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Arezzo, Bucchi: "Non siamo vittime sacrificali. Vogliamo giocarcela"

Arezzo, Bucchi: "Non siamo vittime sacrificali. Vogliamo giocarcela" TUTTOmercatoWEB
Daniel Uccellieri
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Daniel Uccellieri
Oggi alle 15:50Serie B
Il tecnico dell'Arezzo presenta la sfida con l'Avellino e fissa l'obiettivo stagionale: "Dobbiamo salvarci, senza perdere la nostra identità e la nostra mentalità".

L’Arezzo prosegue la preparazione in vista dell’esordio in Serie BKT, in programma sabato sera al Partenio‑Lombardi contro l’Avellino. Questa mattina la squadra ha sostenuto una seduta a porte chiuse al centro sportivo di Rigutino, articolata in tre fasi: attivazione, torelli e possessi e una lunga parte tattica dedicata ai meccanismi offensivi e alle uscite dal basso. Domani, venerdì 21 agosto, è prevista un’ulteriore seduta a porte chiuse sempre a Rigutino. Dopo pranzo, la squadra partirà in pullman verso l’Irpinia per raggiungere il ritiro pre‑gara.

Al termine della sessione, mister Bucchi ha parlato in conferenza stampa. Queste le sue parole riportate da Arezzo24.net

Mister, sabato inizia la Serie B. Con quali sensazioni arriva l'Arezzo a questo appuntamento e cosa significa per lei ritrovare questa categoria?

"Sono sensazioni molto belle e positive. Stiamo iniziando un percorso che questa città ha già conosciuto e vissuto, ma che manca da tantissimo tempo, da 19 anni. In questi anni credo che la città abbia sofferto, il club abbia investito molto e tutti insieme abbiamo sudato tanto per riconquistare questa categoria. Partiamo con un unico obiettivo: meritare e mantenere quello che abbiamo conquistato".

L'Arezzo è una neopromossa, ma non vuole certo partire con l'idea di essere una vittima sacrificale.

"Sappiamo benissimo che sarà un campionato difficile e che siamo gli ultimi arrivati, ma abbiamo l'umiltà giusta per affrontarlo senza considerarci una squadra già battuta o una vittima sacrificale. Vogliamo giocarcela e siamo pronti a lottare su ogni pallone per tutta la stagione".

Che tipo di Avellino si aspetta al Partenio-Lombardi?

"Mi aspetto una squadra che partirà molto forte. È la prima giornata di campionato, vengono da una partita di Coppa non bellissima e ho sentito anche il loro allenatore chiedere un atteggiamento diverso. Troveremo uno stadio molto caldo e caloroso e dovremo essere pronti a impattare bene la gara, senza farci sorprendere".

Che giudizio dà sull'organico degli irpini?

"Hanno conservato molto della squadra che ha fatto un ottimo campionato nella scorsa stagione e su quell'ossatura hanno inserito giocatori validi e di qualità. È una squadra che sa quello che deve fare. Noi dovremo essere pronti a rispondere colpo su colpo".

Quanto sarà importante adattarsi subito alla Serie B, soprattutto per chi non ha mai giocato questa categoria?

"Chi conosce questa categoria dovrà trasmettere velocemente agli altri cosa significa giocare in Serie B. Troveremo tanti stadi pieni e calorosi. Ad Avellino giocheremo di sera su un sintetico che immagino molto veloce: anche quello richiederà capacità di adattamento".

Quale sarà secondo lei uno degli aspetti determinanti per affrontare al meglio il campionato?

"Quest'anno sarà fondamentale riconoscere i momenti della gara. Dovremo capire velocemente la categoria, la tipologia degli avversari e quando una partita richiederà determinate scelte. È un lavoro che portiamo avanti dall'inizio e sono molto ottimista".

Avellino le riporta alla mente anche qualche ricordo particolare della sua carriera.

"Da calciatore ho fatto una tripletta ad Avellino, ma perdemmo 5-4. Da allenatore, invece, con il Perugia vincemmo 5-0. Sono due ricordi completamente contrastanti. Stavolta spero semplicemente di vedere la squadra delle prime uscite ufficiali: un Arezzo che non perde il proprio spirito e la propria mentalità, che va là a giocarsela senza fare calcoli".

Come arriva fisicamente la squadra alla prima di campionato? E quali sono le condizioni di Pattarello?

"Come squadra credo che siamo a buon punto per quella che può essere una prima giornata. Penso che tutte le squadre arriveranno a pieno regime intorno alla terza o quarta giornata, quando avranno accumulato più partite ufficiali".

Pattarello invece è pronto per essere utilizzato?

"Per Emiliano questa è stata la prima settimana di lavoro al cento per cento con il gruppo. Sta andando verso la condizione migliore. Rispetto agli altri è un po' in ritardo, ma lo sapevamo. Ha lavorato tantissimo e ha fatto di tutto per tornare a disposizione il prima possibile. Sarà utilizzabile, anche se con un limite di minutaggio".

E per quanto riguarda gli altri giocatori ancora non al meglio?

"Sono giocatori che per motivi diversi non hanno potuto lavorare a pieno regime con la squadra fin dal primo giorno. La condizione la troveranno anche giocando".

Gilli ha recuperato?

"Gilli sì, ha recuperato. Fortunatamente era soltanto una botta: è rimasto fermo due giorni e poi è rientrato in gruppo".

Chi può giocare davanti alla difesa?

"Abbiamo diverse opzioni. Iaccarino è leggermente in ritardo di condizione perché praticamente non ha giocato partite, a parte uno spezzone a Cagliari. Poi abbiamo Viviani e Chierico, che hanno caratteristiche differenti".

Come cambiano le caratteristiche della squadra a seconda della scelta?

"Viviani è un riferimento davanti alla difesa, più di posizione, struttura ed equilibrio, con un palleggio più corto. Gennaro può invece rompere maggiormente le linee. Luca è un giocatore un po' a metà strada: nasce più mezzala e riesce a mettere insieme entrambe le fasi. La scelta può dipendere anche dall'avversario e dal tipo di partita che vogliamo fare".

Avrebbe preferito arrivare all'esordio con meno incognite legate al mercato e agli infortuni?

"Prevale nettamente l'entusiasmo. Ho detto ai ragazzi che non vedo l'ora di scendere in campo. Mi sono goduto la Coppa Italia e adesso non vedo l'ora che cominci il campionato. Abbiamo davanti qualcosa di troppo bello per perdere energie su altro".

C'è però il dispiacere per quei giocatori che sono destinati a lasciare Arezzo.

"La situazione degli esuberi dispiace soprattutto dal punto di vista umano. Sono ragazzi che hanno fatto un percorso con noi, con i quali abbiamo condiviso tantissime emozioni. Speriamo che si trovi per tutti una soluzione positiva".

L'Avellino ha dimostrato di poter cambiare sistema di gioco. Come avete preparato questa partita?

"Non è una partita semplice da preparare perché possono fare tante cose diverse. Hanno molti giocatori di qualità soprattutto dalla metà campo in avanti".

Quali sono gli elementi dell'Avellino che teme maggiormente?

"Hanno centrocampisti molto bravi come Sounas, Palumbo, Besaggio, Di Maggio, Faticanti e Palmiero. Hanno giocatori capaci di muoversi tra le linee e quattro attaccanti importanti per la categoria: Favilli, Fila, Pandolfi e Biasci".

Che tipo di partita potrebbe impostare l'Avellino?

"È una squadra che sa giocare in ripartenza, attaccare la profondità, palleggiare e sfruttare l'ampiezza. Per questo dovremo essere sempre dentro la partita e molto concentrati".

Cianci è al centro di alcune voci di mercato. Quanto può condizionarlo questa situazione?

"Sono molto sereno perché so di chi stiamo parlando. Non so cosa succederà a Pietro da qui alla fine del mercato, ma è stato un professionista straordinario dal primo giorno. Nelle ultime tre partite dello scorso campionato aveva dolori incredibili, ma non ha mollato un centimetro. Ha stretto i denti ed è stato una delle anime importanti della nostra squadra".

E durante l'estate ha mantenuto lo stesso atteggiamento?

"Ha lavorato sodo, forse come non faceva da diversi anni. Ha avuto un piccolo acciacco, ma ora si sta allenando. Mentalmente non si lascia condizionare da queste situazioni. Se dovesse giocare, mi aspetto la sua prestazione come ha sempre fatto".

Dopo Avellino arriverà il Palermo: un calendario così impegnativo può rappresentare un problema per una neopromossa?

"No. Non può essere un handicap, ma non deve neanche diventare l'unico stimolo. Nelle prime due partite puoi fare zero punti oppure sei e questo può incidere sulla classifica e sull'entusiasmo, ma non deve deviare il nostro percorso".

Quale atteggiamento servirà per affrontare tutte le 38 giornate?

"Dobbiamo giocare 38 partite allo stesso livello. Statisticamente una o due durante l'anno le sbaglierai: capita a tutti. Ma nelle altre 35 o 36 dobbiamo andare a tamburo battente. Non possiamo sbagliare approccio, tenuta, gestione e mentalità".

Quindi non si farà condizionare troppo dai risultati?

"Non mi esalterò per un risultato positivo e non mi preoccuperò eccessivamente per uno negativo. La prestazione sarà indicativa del nostro percorso. La Serie B è un campionato in cui fino all'ultima giornata puoi trovarti tra playoff e playout. Dobbiamo essere mentalmente pronti a questo".

Quanto complica il lavoro il fatto che il mercato resti aperto anche a campionato iniziato?

"La parte più fastidiosa non è quella tecnica. Alla fine fai delle scelte, alleni i giocatori che hai e qualcuno resta fuori. Il problema è soprattutto umano: vedere ragazzi che un mese e mezzo fa erano sul pullman con te a festeggiare e oggi non riuscire a coinvolgerli è un dispiacere".

Quanto può pesare una situazione del genere se si trascina a lungo?

"Se dura dieci giorni è una cosa circoscritta, se dura sessanta diventa più pesante. La società deve fare le proprie scelte, io devo fare le mie e i calciatori devono essere intelligenti nel comprenderle".

Cosa manca ancora all'Arezzo sul mercato?

"Il direttore ha già fatto diversi colpi e non è un mercato semplice, soprattutto per una neopromossa. Sono molto contento della squadra che ho a disposizione. È un organico che mi piace molto".

Quindi non c'è un ruolo specifico che sente di dover rinforzare a tutti i costi?

"Le valutazioni dipenderanno principalmente da chi uscirà. Non siamo nella situazione in cui diciamo: ci manca assolutamente quel giocatore. Probabilmente chi uscirà verrà sostituito. La priorità è anche trovare una sistemazione adeguata ai ragazzi che hanno condiviso con noi questo percorso e che sono giocatori di valore".

Dopo la promozione, qual è l'obiettivo dell'Arezzo per questa nuova stagione?

"Quest'anno c'è un unico obiettivo: meritare e mantenere quello che abbiamo conquistato".

Ha parlato di mentalità. Qual è il messaggio che vuole trasmettere alla squadra?

"Io mi sono messo l'elmetto dal 5 luglio e quell'elmetto voglio vederlo in testa a tutti i miei calciatori. Non accetto rilassatezza e leggerezza. Accetto il sorriso fino alla linea del campo, poi quando si entra dobbiamo difendere quello che abbiamo conquistato. Ma dobbiamo difenderlo attaccando".

Quanto può aiutare l'ambiente nel percorso dell'Arezzo?

"Abbiamo un club serio e solido, una città entusiasta, un pubblico caldo, giocatori esperti che possono fare da guida e tanti giovani di qualità. E poi ci sono ragazzi che hanno sofferto perché non avevano mai avuto un'occasione in questa categoria o non erano riusciti a sfruttarla. Devono dimostrare che questo è il posto giusto e il momento giusto".

Il salto dalla Serie C alla B richiederà anche tanto coraggio?

"Assolutamente. Lo scorso anno il coraggio è stato dire dal primo giorno che volevamo vincere, mentre molti preferivano nascondersi. Ci siamo caricati quella responsabilità sulle spalle".

E quale sarà invece il coraggio necessario in Serie B?

"Il coraggio sarà dire con chiarezza che dobbiamo salvarci e lavorare ogni giorno per farlo. Dovremo armarci di una grandissima forza mentale perché non possiamo permetterci di essere fragili o deboli, nemmeno dopo una sconfitta. Anche questo, secondo me, significa avere coraggio".

Con quale spirito bisognerà affrontare le difficoltà che arriveranno durante la stagione?

"Sappiamo che durante l'anno arriveranno delle onde. Noi dovremo riuscire a tenere la barca come se il mare fosse sempre piatto. Non sarà facile, ma dovrà essere anche questo il nostro allenamento".

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