Guidonia, Lucchesi: "Servono regole forti a livello federale per impedire certe situazioni"
Ascolta il podcast
tmwradio /
00:00
/
00:00
L’esperto dirigente Fabrizio Lucchesi, attualmente direttore generale del Guidonia Montecelio, è interventuonel corso della trasmissione A tutta C in onda su TMW Radio e Il61 per parlare innanzitutto della situazione della Serie C alle prese con una nuova penalizzazione, -7 al Trapani, e con il presidente Marani al lavoro per inasprire ulteriormente le regole per l’iscrizione: “Il problema è di sistema. La Serie C è l’ultimo anello di una catena che funziona male e che scarica le ferite sulle piazze più fragili e appassionate. Il presidente Marani sta provando a inasprire le regole per l’accesso al campionato. Mi ha colpito sentirlo fare un appello diretto in assemblea: “Chi non può finire la stagione non deve iniziare”. In quel silenzio riflessivo si è percepita la forza di un presidente che parla con coraggio davanti ai suoi elettori. Rappresenta l’unità di tutta la Lega, quindi bisogna cambiare. Sono d’accordo: pensare di risolvere i mali del calcio italiano discutendo solo dei tre-quattro casi attuali in Lega Pro è ridicolo. Il sistema non regge 100 squadre professioniste. Il calcio italiano ha 5 miliardi di debiti complessivi: un sistema così indebitato non può stare in piedi. Va rivisto tutto. Le società sono imprese private, non possiamo sindacare se un presidente smette di investire, ma servono regole federali forti per impedire l’accesso a chi non ha la capacità di concludere la stagione. Le norme per il 2026/27 saranno un primo passo, ma la revisione deve essere generale".
La Serie C è uno snodo delicatissimo: costa tanto, è l’ultimo campionato professionistico senza aiuti economici. Grazie alla governance, alla visibilità Sky e ad altre iniziative c’è una crescita, ma non si potrebbe ridistribuire diversamente il patrimonio calcistico?
"La visibilità su Sky è stata un colpo di genio: ha portato vantaggi enormi, valorizzando un mondo che prima aveva poca esposizione. Oggi il prodotto Serie C è su una piattaforma nazionale e internazionale, i ricavi da sponsorizzazioni sono aumentati perché le aziende hanno visibilità vera. Il problema resta di sistema. La mission della Lega è lavorare sui giovani, far crescere i futuri calciatori per le nazionali e le categorie superiori. Ma questa base deve sopravvivere. Una squadra di Serie A “normale” deve rimettere 1-3 milioni l’anno solo per esistere. Figuriamoci in Serie C: perché un imprenditore dovrebbe perdere 2-3 milioni all’anno? Il mondo sta cambiando, le grandi famiglie nazionali mollano le squadre di A perché non ce la fanno. Va resa sostenibile: diminuire il numero di squadre, aumentare i ricavi. A dirlo è facile, lo sentiamo da 45 anni, ma oggi vedo una determinazione forte in Lega come non mai. Mi ha sorpreso in positivo".
Hai toccato i giovani. Due temi nazionali: le seconde squadre (per ora tre, una per girone; il Milan è retrocesso in D, ma altre vorrebbero entrare). Dividono le tifoserie di Serie C, c’è una tassa d’accesso alta. Qual è il tuo giudizio? È la sfida di Zola e Marani: creare un palcoscenico per i giovani, possibilmente italiani.
"Sui giovani italiani sono d’accordo al 100%. La riforma Zola, voluta da Marani con la FIGC e l’esperienza di questo campione, dà un indirizzo giusto: non è la panacea, ma punta a valorizzare i vivai. Il calciatore esce dal settore giovanile non pronto per i grandi palcoscenici, ha bisogno di formazione. La Lega Pro si colloca lì. Serve tempo, strutture, pazienza. L’indirizzo deve andare sempre più verso il merito: deve giocare il più bravo, non chi ha più giovani per fatturato o per “quota”. Il problema delle seconde squadre è che per qualcuno sono un problema, per altri un’opportunità. Io ho colto l’opportunità: le prime seconde squadre dei grandi club hanno portato ricchezza e sostegno. Però ho riserve nel lungo termine sull’utilità per il sistema. Il ragazzo under 23 della Juventus: lo valorizza di più in Serie C o con un prestito in una realtà adatta? Su questo ho dubbi tecnici. Oggi portano vantaggi, non svantaggi".
Personalmente credo che le seconde squadre dovrebbero dare priorità ai giovani italiani per allargare il bacino dei talenti, anche per i CT che hanno pochi giocatori su cui lavorare. Altrimenti diventano un palcoscenico di mercato per stranieri.
"Condivido. Dobbiamo rimettere al centro formazione e merito. Se non formiamo i nostri giovani e non mettiamo il merito al centro, tutto cade. Ricordo uno sfogo di Spalletti: “Devo fare la Nazionale con 175 giocatori”. Facciamo i conti: 20 squadre, 30 tesserati ciascuna, 600 giocatori. Due nazionali per ruolo, 10-12 per ruolo… Come fai a esprimere qualità mondiale? In Guidonia, in un paese di 95.000 abitanti, ho più di 175 giocatori da scegliere a gennaio. Scherzi a parte: i giocatori sono pochi e di qualità scarsa se non li formi bene. Per aiutare i giovani servono investimenti in strutture e allenatori formativi. Più che quote per far giocare under, serve spingere le società virtuose. Dove li alleni? Con chi? Prima c’erano meno distrazioni, più confronto coi coetanei. Oggi è un discorso sociale e governativo: sgravi fiscali, opportunità per investire. Ci vogliono anni, ma se non si inizia non si arriva mai. Sono soldi spesi bene".
Raccontaci del mondo Guidonia
"Nasce da un progetto ambizioso: diventare la terza squadra di Roma. Ho avuto la fortuna di trovare una proprietà forte col dottor Mauro Fusano del gruppo Maury's, che ha creduto nel progetto, finanziato uno stadio nuovo (ancora in completamento) e portato il club in Serie C. Siamo nella cintura metropolitana di Roma. L’obiettivo è crescere gradualmente: infrastrutture prima, poi settore giovanile, per diventare una realtà solida senza ambizioni folli, ma vera in una città da 95.000 abitanti".
Prossima sfida: trasferta a Pineto. Obiettivo calcistico per quest’anno?
"Abbiamo già 27 punti. L’obiettivo è arrivare velocemente a 34-38, la nuova soglia di salvezza, poi divertirci nel ritorno. La mission è consolidare la categoria, lavorare già per giugno prossimo per migliorarci. Ogni anno proviamo a fare un passo avanti, con solidità. La proprietà è solida e può crescere gradualmente, se facciamo le cose per bene".
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano






