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Desenzano per la prima volta in C, il tecnico Gaburro: "Vorrei portare avanti questo progetto"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 18:49Serie C
di Daniel Uccellieri

Desenzano per la prima volta in C, il tecnico Gaburro: "Vorrei portare avanti questo progetto"

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Prima storica promozione per il Desenzano, compagine bresciana che ha vinto il suo girone D con 77 punti. Nel corso dell'appuntamento pomeridiano di A Tutta C, programma in onda dal lunedì al venerdì sulle frequenze di TMW Radio e su Il 61, è intervenuto il tecnico del Desenzano, Marco Gaburro Mister, intanto complimenti, sono d'obbligo per la grande stagione fatta. Riavvolgendo il nastro: che annata è stata per il Desenzano? "Sicuramente una stagione difficile. Negli ultimi anni il Desenzano ha sempre costruito squadre con l’obiettivo di salire. L'anno scorso, al mio primo anno qui, avevamo forse il ruolo di favoriti in un campionato che ci giocavamo con Palazzolo e Ospitaletto; siamo arrivati terzi pur facendo un buon percorso. Quest'anno siamo ripartiti con l’idea di dare continuità, ma quando sono usciti i gironi la società si è un po' spaventata: il girone D era un raggruppamento dove non potevi sentirti la favorita assoluta. C'erano piazze storiche come Pistoiese e Piacenza, c'era la Pro Sesto e un Lentigione che ha fatto un campionato sopra le righe. Sapevo che non sarebbe stato uno di quei campionati che chiudi a marzo; non siamo partiti benissimo, ma siamo stati bravi a riprenderci in fretta. Abbiamo chiuso l'andata a due punti di media a partita e poi abbiamo fatto un ritorno strepitoso. Nel momento di massima difficoltà, tra gennaio e marzo, quando gli infortuni ci hanno colpito duramente, è uscito il carattere del gruppo: non abbiamo mai perso. Ce la siamo giocata in una volata a tre con Lentigione e Pistoiese e, onestamente, fino alle ultime battute non ero certo della vittoria. Siamo stati più bravi degli altri a gestire i piccoli dettagli, e quelli hanno spostato il risultato finale." Ci racconta il "mondo Desenzano"? Tra qualche mese lo vedremo in Serie C, ma che realtà è e che proprietà c'è dietro? "È una realtà atipica. Il sodalizio è nato solo sette anni fa; Desenzano è un polo turistico importante ma non ha una grande tradizione calcistica storica. Il Presidente Marai, coinvolto da alcuni dirigenti, ha voluto fare calcio sul territorio partendo quasi dal nulla. Costruire qualcosa che arrivi al professionismo richiede molti step e la società è stata brava: inizialmente puntavano molto sul parco giocatori, poi hanno capito che bisognava costruire tutto il resto. Oggi il Desenzano è forse l'unica realtà di Serie D a offrire l'ingresso gratuito allo stadio: siamo passati dai 200 spettatori di tre anni fa ai 1.500 della gara con la Pistoiese. C'è un centro sportivo con due campi sintetici che diventeranno tre, un bar, un ristorante, la palestra... c'è l'idea di fare calcio in modo serio. Forse due anni fa eravamo meno pronti sotto certi aspetti, ma oggi il salto in Serie C arriva nel momento giusto." Questa è la sua quinta promozione in carriera. Il prossimo anno sarà ancora sulla panchina del Desenzano? E quanto va ritoccata una squadra che passa dai dilettanti ai professionisti? "Io ho un accordo pre-contrattuale che prevede la mia permanenza, ma nei prossimi giorni ci siederemo con la società per capire se le ambizioni reciproche combaciano. C'è grande apertura da entrambe le parti; sento di aver messo molto di mio in questo progetto e mi piacerebbe portarlo avanti. Sulle conferme dei giocatori, il discorso è delicato. Una società che sale deve prima capire 'cosa vuole essere' in Serie C. In D c'è un solo modo di giocare: per vincere. In C è più complesso; devi decidere budget, età media e obiettivi. Abbiamo una squadra forte, con giocatori che hanno uno storico importante anche tra i Pro, ma non bisogna commettere l'errore di innamorarsi del gruppo a prescindere. Il modo di giocare che ti fa vincere la D non sempre funziona in C. Bisogna avere le idee chiare su chi si vuole diventare nel medio periodo." Qual è l'ambizione a lungo termine della proprietà? "Non ne abbiamo parlato esplicitamente in termini di categorie, ma posso dirvi il mio sentore: la forza economica della realtà è solida. Il Presidente non ha fatto questi sforzi per fare la comparsa in Serie C. Detto questo, non basta avere risorse per impattare bene nella nuova categoria; bisogna essere lungimiranti. Non correremo il rischio di fare il passo più lungo della gamba, anche perché non abbiamo pressioni ambientali soffocanti. Dobbiamo avere l'umiltà di consolidarci: che tu sia una nobile decaduta o una realtà emergente, il primo anno in C serve a mettere le radici." Un’ultima domanda sulla Serie C attuale: come vede la corsa playoff per la Serie B? "Pronosticare i playoff è un terno al lotto. La formula è particolare e, secondo me, rivedibile nelle tempistiche, perché chi arriva in fondo dopo aver fatto bene in campionato spesso deve stare fermo troppo tempo. Spesso le squadre che si preparano mentalmente ai playoff con anticipo sono avvantaggiate rispetto a chi perde il campionato in volata e arriva con meno energie nervose. Negli ultimi dieci anni solo la metà delle volte ha vinto una seconda classificata, a dimostrazione che arrivare dietro la prima non garantisce affatto la promozione."