Reggiana e Salernitana in difficoltà. Valentini: "Per vincere nel calcio serve tempo"
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Luca Bargellini
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Oggi alle 11:04Serie C
autore Luca Bargellini
29.10.2026 11:04Serie C
Valentini analizza la corsa in Serie C, le difficoltà di Reggiana e Salernitana: "La vittoria si costruisce nel tempo".
Nicola Ianuale / TuttoSalernitana.com
Ospite della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com, il direttore sportivo Marco Valentini ha analizzato diversi temi legati al calcio italiano, dalla corsa al vertice nel Girone A di Serie C alle difficoltà di Reggiana e Salernitana. L'ex dirigente granata ha posto l'accento sull'importanza della stabilità societaria, della centralità dell'allenatore e del tempo necessario per costruire un progetto vincente. Spazio anche all'Ascoli di Tomei, protagonista di un percorso positivo in Serie B dopo quanto mostrato nella passata stagione.
Direttore, Union Brescia e Cittadella si sono affrontate due volte nell'arco di pochi giorni, dividendosi le vittorie tra campionato e Coppa Italia. Concentrandoci sul successo dei biancazzurri in campionato, possiamo dire che la corsa al primo posto del Girone A sia stata riaperta, con Cittadella, Brescia e Trento coinvolte?
"È ancora tutto aperto, perché siamo alla fine di ottobre e nessun campionato si decide in questo periodo. Adesso iniziano a delinearsi i valori delle squadre, ma, nella mia esperienza, i campionati si decidono a marzo, aprile e maggio. Per chi ha l'obiettivo di vincere è fondamentale arrivare a quel periodo a contatto con le prime posizioni. Questo vale per tutte le categorie e per tutti i gironi".
Restiamo in Serie C e parliamo della Reggiana, che sta attraversando un momento di flessione. Che impressione le sta dando la situazione attuale?
"Sono un ex della Reggiana: una delle mie prime esperienze da direttore sportivo risale ormai a vent'anni fa, quindi conosco la piazza e l'ambiente. Innanzitutto, bisogna considerare che tornare immediatamente in Serie B dopo una retrocessione è molto complicato. Se non ricordo male, negli ultimi quindici-diciotto campionati soltanto Cittadella e Perugia sono riuscite a risalire subito: è successo, quindi, in appena due occasioni. Secondo me, per la Reggiana c'è anche un problema societario. Mi sembra che la proprietà sia arrivata a fine corsa. Quando non c'è chiarezza a partire dalle questioni societarie, nella mia esperienza gli aspetti tecnici finiscono inevitabilmente in secondo piano. Il lavoro tecnico può funzionare se, a monte, c'è una società che ha le idee chiare, progetta il futuro e garantisce stabilità ed equilibrio. Credo che la proprietà della Reggiana sia in una fase di uscita, anche per questioni anagrafiche legate al proprietario. È una situazione in divenire e non vedo un gruppo societario sufficientemente definito attorno al progetto calcistico. In queste condizioni non è facile essere competitivi per la vittoria".
Un discorso che sembra riguardare anche la Salernitana, dove è stato esonerato Serse Cosmi e si sta lavorando alla scelta del nuovo allenatore. Tra i nomi circolati c'è anche quello di Vito Di Bari, reduce dall'esperienza al Casarano. Quanto incidono la stabilità e la continuità nelle scelte di una società?
"Sono un ex anche della Salernitana, un'esperienza più recente, quindi conosco bene le dinamiche di quella piazza. Basta guardare la storia degli ultimi anni per rendersi conto di quanti allenatori siano stati cambiati. Qualche giorno fa, parlando con alcuni vostri colleghi della carta stampata, cercavo proprio di spiegare che le società in cui le cose funzionano sono quelle che mettono al centro l'allenatore e il direttore sportivo, soprattutto dando loro il tempo di lavorare. So bene che le proprietà vogliono vincere, così come i tifosi e tutti coloro che lavorano nel calcio. Anche io vivo per la vittoria, ma non sempre la si può ottenere immediatamente: a volte non basta un mese e nemmeno un anno. Prendiamo il Benevento, retrocesso tre anni fa e tornato in Serie B dopo tre o quattro stagioni in C. Ha ricostruito la squadra, inserito giovani e sviluppato un progetto senza l'assillo di dover vincere subito. È un esempio di come si possa lavorare per raggiungere un obiettivo nel tempo. Bisogna ricordare che ci sono anche gli avversari, magari impegnati a costruire progetti altrettanto solidi. Vincere è difficile in ogni categoria, dalla Serie D alla Serie A. Bisogna lavorare per vincere, che è una cosa diversa dal pretendere di vincere immediatamente. La differenza la fanno proprio la stabilità e l'equilibrio".
Chiudiamo con un'altra sua ex squadra, l'Ascoli. È sorpreso dal rendimento della formazione di Tomei, che si sta confermando tra le protagoniste del campionato di Serie B?
"No, non sono sorpreso, perché avevo visto giocare l'Ascoli nella passata stagione e, a mio giudizio, esprimeva il miglior calcio della Serie C. Ho visto anche la formazione scesa in campo a Catanzaro e, tra gli undici titolari, soltanto Acampora e Olivieri non facevano parte della squadra della scorsa stagione. Per il resto, nove undicesimi erano gli stessi. Credo che questo sia uno dei segreti dei contesti in cui le cose funzionano: dare continuità a un gruppo che ha già dimostrato il proprio valore. Inoltre, Ascoli è una piazza che, quando il gruppo si compatta e le cose vanno bene, sa spingere e dare tantissimo. Se lo staff tecnico viene messo al centro del progetto e ha la possibilità di lavorare, può fare la differenza. Tomei sta dimostrando di essere un allenatore molto competitivo. La squadra gioca bene, ottiene risultati, subisce pochi gol e si muove con automatismi ormai consolidati. Credo che l'Ascoli meriti la posizione che occupa in classifica, soprattutto se confrontiamo il suo percorso con quello di società che continuano a cambiare allenatori e professionisti senza dare continuità al lavoro".
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