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Cittadella, Marchetti: "Musso determinante. Abbiamo ritrovato l'anima del club"TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico Serra
Oggi alle 14:34Serie C
di Luca Bargellini

Cittadella, Marchetti: "Musso determinante. Abbiamo ritrovato l'anima del club"

Stefano Marchetti racconta la ripartenza del Cittadella: "Scelte difficili, ma giuste. Musso ha riportato entusiasmo e il nostro DNA"
Dopo la retrocessione dalla Serie B, il Cittadella ha scelto di voltare pagina in maniera profonda, tra addii importanti e nuovi innesti. Una rivoluzione necessaria per ritrovare entusiasmo, identità e quella combattività che per anni ha rappresentato il marchio di fabbrica del club veneto. A fare il punto sulla nuova stagione è il direttore generale Stefano Marchetti, che ai canali ufficiali del Cittadella ha parlato delle scelte compiute in estate, del lavoro del nuovo allenatore Roberto Musso, dei giovani cresciuti nel settore giovanile e del nuovo stadio. Senza dimenticare il desiderio di riportare il pubblico sugli spalti. È stata un'estate dalle scelte difficili e radicali, forse anche controcorrente. Sono andati via giocatori che avevano fatto un percorso importante, mentre ne sono arrivati altri che stanno facendo molto bene. Si aspettava un inizio così? "Ci speravo, sicuramente. È stata, come hai detto te, un'estate difficile, perché fare certe scelte non è semplice, soprattutto per chi magari vive il calcio come lo viviamo qua, a Cittadella. Però il mio lavoro è anche decidere, quindi ho cercato di ricreare una situazione di ripartenza, di entusiasmo nuovo. Magari, se qualche giocatore era qui da qualche anno, aveva bisogno di stimoli nuovi. Quindi credo che sia stata fatta la scelta giusta. Poi sono arrivati giocatori, secondo me, interessanti. Il gruppo sta crescendo. L'allenatore sta facendo delle cose importanti. Anche lui è nuovo, è un vecchio nuovo, perché è qui da tanti anni, ha esperienza, però come allenatore in prima ha iniziato da poco. Ma io non ho mai avuto un dubbio, quindi non so se sono scelte controcorrente. Per me sembrano scelte naturali, giuste e quando la penso così, le faccio". Sbaglio se dico che il miglior acquisto è stato Roberto Musso? "Io me lo auguro. Devo dire la verità, lo vedo entusiasta, lo vedo positivo, ha idee. È tornato lo spirito dei vecchi tempi. Dovevamo ritrovare l'anima che avevamo un po' perso, che può essere anche quasi naturale dopo una retrocessione, dopo tanti anni. È fisiologico. Però riuscire a ritrovare quello spirito lì era fondamentale, era quello che volevo e devo dire che Musso è un elemento che è stato determinante per ritrovare quell'anima del Cittadella, perché lui ce l'ha". Nella conferenza di presentazione di Musso ha usato spesso il verbo "ripartire", proprio dal DNA del Cittadella. Cosa le è piaciuto particolarmente e dove si può migliorare? "Il DNA del Cittadella è non mollare mai, essere tignosi, una squadra che dà fastidio. A me piaceva molto quando in Italia dicevano che il Cittadella era una squadra difficile da incontrare. Era una squadra magari non con qualità eccezionali, però con un'anima, una forza, un'aggressività che ci ha sempre portato a fare dei risultati straordinari. Quella l'abbiamo un po' persa, ci eravamo un po' imborghesiti. Dopo tanti anni di B, il primo anno di C l'abbiamo preso male, non con la testa giusta, con le cose giuste. Abbiamo pagato dazio, però anche da questi campionati si impara. Io credo che abbiamo imparato, abbiamo fatto tesoro degli errori e oggi spero che riusciamo a portare avanti quello che stiamo facendo adesso fino alla fine". È finito finalmente il mercato. Ci sono state scelte dolorose: ce n'è stata una che le è dispiaciuta particolarmente? "Ce ne sono state tante. Come anche quella per Iori che è stato sia giocatore che allenatore. Fare queste scelte qua è difficile, fa male, non ti fa dormire, però nella vita bisogna farle. Quello che credo che debba restare, però, è la stima, i rapporti. La vita va avanti, il calcio è una parentesi della vita. Però io credo che il Cittadella per queste persone abbia fatto tanto e loro abbiano fatto tanto anche per noi. Quindi lasciarsi con i valori giusti credo che sia anche una questione morale, proprio da uomini veri. Io credo che sia così". Nella rosa del Cittadella ci sono cinque ragazzi che arrivano dal settore giovanile, a cui aggiungiamo anche Zilio, che è passato da lì. È una cosa da prendere d'esempio? "Bravissimo, hai fatto bene a sottolineare questa cosa. Vuol dire che sta crescendo. Qui spendo due parole per un ragazzo che secondo me è molto, molto bravo, un ragazzo che farà carriera, che farà bene, che è Andrea Paolucci. Abbiamo instaurato un rapporto bello, forte, sincero e sono orgoglioso di quello che sta facendo". Parlando dei nuovi, nella foto di presentazione ho visto un abbraccio più che una mano tesa verso il giocatore. Mi riferisco ad Antonucci: è un figlio che rientra a Cittadella? "È un ragazzo che è molto sensibile, è un ragazzo che ha grandi qualità tecniche, però è un ragazzo che ha una sensibilità forte. Quindi ha bisogno di sentirsi voluto bene, di sentirsi apprezzato, di sentire che ha la fiducia. A me è piaciuto molto perché lui ha fatto di tutto per tornare a Cittadella. Sono quei segnali che a me piacciono. Non sopporto i giocatori che non hanno fatto bene o male, però i giocatori che vanno via in maniera sbagliata lasciano un brutto ricordo. Il calcio va avanti, ma poi l'uomo perde di valore e quando perdi la stima puoi essere anche un bravo giocatore, ma non vai da nessuna parte".

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