, sulle rive del lago sono finiti in Champions League con tre anni di anticipo rispetto ai programmi. Bruciare i tempi sembra una specialità della casa, per un club che unisce una disponibilità economica oggettivamente senza paragoni alla capacità di programmare.
Il Como ha tutto per crederci davvero
Lo scudetto lo vincono le migliori difese, si dice. Ecco, un primo punto a favore della squadra di Cesc Fabregas, che l’anno scorso ha chiuso con il minor numero di gol subiti in tutto il campionato. Un risultato ottenuto non chiudendosi in difesa, ma cercando di controllare la palla il più a lungo possibile, in perfetta scuola spagnola. Il Como difende attaccando, e questa è una filosofia che diverte. L’estate ha rinforzato la squadra, senza alcuna cessione di alto livello: di tutte si può dare un giudizio, ma il Como è l’unica squadra in Serie A che si è rinforzata in maniera oggettiva. Fabregas ha molte più alternative - basti pensare al ruolo del centravanti, con Kean arrivato nonostante Douvikas, secondo miglior marcatore della scorsa Serie A - e un numero di calciatori capaci di saltare l’uomo che pochi allenatori rivali vantano. Gli ingredienti, sotto diversi aspetti, ci sono tutti. Il che non vuol dire mettere pressione al Como, e questo è un altro vantaggio psicologico.
Meno peso. Ma occhio al doppio impegno
La filosofia di Suwarso - “È presto, intanto godiamoci il momento” - è quella di chi, nonostante tutto, ai piani nobili della classifica si avvicina con la dimensione di una piccola. E quindi con un peso sulla schiena diverso da Juventus o Milan, per esempio: se pure il Como non andasse in Champions League, nessuno parlerebbe di fallimento. È una leggerezza di testa che può finire nelle gambe. Appesantite, in compenso, dal doppio impegno: la Champions League è un sogno, ma è vero che né Cesc né i suoi giocatori sono abituati a scendere in campo ogni tre giorni. Più del valore assoluto della squadra, è forse la principale controindicazione al sogno di chi immagina un Como capace davvero di battagliare per il tricolore.






