Szczesny MVP, Di Maria anonimo: la doppia faccia Mondiale della Juve
Oggi la finale per definire il podio, domani quella per determinare chi alzerà al cielo del Qatar la tanto agognata Coppa del Mondo. Degli undici giocatori della Juventus convocati dalle rispettive nazionali per la competizione iridata sono tre (Paredes, Di Maria e Rabiot) quelli che hanno conquistato l’ultimo atto della manifestazione e l’opportunità di realizzare quello che per tutti è un sogno nel cassetto sin da bambini. Le prime somme però si possono già tirare in casa Juventus sul rendimento dei propri tesserati in Qatar.
L’exploit di Szczesny: MVP bianconero al Mondiale.
Quattro partite, due rigori parati e l’obiettivo degli ottavi di finale raggiunto: non poteva probabilmente augurarsi di meglio per il proprio cammino mondiale Wojciech Szczesny. La sua Polonia s’è scontrata con entrambe le finaliste nelle quattro gare della manifestazione disputate andando in contro dunque al meglio possibile. In una di queste due sfide il calcio di rigore parato a Leo Messi distendendosi sulla sinistra, qualche giorno prima un altro penalty disinnescato (con successiva super parata sulla respinta) ad Al-Dawsari nella vittoria contro l’Arabia Saudita. Non c’è dubbio dunque che la palma del migliore della spedizione in Qatar dei bianconeri spetti a lui.
Un anonimo Di Maria nella competizione che preparava da mesi.
È vero, la sua Argentina ha raggiunto la finale e domani si giocherà il tutto per tutto per portare a casa la terza Coppa del Mondo della sua storia. È altrettanto vero però che la partecipazione al raggiungimento dell’ultimo atto di Angel Di Maria è stata pressoché nulla. Vuoi per una condizione fisica non ottimale, vuoi per le scelte di Scaloni andate in direzione contraria rispetto all’uso del Fideo. Poco più di 200 minuti in campo e un utilizzo andato via via scemando fino ai soli 8 giri d’orologio che l’hanno visto sul rettangolo verde fra ottavi, quarti e semifinale. Nella flotta bianconera può essere considerato la delusione: occhio però, l’ultimo atto di domani, citando un noto chef, può ribaltare il risultato.






