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Logiudice: "Lo Spezia vincerà il campionato. Ronaldinho? Grande operazione di marketing"

autore
Daniel Uccellieri
Oggi alle 11:33Serie C
autore Daniel Uccellieri
05.11.2026 11:33Serie C
Logiudice analizza la Serie C: dal ritorno di Ronaldinho al Ravenna alla corsa promozione e al suo futuro.
Pasquale Logidice, direttore sportivo che in carriera ha lavorato con Trapani, Catanzaro, Cavese e Juve Stabia, è intervenuto alla radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com per commentari vari temi legati al mondo della Serie C. Partirei da una notizia che ha fatto molto discutere: il 15 novembre Ronaldinho tornerà in campo con il Ravenna, nel derby contro il Forlì. Da addetto ai lavori, che idea si è fatto di questa operazione? "È un'operazione prettamente di marketing. Ronaldinho è chiaro che attira tutte le attenzioni possibili e immaginabili, ma credo che la Serie C abbia bisogno di situazioni e giocatori freschi, perché ormai non so come stia Ronaldinho dal punto di vista fisico. Il campionato di Serie C, però, è un torneo in cui devi correre. È stata un'operazione affascinante, di grande amarcord, ma non so quanto possa dare concretamente alla causa. Il Ravenna è stato allestito per fare un campionato e contendersi il titolo con Reggiana e Spezia". Difficilmente, quindi, lo vedremo in altre occasioni. Ronaldinho ha dichiarato di voler segnare il suo gol numero 300 con la maglia del Ravenna, ma dovrà fare i conti con la realtà "Se Ronaldinho avesse avuto la testa, la cattiveria e la volontà di Cristiano Ronaldo, probabilmente, per le qualità naturali che aveva, oggi parleremmo di un Maradona, di un Pelé o di un Messi. Sarebbe potuto essere accostato a quei giocatori". Parliamo del Girone C, che lei conosce molto bene. In testa troviamo il Potenza, che forse chi segue il campionato in maniera distratta non si aspettava di vedere lì. Sono passate dodici giornate e la squadra ha segnato 32 gol, il miglior attacco di tutti e tre i gironi. Il lavoro fatto a Potenza è qualcosa di importante "All'inizio del campionato avevo espresso qualche perplessità, perché in questo girone non vedevo una squadra come Benevento, Catanzaro, Bari o Ternana, che negli anni hanno vinto dominando. Effettivamente si sta verificando questa situazione e ne stanno approfittando squadre come il Potenza, dove da anni si lavora bene. Il direttore sportivo conosce la categoria ed è molto preparato. Hanno avuto continuità anche nei sistemi di gioco e con gli allenatori. Prima De Giorgio proponeva un calcio abbastanza offensivo, ora c'è Tisci. Hanno sempre inserito nel mosaico i calciatori giusti e credo che il Potenza sia meritatamente in testa. Non voglio togliere meriti al Potenza, ma stanno venendo meno anche quelle squadre che dovevano occupare le prime posizioni. Non a caso, in alto ci sono anche altre due realtà che stanno facendo abbastanza bene, come Cerignola e Sorrento". Esatto, sulla carta ci si aspettava altre squadre. Ma è il bello del calcio: parla il campo, che è l'unico a dare il vero giudizio. Catania, Bari e soprattutto Salernitana stanno faticando. Quanto incidono, secondo lei, le situazioni che si stanno vivendo fuori dal campo? Penso a una squadra palesemente in vendita ma senza acquirenti e a una piazza in continua protesta. Quanto può pesare tutto questo? "Sicuramente sono piazze importanti, dove la pressione è tanta. Qualche calcio l'ho tirato anch'io e diciamo che il calciatore è bravo a creare sempre degli alibi. Faccio un esempio: sbagli un gol e dici che la palla dovevi darla più avanti o più indietro. Non è mai colpa sua. Questa situazione crea un ulteriore alibi al calciatore. Non so se mi spiego: alla fine si dice che c'è confusione, che succede questo o quello. Si alimentano gli alibi, ma dal punto di vista tecnico non mi sembrano corazzate. Catania, Bari e Salernitana hanno problematiche diverse, anche perché hanno cambiato parecchio. Non è mai semplice cambiare allenatore. Ogni anno si modificano dieci o undici calciatori. Magari l'anno prima le cose non sono andate bene e qualche giocatore è stato preso di mira. Si pensa di mischiare sempre le carte, ma queste mini-rivoluzioni semestrali e annuali, secondo me, non portano a niente". Direttore, torno nel Girone B. Abbiamo parlato del Ravenna, costruito per stare al vertice e che l'anno scorso è stato a lungo in lotta con Ascoli e Arezzo. Quest'anno ha trovato uno Spezia veramente inarrestabile, almeno per il momento: non segna tanto quanto il Potenza, ma ha una solidità incredibile ed è ancora imbattuto. Lo Spezia può continuare questo cammino da schiacciasassi oppure il Ravenna riuscirà a recuperare terreno e riaprire il campionato? "La premessa è che vedo il Girone B come il più competitivo in assoluto. Anche le squadre di bassa classifica sono forti: penso al Gubbio, che si trova in penultima posizione ma ha comunque un buon organico. Ci sono Grosseto, Livorno, Pescara, Perugia. È veramente un girone difficilissimo. Credo che lo Spezia arriverà fino in fondo e vincerà il campionato, perché ha un direttore sportivo di grande esperienza. Ha avuto anche il coraggio di prendere un allenatore che veniva da una retrocessione a Siracusa, ma che aveva svolto un grandissimo lavoro. Prendere un allenatore in una piazza come Spezia, che paradossalmente, pur essendo al Nord, ha entusiasmo e attaccamento paragonabili a quelli di una piazza del Sud, richiede grande spessore e conoscenza. E lo Spezia, oltre a essere un'ottima squadra, esprime anche un buon calcio". Direttore, chiudiamo l'analisi dei gironi con il Girone A. Anche qui c'è un testa a testa tra Cittadella e Union Brescia. L'Union Brescia, già la scorsa estate, era stata indicata come una delle squadre da battere, per il campionato disputato e per i playoff, mantenendo e rafforzando l'organico e confermando Corini. Forse non ci si aspettava un inizio così forte del Cittadella, che è tornato a fare il Cittadella. La stagione dello scorso anno è stata una parentesi storta? "Sono due piazze diverse. Brescia è sempre una realtà con tante pressioni e aspettative. Cittadella, invece, può anche retrocedere tre anni di seguito, ma continua a lavorare con continuità e a ricostruire. Dopo la retrocessione, anche l'anno scorso, il Cittadella ha fatto un campionato per assestarsi. Competere subito non era semplice, quindi ha preferito non investire e non buttare soldi. Sulle basi della scorsa stagione ha inserito ottimi calciatori di categoria, anche perché il direttore è molto navigato. Stefano Marchetti è uno dei direttori più esperti del panorama italiano. Non dimentichiamo che negli anni migliori del Cittadella si parlava anche di un possibile interesse da parte di società di Serie A. Quindi la sorpresa non è il Cittadella. È chiaro che ci sarà un testa a testa con il Brescia, ma il Cittadella renderà molto difficile la vita all'Union". E il Trento, secondo lei, riuscirà a inserirsi? È lì, a 24 punti, uno in meno del Brescia, ed è ancora imbattuto in campionato. "Il Trento è già da qualche anno che costruisce squadre interessanti e competitive. Anche lì stanno dando continuità al lavoro. Lo vedo, però, un gradino più in basso rispetto alle altre due". Direttore, le faccio l'ultima domanda sul suo futuro. Il suo nome è stato accostato a diverse squadre in questo periodo. Senza chiederle dettagli, le domando se si stia muovendo qualcosa e quando potremo rivederla in sella. "Questo non lo so dire. Sicuramente ho voglia di ritornare in sella, perché negli ultimi quattro anni mi sono sempre messo in discussione e, oggettivamente, sono stati raggiunti obiettivi importanti, che si trattasse di vittorie di campionato o di salvezze miracolose. Sono forte del lavoro svolto, ma le scelte spettano ai presidenti, quindi io rispondo sempre presente. Vediamo cosa succederà. Più che altro, come fanno tanti miei colleghi, vado a seguire i campionati che possono servirmi, ma anche quelli minori". Ci sono stati contatti ultimamente? "Qualche approccio c'è stato, però ci sono talmente tanti direttori. Per ognuno c'è una situazione diversa, perché si entra in un sistema di scelta molto particolare, che non voglio commentare. Altrimenti bisogna fare una trasmissione che duri una settimana. "Non so se possa bastare, perché se pensiamo a quello che sta succedendo ai piani alti del nostro calcio, figuriamoci cosa può accadere per la presidenza. Ci sono scambi, situazioni, voti, compromessi. Immaginiamo cosa può passare nella testa di un presidente di Serie C, con promesse che arrivano da tutte le angolazioni. A volte non viene preso in considerazione chi magari potrebbe dare una mano grazie alla propria esperienza".

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