Beppe Savoldi, Mister due miliardi. L’estate del 1975 e il colpo che spaccò in 2 il calcio italiano
Ci sono estati che cambiano il corso delle cose, e poi c’è l’estate del 1975.
Un'epoca di austerity, di targhe alterne, di un'Italia che stringe la cinghia e guarda al futuro con il fiato corto, ma nel calcio, il vento soffia in un'altra direzione, direzione Sud.
Beppe Savoldi, a Bologna è un re.
È il prototipo del centravanti moderno: spalle larghe, uno stacco aereo che sfida le leggi della gravità, retaggio di una giovinezza passata a saltare l'asticella dell'atletica leggera, e un senso del gol feroce, quasi geometrico.
Sotto le Due Torri ha segnato valanghe di reti, ha vinto due Coppe Italia e una Coppa di Lega Italo-Inglese.
È l’idolo della Felsinea, l'uomo che trasforma ogni cross in una sentenza, ma il presidente rossoblù Luciano Conti ha i conti in rosso, e il mercato ha fame di colpi di scena.
A trecento chilometri di distanza, all’ombra del Vesuvio, c'è un uomo che non dorme la notte.
È l'ingegner Corrado Ferlaino.
Ha un’ossessione che si chiama Scudetto e una città intera che spinge alle sue spalle, Ferlaino capisce che per spezzare il dominio del Nord serve un gesto folle, un rilancio che nessuno possa minimamente pareggiare.
Il telefono squilla, le cifre ballano, i tavoli delle trattative scottano, quando l’accordo viene siglato, l’Italia calcistica e quella politica subiscono una scossa di terremoto.
I giornali stampano i titoli con l'inchiostro fresco e gli occhi sgranati: due miliardi di lire.
Per l'esattezza, un miliardo e 440 milioni in contanti, più il cartellino del "Gringo" Sergio Clerici e la comproprietà di Rosario Rampanti.
È il primo trasferimento miliardario della storia del calcio mondiale. Beppe Savoldi, da quel preciso istante, smette di essere solo un calciatore, diventa, per sempre, "Mister Due Miliardi".
La notizia esplode come una bomba nel tessuto sociale del Paese.
Come si possono spendere miliardi per un uomo che rincorre un pallone, mentre le fabbriche rischiano la chiusura e i lavoratori protestano?
Il caso tracima dai bar dello sport e arriva dritto in Parlamento, fioccano le interrogazioni parlamentari, gli intellettuali gridano allo scandalo morale, i sindacati si sdegnano.
Napoli, ferita dalla crisi e dalla disoccupazione, si ritrova al centro di un paradosso: la miseria e l’oro, il riscatto sociale che passa per i piedi di un bomber bergamasco.
Ma il San Paolo non sente ragioni di stato, il popolo azzurro risponde all'azzardo di Ferlaino con una dimostrazione d'amore che spaventa il botteghino: oltre 70mila abbonamenti polverizzati.
La gente vuole sognare, vuole vedere quel campione volare sopra le difese avversarie.
E Savoldi? Beppe, un professionista serio, taciturno, cresciuto con l'etica del lavoro, si ritrova addosso un'etichetta pesante come un macigno.
Ogni stop sbagliato vale milioni, ogni gol non fatto è un insulto all'economia nazionale, ma i campioni si vedono nelle tempeste.
Al suo esordio in Coppa Italia contro la Reggiana, fa tre gol. Il San Paolo capitola ai suoi piedi.
Giocherà quattro stagioni in maglia azzurra, segnando 77 reti in 165 partite.
Diventerà il re della Coppa Italia del 1976, segnando una tripletta leggendaria in semifinale alla Fiorentina e trascinando i compagni al trionfo.
Lo scudetto rimarrà un miraggio, un sogno accarezzato e mai afferrato, ma il segno lasciato a Napoli sarà indelebile.Nel 1979 il cerchio si chiuderà con il ritorno a Bologna, ma la storia era ormai scritta.
Quell'estate del 1975 ha spaccato il calcio in un "prima" e in un "dopo", Beppe Savoldi è stato il pioniere di un calcio che diventava industria, lo spartiacque romantico e feroce di un gioco che non sarebbe mai più stato lo stesso.
Giuseppe "Beppe" Savoldi si è spento all'età di 79 anni (il 26 marzo 2026), circondato dall’affetto dei suoi cari nella sua Bergamo, dopo aver affrontato con dignità una lunga malattia. A dare il triste annuncio è stato il figlio Gianluca con un commovente messaggio sui social: «Se ne è andato in un'altra dimensione il nostro grande Beppe. Siamo molto fieri di lui, pur travolti dal dolore».
Con la sua scomparsa si chiude una pagina irripetibile del nostro sport.
Cresciuto nelle giovanili dell'Atalanta, Savoldi era diventato una leggenda a Bologna a suon di gol e trofei, prima di legare il suo nome a uno dei capitoli più famosi del calciomercato mondiale. Nell'estate del 1975, come detto il suo trasferimento al Napoli per la cifra astronomica di due miliardi di lire scosse l'opinione pubblica e la politica, regalandogli per sempre il soprannome di "Mister Due Miliardi".






