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Arezzo, Bucchi: "Il Palermo è tra le più forti della Serie B. Dovremo fare di più"

Arezzo, Bucchi: "Il Palermo è tra le più forti della Serie B. Dovremo fare di più" TUTTOmercatoWEB
Luca Bargellini
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Luca Bargellini
Oggi alle 15:19Serie B
Cristian Bucchi presenta Arezzo-Palermo: il rispetto per i rosanero, il rientro di Cerri, il mercato e l'aneddoto su Filippo Inzaghi

Alla vigilia del debutto casalingo al 'Comunale', valido per la seconda giornata di Serie B contro il Palermo, il tecnico dell'Arezzo Cristian Bucchi ha fatto il punto in conferenza stampa: dal rispetto per la squadra di Filippo Inzaghi, indicata da molti come la favorita per la promozione, al rientro di Cerri, passando per il mercato e un ricordo personale legato proprio al tecnico rosanero.

Come si affronta una squadra come il Palermo, considerata tra le favorite per la Serie A?
"Credo che arrivi una tra le più forti, se non la più forte, anche per conoscenza della categoria: probabilmente è la squadra candidata a vincere. Grande club, allenatore bravissimo che ha già vinto tanti campionati di B, abituato a gestire organici forti e momenti complicati. Una squadra di altissimo livello. Come si affronta? Cercando di fare una prova super: dobbiamo fare tutto più degli altri, perché siamo gli ultimi arrivati e i più piccoli. Dobbiamo lottare di più, correre di più, crederci di più, avere più coraggio, sbagliare meno".

La vittoria di Avellino può essere un punto di partenza per continuare su questa strada?
"Ci ha dato entusiasmo e consapevolezza, ma non deve distrarci da tutto il resto: per me è come se avessimo zero punti. Non dobbiamo stare dietro alle vittorie in termini di punti, ma alle prestazioni in termini di concretezza e solidità. Ci prepariamo per fare una grande prestazione davanti a un pubblico che non vede l'ora di riabbracciare questa categoria dopo 19 anni".

Come sta la squadra, in particolare Cerri dopo i problemi delle scorse settimane?
"Cerri è rientrato ieri con il gruppo e ha lavorato con noi: è a disposizione, ha smaltito ampiamente le sue problematiche. Siamo stati scrupolosi, essendo a inizio stagione, preferendo lavorare sulla prevenzione piuttosto che accelerare inutilmente. Per il resto, sono tutti a disposizione".

Che impressioni ha avuto sul neo arrivato Davide Mancini?
"È un ragazzo relativamente giovane, ha 21 anni, ma nel calcio i 20 anni sono già grandi. Ha delle esperienze, è un giocatore molto applicato che può portarci caratteristiche diverse. Si è messo subito a disposizione, ha lavorato con la squadra fin dall'inizio del ritiro: è convocabile, siamo convinti che possa ritagliarsi il suo spazio".

Che squadra si aspetta dall'Arezzo, considerando l'importanza del ruolo di regista?
"Abbiamo giocatori con caratteristiche diverse, che possono determinare scelte diverse in base al momento della partita. Gennaro è quello che nel nostro modo di giocare rispecchia di più il nostro sviluppo dell'azione, il giocatore più votato al palleggio. Ma spero che siano i calciatori a spostare gli equilibri, non solo l'allenatore: io cerco sempre di dare opzioni di scelta, non schemi rigidi. La libertà dei miei calciatori nelle letture individuali, sia offensive che difensive, per me è una cosa sacra".

Cosa si aspetta dagli ultimi giorni di calciomercato?
"Mi aspetto che arrivi un attaccante, soprattutto a livello numerico: lo scorso anno ci siamo un po' passati, con i nostri attaccanti costretti a macinare molto e senza reali alternative in caso di problemi fisici. Vogliamo costruire una rosa più abbondante: tre attaccanti, cinque esterni, un centrocampista e un difensore in più. Non mi aspetto nomi precisi, ma caratteristiche: ad Arezzo deve arrivare gente con la voglia di lottare e sacrificarsi, che si cali subito nella nostra mentalità".

Il nome di Palomino, accostato all'Arezzo, è una suggestione concreta?
"Devo dire la verità: l'ho sentito oggi per la prima volta, non lo sapevo. Magari sarà un'opzione che ci metterà a disposizione il direttore, ma dall'ultima settimana di mercato preferisco isolarmi un po' da queste voci: pensiamo a concentrarci sulla partita".

Un ricordo legato al suo rapporto con Filippo Inzaghi?
"C'è grande stima reciproca. Pippo è uno di quegli allenatori che si è fatto le ossa vere: prima il settore giovanile del Milan, poi ripartito dalla Serie C a Venezia, dove ha vinto il campionato, fino alle promozioni in Serie B con Pisa e Benevento. Proprio a Benevento è arrivato l'anno successivo al mio, continuando in parte il lavoro di ricostruzione che avevamo iniziato in una squadra reduce da una retrocessione complicata da gestire: è stato bravissimo a portare quel gruppo alla vittoria, con grande merito. È stato il momento in cui le nostre carriere si sono sfiorate, e lo stimo molto perché tutto quello che ha ottenuto se l'è sudato sul campo, senza regali".

Con lo stadio sold out, come stanno vivendo i giocatori questo entusiasmo?
"Lo vivono con la giusta serenità e il giusto piacere: i nostri tifosi ci hanno abituato al sold out, hanno riempito lo stadio in ogni centimetro nel finale della scorsa stagione. È nato un connubio meraviglioso tra squadra, club, città e tifoseria: dobbiamo lavorare tutti perché questa coesione rimanga tale, anzi cresca ancora".

Che partita si aspetta, considerando la qualità di entrambe le rose?
"Mi aspetto una bellissima partita: sono convinto che entrambe le squadre giocheranno ad alti ritmi, senza speculare, provando a vincere. Con tanti giocatori forti in campo, mi aspetto belle giocate individuali, come già visto ad Avellino: chi verrà allo stadio si divertirà".

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