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L’indignazione un tanto al chilo: l'assurdo caso del telecronista sospeso per un lapsusTUTTOmercatoWEB.com
lunedì 5 dicembre 2022, 00:00Il Punto
di Ivan Cardia
per Tuttoc.com

L’indignazione un tanto al chilo: l'assurdo caso del telecronista sospeso per un lapsus

Non conosco il collega Stefano Carta: non ho motivi per averlo in simpatia o in antipatia. Non so quali siano le sue idee politiche e non so, ma credo di no, neanche se tra queste ve ne possa essere qualcuna di stampo xenofobo. Fatta questa premessa, quello che è accaduto in questi giorni, il principale argomento di discussione in settimana per quanto riguarda la Serie C, ha dell'incredibile.

La vicenda è ormai nota, ma la riassumiamo brevemente: durante Trento-Vicenza, turno infrasettimanale, il giornalista Stefano Carta ha erroneamente chiamato Freddi Greco, giovane centrocampista biancorosso, con un altro cognome. Sfortuna ha voluto che il termine prescelto - cognome peraltro abbastanza diffuso in Italia - coincidesse con la N word e che il ragazzo, cresciuto nelle giovanili della Roma, dal sicuro avvenire e dalla grande intelligenza (ci torniamo) non avesse propriamente tratti caucasici. Immediato il tam-tam social: c'è chi ha sorriso e chi si è scandalizzato. L'episodio è stato, in effetti, tutt'altro che piacevole. Chi ha seguito la gara in diretta, però, non ha avuto il benché minimo dubbio che si trattasse di un caso di razzismo. Era talmente evidente che si trattasse di un lapsus, peraltro immediatamente riconosciuto dal telecronista. Che, in conseguenza di quest'azione, è stato sospeso da Eleven Sports, con un comunicato abbastanza lungo diffuso sul sito ufficiale del Vicenza.

Il più intelligente? Greco. Lo sbaglio, siamo oggettivi, c'è stato. Ma quanto si deve pagare? Prima di arrivare ad altre conclusioni, c'è il post su Instagram dello stesso Greco, sorridente a fianco del collega Carta. Ha chiarito il suo "perdono" e ha ricordato che tutti possono sbagliare. Capita ai calciatori, capita a chiunque lavori, in qualsiasi settore. Era il primo a potersi offendere, l'unico davvero qualificato a farlo - anche senza razzismo, il cognome storpiato è suo: fosse anche solo questione di amor proprio - e invece l'ha gestita benissimo, con maturità ben superiore ai suoi 21 anni d'età. Non si può dire altrettanto di tutti gli altri, a partire da Eleven.

L'indignazione social un tanto al chilo. Posto che qualsiasi azienda è libera di fare quello che vuole, la sospensione, comunicata in quei termini, ha soltanto un risultato: sbandierare sulla pubblica piazza il fatto, scaricare la responsabilità su Carta. Che, ripetiamo, l'errore l'ha commesso e, magari nel silenzio dei suoi rapporti lavorativi, che non sono fatti nostri, avrebbe pure potuto pagarne il prezzo. Da qui a improbabili tribunali morali, però, ce ne passa. Il caso, per esempio, è arrivato addirittura alla politica. Tra i più scandalizzati, esponenti di partiti politici riconducibili all'attuale maggioranza di governo. Meglio sorvolare. Sui social, di tutto e di più: chi ha seguito la partita (o guardato un video che andasse oltre i cinque secondi di quella punizione) ha difeso il malcapitato. Perché, ripeto, messa nel contesto a tutto ha fatto pensare, ma non al razzismo. Chi non l'ha seguita o ha visto soltanto quegli istanti, è partito con filippiche francamente improbabili. Pochi giorni fa, durante i Mondiali, un telecronista più noto al grande pubblico come Alberto Rimedio è incappato in un lapsus abbastanza simile, anche in quel caso evidentemente slegato da qualsiasi preconcetto razzista. Si è scusato e giustamente ha potuto continuare a fare il suo lavoro. In nome di che cosa non potrebbe farlo il collega - che, ripeto, non conosco e non ho motivi di difendere - Carta?