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Il dato è tratto - Salerno si affida alla cabala: cambiare allenatore porta spesso in B

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Matteo Ferri
per Tuttoc.com
Oggi alle 00:00Il Punto
autore Matteo Ferri
03.11.2026 00:00Il Punto

Vito Di Bari ha esordito con un pareggio in extremis sulla panchina della Salernitana. L’ex tecnico del Casarano è l’undicesimo allenatore ad avvicendarsi alla guida dei granata da quando Danilo Iervolino è diventato il proprietario del club campano. Il bilancio di questa bulimia da esonero è tutt’altro che lusinghiero: una salvezza in Serie A nella stagione 2022-23 (arrivata dopo l’esonero di Davide Nicola e l’arrivo di Paulo Sousa), due retrocessioni consecutive nonostante i sette allenatori avvicendati nel biennio 2023-25 e una semifinale playoff in Serie C nella passata stagione. Da un punto di vista sportivo è innegabile che la gestione Iervolino sia stata, fin qui, fallimentare. Sul piano statistico, però, proviamo ad accendere un piccolo spiraglio di luce per i tifosi della bersagliera, ricordando la tradizione ormai più che decennale delle promozioni in Serie B conquistate da allenatori subentrati in corso d’opera.

Nelle ultime due stagioni il girone C è stato vinto da squadre che hanno iniziato con un tecnico e finito con un altro. Nella scorsa stagione toccò al Benevento, che silurò Gaetano Auteri nonostante il terzo posto a due punti dalla vetta e la netta vittoria a Foggia, per affidarsi all’esordiente Antonio Floro Flores, promosso dalla Primavera. Situazione analoga a quella vissuta dall’Avellino nella stagione precedente, con il rampante Raffaele Biancolino capace di trasformarsi da tecnico ad interim, dopo l’esonero di Michele Pazienza, in straordinario condottiero biancoverde. Imprese simili si erano già verificate altre tre volte dal 2014 a oggi. Nella stagione 2020-21 il nuovo Como targato Robert Hartono congedò Marco Banchini per affidare la panchina al vice Giacomo Gattuso e porre il primo mattone nella recente storia dei trionfi lariani. Nel 2017-18, invece, furono ben due le vincitrici con le panchine girevoli: nel girone A il Livorno iniziò con Andrea Sottil, sostituito per sole quattro giornate da Luciano Foschi, prima del ritorno dello stesso Sottil alla vigilia dell’infuocato derby col Pisa; nel girone C il Lecce dovette fare i conti con le dimissioni di Roberto Rizzo dopo tre giornate, ma la scelta di affidarsi a Fabio Liverani si rivelò vincente.

C’è poi una lunga storia che lega i vincitori dei playoff di Serie C ai cambi di allenatore. Negli ultimi dodici anni è successo sette volte su dodici edizioni, più spesso di quanto sia accaduto il contrario. La serie parte dal Como, che nel 2015 vinse con Carlo Sabatini, subentrato a Giovanni Colella, e arriva fino all’ultimo caso, datato 2024, con protagonista Antonio Calabro, successore di Alessandro Dal Canto alla Carrarese. Anche nelle tre edizioni precedenti a vincere furono squadre che avevano cambiato allenatore: il Lecco, passato da Alessio Tacchinardi a Luciano Foschi, il Palermo (da Giacomo Filippi a Silvio Baldini) e l’Alessandria, che iniziò il campionato con Angelo Gregucci e salì in B con Moreno Longo. Senza dimenticare il Parma, che nella stagione 2016-17 diede il benservito all’ex bandiera Luigi Apolloni per affidarsi a Roberto D’Aversa e vincere i playoff, e il Cosenza, che nel 2017-18 sostituì Gaetano Fontana dopo poche giornate e, con Piero Braglia, si rese protagonista della vittoria più inattesa nella storia dei playoff di Serie C.

E in Serie A? L’ultimo allenatore a riuscire nell’impresa fu Giovanni Invernizzi, che nella stagione 1970-71 prese il posto di Heriberto Herrera dopo cinque giornate e portò l’Inter all’undicesimo scudetto con tre giornate d’anticipo. Insomma, cambiare e poi vincere non è così utopistico e a Salerno, dopo aver cambiato a ripetizione senza (quasi) mai centrare l'obiettivo, ci si affida alla legge dei grandi numeri per provare ad invertire il trend interno e riallinearlo a quello della Serie C. 

per Tuttoc.com

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