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L'ultimo passaggio del "Geniaccio", Paolo Doto e quel calcio che regalava gioia

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Redazione TMW
Oggi alle 06:05Storie di Calcio
autore Redazione TMW
22.10.2026 06:05Storie di Calcio
Dotato di una tecnica sopraffina e grande visione di gioco, Doto ha legato gran parte della sua carriera e della sua leggenda sportiva alla Ternana con la maglia rossoverde è stato uno degli eroi della memorabile promozione in Serie C1 (89)
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Paolo Doto ci ha lasciati nel 2016, a soli 58 anni, ma il vuoto che ha lasciato in quel calcio romantico di provincia è ancora tangibile. Nato nel 1958, Doto è stato l'emblema di un calcio verace, tecnico, fatto di campi pesanti e piazze passionali. Un fantasista d'altri tempi, capace di collezionare 80 presenze e 5 gol in Serie B (legando il suo nome soprattutto al Varese) e ben 355 presenze impreziosite da 67 gol in Serie C, dove ha vestito maglie storiche come quelle di Casertana, Triestina, Latina e Ternana.
Proprio a Terni lo chiamavano il "Geniaccio", un numero dieci puro, uno di quelli capaci di inventare l'ultimo passaggio quando le linee avversarie sembravano sigillate.

Due ragazzi veri, una sola anima

C’è un filo sottile che unisce la storia calcistica di Paolo Doto a quella degli uomini veri con cui ha diviso la vita e il rettangolo verde, come Carlino Tresoldi. Chi li ha conosciuti da vicino lo sa bene: Paolo e Carlino avevano molto in comune. Due ragazzi straordinariamente simili, puliti, trasparenti. Di quelli che non avevano bisogno di maschere, bravi in tutto ciò che facevano, ma soprattutto capaci di trasmettere un'energia rara. Stare con loro, semplicemente, era gioia. Una gioia spontanea, calcistica e umana, che oggi manca terribilmente a chi ha condiviso con loro uno spogliatoio, una cena o una risata.

Carlino Tresoldi, l'orgoglio rossonero e il mito di Varese

Nato a Boltiere il 6 ottobre 1952 e scomparso giovanissimo l'11 luglio 1995 a soli 42 anni, Carlo Tresoldi, per tutti semplicemente "Carlino" , era il ritratto della punta d'area vecchio stampo. Cresciuto nel vivaio del Milan, visse l'ebbrezza della prima squadra nei primi anni Settanta, debuttando in un rocambolesco Milan-Juventus 3-2 di Coppa Italia e sollevando al cielo la Coppa delle Coppe del 1973 nella leggendaria notte di Salonicco.
Ma è a Varese che Carlino trova la sua seconda casa, diventando un idolo indiscusso della tifoseria lombarda. Centravanti generoso, di quelli che facevano a sportellate con i difensori per aprire varchi e che sapevano far esplodere lo stadio con gol di rapina.
Ed è proprio all'ombra del Varese che le storie dei due ragazzi si sfiorano e si completano, in quel microcosmo calcistico dove la fatica degli allenamenti si trasformava in serate di risate e amicizia profonda

Il viaggio sui campi di provincia

Cresciuto calcisticamente nella Milanese, Paolo Doto trova la sua prima grande consacrazione a Varese, dove conquista la promozione in Serie B nel 1980. Centrocampista offensivo dai piedi finissimi, sapeva adattarsi a fare l'attaccante all'occorrenza, timbrando il cartellino ovunque andasse
La sua seconda giovinezza sportiva arriva nell'estate del 1988 a Terni, a trent'anni suonati diventa il leader tecnico di una squadra leggendaria, quella guidata da Claudio Tobia che riconquista la C1 nello spareggio di Cesena contro il Chieti. In quell'occasione, sotto una pressione d'inferno, Paolo calciò e segnò il suo rigore con la solita freddezza e classe immutata.
Oggi che il calcio corre troppo veloce e spesso dimentica i suoi poeti, il ricordo di Paolo Doto, unito a quello di Carlino, resta ancorato lì, tra la pozzolana dei campi minori e il sorriso di due ragazzi veri che hanno saputo fare della loro vita una splendida giornata di sole

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