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Carrarese, Abiuso: "Prima la salvezza, poi ci divertiremo. Con Calabro che fa la differenza"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 21:04Serie B
di Claudia Marrone

Carrarese, Abiuso: "Prima la salvezza, poi ci divertiremo. Con Calabro che fa la differenza"

Tra gli elementi di spicco della Carrarese, punto fermo dello scacchiere di Antonio Calabro, c'è sicuramente il capocannoniere della squadra, Fabio Abiuso, che sta vivendo una stagione della consacrazione: numeri importanti quelli del classe 2003, che ha parlato in esclusiva a TuttoMercatoWeb.com, nel periodo di sosta del torneo di Serie B. Una Carrarese nella terra di mezzo, distanza equa da playoff e playout. Obiettivo spareggi promozione realistico? "Il vero obiettivo è quello di salvarsi il prima possibile, poi dopo potremo fare pensieri sui playoff e divertirci. Ma ripeto, solo dopo esserci messi, per così dire, al sicuro. Non so quanto manca per la matematica, ma non vanno fatti calcoli, solo punti, in un campionato strano e tosto dove ci possono essere mille variabili". Effettivamente la classifica attuale non era poi così preventivabile... "Sulla carta le cose si possono leggere in un modo, ma il campo e le annate possono dire tanto di diverse, perché, come detto, ci sono molte variabili in una stagione, della più varia natura. Guardate il Frosinone, lo scorso anno si è salvato in extremis e ora lotta per la A, oppure la Salernitana che nessuno vedeva come retrocessa, o ancora la Sampdoria, che anche questo anno sta faticando più del previsto. Molto spesso si pensa che le squadre debbano lottare obbligatoriamente per certe cose, ma non c'è niente di scontato nel calcio". A proposito di Sampdoria, quanto è stata per te formativa la seconda parte di stagione vissuta a Genova tra tante ed evidente difficoltà? "Alla Samp è stato effettivamente anno duro, sono arrivato non pensando di fare quel campionato sia dal punto di vista personale che di squadra, non era quello l'obiettivo, ma se nel male di come è andata la stagione uno vuole vedere un piccolo lato positivo direi che è stata una delle esperienze che mi ha forgiato e fatto crescere molto caratterialmente. Nel complesso, comunque, è stata anche una bella esperienza, il blasone che porta il nome del club dà comunque emozione". A Carrara, invece, una svolta: a oggi, dieci gol e cinque assist. Annata positiva? "Direi proprio di sì. È iniziata un po' in salita, era un anno in cui dovevo riprendere fiducia in me stesso e anche minutaggio, ma insieme alla società, che mi ha dato un fiducia enorme che non mi aspettavo, insieme al mister e al calore della piazza, tutti i tasselli sono andati nel posto giusto, e alla lunga sono venuto fuori, sono arrivati numeri e prestazioni. E non solo personali, anche collettive. Abbiamo passato momenti complicati, ma i risultati sono poi arrivati". Una personalità come Calabro, che all'esterno dà sempre molto equilibrio, quanto ha inciso? "Calabro fa la differenza. Sa usare bastone e carota, e lo fa con tutti alla stessa maniera, non importa se sei giovane o più esperto, ed è molto bravo a tenerci sulla giusta strada in ogni singolo momento. Anche quando le cose vanno bene, ci dà sì fiducia, ma ci ricorda sempre di tenere la testa bassa e lavorare". Cosa spinge un calciatore giovane come te a firmare un quadriennale con un club, in un calcio che sembra andare sempre più veloce? "Quando mi è arrivata questa proposta, ho parlato con il Direttore Sportivo Pasciuti e con Calabro, e il progetto che avevano per mi è piaciuto, come mi è piaciuto quello che hanno per la squadra. Ho fatto bene a firmare, anche oggi, dopo mesi, lo rifarei, è stata la scelta giusta". Il tuo approdo nei pro, invece, è arrivato con la Pergolettese. Club e dirigenza di cui si parla poco, ma che stanno dimostrando che si può fare calcio anche con risorse non esose. "Della Pergolettese ho ricordo incredibile, e non solo per la stagione, ma anche per le persone che compongono la società, partendo dai magazzinieri fino ad arrivare alla dirigenza, con Gabriele Bolis in primis. Ho un carissimo ricordo anche del presidente Fogliazza, una grandissima persona, davvero. E del club sì, se ne parla poco, ma per un giovane è l'ambiente perfetto per potersi lanciare, è una società di belle persone prima di tutto, e l'aspetto umano conta spesso più del dato tecnico. Bolis poi sa rapportarsi con i giocatori, ed è uno che sa di calcio, studia, si aggiorna, si informa e ha tanti rapporti, quando sei li ti fa stare bene. Auguro alla squadra di salvarsi, ce la potranno fare". Sei uscito dalla giovanili dell'Inter nel momento in cui si stavano facendo largo le U23. Non hai potuto "approfittarne", ma che ne pensi? "Sono un buon trampolino di lancio per tanti ragazzi, perché ti permettono di entrare gradualmente nel calcio dei grandi anche se non si è ancora troppo pronti per categorie importanti. In più si matura in casa del club che ci ha scelti, e non è questa cosa di poco conto. Credo sia una buona soluzione".