Il volo del “Carioca”: la parabola poetica di Eros Sintini, il Sivori di provincia
Redazione TMW
Ci sono calciatori che si misurano con i numeri dei gol, i contratti miliardari e i trofei in bacheca. E poi ci sono i poeti della fascia destra, quelli le cui traiettorie non si calcolano in metri ma in emozioni. Eros Sintini, scomparso a 75 anni, apparteneva a questa seconda, rarissima categoria, per tutti era il “Carioca”, un soprannome che evocava i campioni brasiliani, spiagge lontane, finte di corpo e quella via del tutto romagnola all'improvvisazione calcistica.
L'ala che sfidava il vento al "Moretti"
Nato il 24 giugno 1951 a Cesenatico, Sintini ha incarnato l'essenza stessa del calcio d'altri tempi, il suo regno era la linea laterale dello stadio Alfiero Moretti, dove le sue fughe palla al piede accendevano i sogni dei tifosi dei "Corsari". Correva con la testa alta e il calzettone abbassato, forte di una classe cristallina e un carattere a tratti burbero, tipico di chi non accetta compromessi.
La sua vetta calcistica più luminosa brilla nella stagione di Serie C 1974-1975, quando indossa la gloriosa maglia del Carpi, le statistiche fredde parlano di un’annata intensa, impreziosita da una memorabile doppietta al Pisa e da un gol pesante sul campo del Livorno. Ma i numeri, si sa, non dicono tutto. Non raccontano il brivido dello scatto, la finta che lasciava sul posto il terzino e quel modo unico di accarezzare il pallone.
Tra campo e poesia
La vera magia della parabola di Eros stava però fuori dal rettangolo verde, nella sua capacità di unire mondi apparentemente distanti, Sintini non era solo un calciatore; era un'ispirazione. I poeti Stefano Simoncelli e Ferruccio Benzoni ne erano letteralmente stregati, salivano in auto la domenica, macinando chilometri sulle strade della Romagna, da Alfonsine ad Argenta, solo per godersi le sue giocate dal sapore sudamericano.
La domenica, poi, non finiva al triplice fischio, proseguiva a cena a casa di Eros, dove il calcio sfumava nei versi e la letteratura si mescolava all'odore dei tacchetti. Fu proprio Simoncelli, sulle pagine di Alias (il supplemento culturale del Manifesto), a scolpire il ritratto definitivo del "Carioca", definendolo «una specie di Sivori di provincia».
Un paragone pesante come un macigno, eppure perfetto per quell'estrosa ala destra che sapeva trasformare un dribbling in una terzina d'avanguardia.
L'ultimo fischio finale
Conclusa la carriera da giocatore, Sintini era rimasto nel mondo del calcio locale come allenatore, trasmettendo il suo amore puro per il pallone alle nuove generazioni, sempre con quel pizzico di spigolosità che nascondeva un cuore immenso.
La sua Cesenatico e l'intera Romagna del calcio si stringono attorno al ricordo del loro amico, le sue sgommate sulla fascia destra rimarranno impresse nella memoria di chi c'era, custodi di un'epoca in cui il calcio era ancora un'arte romantica e imprevedibile, come una poesia scritta di getto su un prato verde.
Indimenticabile una scritta sulla vecchia recinzione dello stadio: O SINTO O NIENTE
Eros è morto sabato 17 ottobre, i funerali si celebreranno domani martedì 20 ottobre 2026 alle 15.30 alla camera mortuaria dell’ospedale “Bufalini”, non verrà officiata nessuna funzione religiosa.
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