Leccese ai De Laurentiis: "Il Bari non è un asset. Piano serio o trovatevi un nuovo stadio"
Acque agitate in casa Bari dopo la retrocessione in Serie C maturata ai play out in questa stagione. Il sindaco Vito Leccese, dopo aver chiesto un incontro urgente con il presidente e il patron, è tornato a scrivere una lettera alla famiglia De Laurentiis, proprietaria del club, per chiedere subito un progetto volto alla vendita della squadra dato che entro il 2028 comunque dovrà avvenire il passaggio di proprietà viste le norme federali che impediscono le multiproprietà. Una lettera dai torni duri e perentori, dove torna d'attualità anche il tema dello Stadio San Nicola, con la procedura per l'assegnazione fino al 2028, che è fondamentale per l'iscrizione alla prossima Serie C. Di seguito la missiva del sindaco di Bari inviata alla società:
"Presidente,
mi spiace molto trovare, nei toni e nei modi della Sua risposta, conferma di ciò che molti sospettavano, ossia la Sua totale estraneità rispetto alla città e la Sua completa indisponibilità a un confronto con la stessa amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto sportivo. Questo, mi consenta, è inaccettabile. Come Lei sa bene, non Le scrivo da tifoso deluso per una retrocessione, ma nella mia duplice veste di rappresentante della comunità e di responsabile di uno degli impianti sportivi più importanti d’ltalia. La SSC Bari, come noto, è l’unica partecipante a una procedura che assegnerà Io stadio San Nicola per i prossimi 5 anni.
Eppure, dal 2028, questa proprietà non potrà più gestire la squadra di calcio. Perché le norme federali, e non il Sindaco di Bari, impongono l’alienazione di questo “asset”, come, non a caso, Lei Io definisce. Ciò che Lei etichetta come “inusuale”, ossia il mio invito alla vendita, non è frutto di una valutazione personale. È la semplice traduzione delle regole. Non è dunque inusuale che io mi interessi alla vendita del Bari. È inusuale, piuttosto, che non se ne interessi Lei.
Lei ha chiesto la disponibilità dello stadio San Nicola per iscrivere il Bari al campionato di Serie C. Ma sarebbe disonesto da parte mia ignorare il contesto in cui questa richiesta arriva: una società retrocessa, un proprietario che non ha considerato per tanto tempo i sentimenti di una intera tifoseria (come in quei lunghissimi quaranta giorni dopo I’11 giugno 2023) e un gruppo che pubblicamente, parole di Suo padre, considera il Bari una “seconda squadra”. Quelle parole non Ie ho dimenticate. E non le hanno dimenticate i baresi e chiedo, dunque, un piano industriale serio, che guardi almeno all’orizzonte quinquennale della concessione e che risponda a una domanda precisa: cosa intende fare della SSC Bari dopo il 30 giugno 2028? Se non ha una risposta, o non vuole darla, allora è giusto che questa città Io sappia adesso, non quando sarà troppo tardi.
Aggiungo, per chiarezza, che la normativa vigente non obbliga il Bari a indicare necessariamente il San Nicola come campo ospitante. Ci sono altri impianti in Puglia. Le suggerisco, considerata anche la procedura in corso, di valutare soluzioni alternative per non rischiare l’iscrizione al campionato. Non sarei disposto ad assumermi responsabilità che non mi appartengono. Quello che mi appartiene, invece, è la responsabilità verso questa città. Verso le migliaia di tifosi che per otto anni hanno creduto in un progetto. Verso le famiglie che devono spiegare ai propri figli perché la squadra della loro vita, dopo otto anni, sia ancora in Serie C. Concludo rammentandoLe che, laddove il risultato della procedura di concessione dello stadio dovesse concludersi con l’affidamento in favore della Sua società, sarà importante più per Lei che per l’Amministrazione, che il rapporto sia ricondotto sui giusti canoni di responsabilità e correttezza, sportiva e non. Il Bari non è un asset. È Bari. È la nostra città".
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