ESCLUSIVE TG – Marco Guarena si racconta: “Speriamo di andare oltre il decimo posto”. E sul futuro del Toro…
Elena Rossin
Marco Guarena è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Guarena è un cabarettista, comico, autore ed è grande tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato del momento della sua squadra del cuore, che ha vinto per la prima volta in questo campionato due partite di fila e che domani sera affronterà il Monza dell’ex allenatore Juric, che poco più di un mese e mezzo fa lo aveva eliminato ai sedicesimi di Coppa Italia.
Simeone si è sbloccato e ha segnato una doppietta, due partite vinte di seguito, il primo clean scheet, ma c’è la tegola dell’infortunio a Rodriguez. Da tifoso, come vede questo Torino che sembra aver imboccato la strada giusta dopo le difficoltà iniziali?
“Durante le partite chatto sempre con altri malati come me di Toro e nell'ultima gara, quella contro il Parma, durante la prima mezz'ora ci chiedevamo se eravamo proprio noi perché eravamo positivamente stupiti di quello che stavano facendo in campo i nostri calciatori, che sembravano quasi irriconoscibili poiché finalmente si vedeva un po’ di gioco. Noi del Toro siamo sempre molto pessimisti perché ovviamente arriviamo dalla sofferenza, però in queste ultime due partite effettivamente un po' di gioco e i calciatori che aspettavamo, soprattutto Simone, che meno male si è sbloccato, si sono visti. C'era bisogno di tempo e adesso attendiamo: abbiamo vinto due partite, ma domani sera dobbiamo vedercela in casa col Monza. Tutto direbbe che potrebbe arrivare la terza vittoria, ma noi siamo il Toro e quando dovremmo dare continuità finisce che non accade mai, però comunque speriamo senza cantare vittoria troppo presto, che non mi sembra il caso”.
Abate si era trovato a iniziare il campionato con grandi incertezze su chi sarebbe andato via e chi sarebbe rimasto, poiché il calciomercato era ancora aperto. Adesso ha ingranato?
“Abate era arrivato preceduto dalla fama di allenatore che faceva giocare le sue squadre in modo offensivo e all’inizio questo non lo si vedeva proprio, per cui direi che aveva bisogno di tempo, tanto più che c’erano molti giocatori nuovi. Prima della gara con l’Udinese c’è stata la lunga sosta del campionato e si poteva pensare che per fortuna c’era il tempo per lavorare sulla squadra, ma in realtà tutte le squadre in questo periodo hanno avuto solo i non nazionali, per cui non è che si sia potuto lavorare più di tanto, però almeno a noi questi giorni hanno fatto bene, visto che probabilmente i giocatori iniziano ad assimilare quello che vuole Abate”.
Adesso, tra una sosta e l’altra del campionato, ci sono tutte partite sulla carta alla portata, a parte quella col Como. Il calendario finalmente aiuta?
“Sì, sulla carta sono partite alla portata, anche se il Frosinone in realtà ha fatto un inizio di campionato strepitoso ed è lanciatissimo, infatti è sesto in classifica insieme al Cagliari e ha 13 punti, magari è un momento, però comunque ormai sulla carta partite facili facili non ce ne sono”.
Domani c’è il Monza che ha eliminato il Torino dalla Coppa Italia, lo scorso 1° settembre, e alla guida dei brianzoli c’è di un allenatore come Juric, che conosce bene l'ambiente granata, anche se rispetto a quando lui allenava il Torino tanti giocatori sono cambiati. Partita delicata?
“Juric ci conosce molto bene. La sconfitta col Monza in Coppa Italia brucia perché, come ogni anno, ci diciamo che, vista la nostra dimensione, sarebbe da puntare molto sulla Coppa Italia, perché è una finestra per andare in Europa e sono partite secche. Il problema è che ogni anno succede qualcosa e quest'anno è stato peggiore di quelli precedenti perché siamo usciti dalla competizione già il 1° settembre. Per carità, sono partite un po' così, dove nessuno è in condizione, per cui diciamo che il Monza ci deve qualcosa e quindi domani sera speriamo di rifarci e riprenderci ciò che il Monza si era portato via”.
In questo periodo animano il mondo granata non solo le vicende di campo, ma anche altri temi sensibili: lo stadio Grande Torino Olimpico, il Museo che deve essere portato al Filadelfia e, su tutto, aleggia sempre la possibilità che il presidente Cairo possa cedere il Torino. A parte qualche passo avanti per il Filadelfia, sul resto passano i mesi e tutto sembra rimanere sempre fermo. Che idea si è fatto?
“L'idea è sempre che sia lontano un punto di svolta, perché per quel che riguarda lo stadio sappiamo quanto sia importante ormai averne uno di proprietà. Ma c'è questo rimandare continuo, posticipare con proroghe di affitto di sei mesi in sei mesi. Adesso, da quello che ho letto, il Comune si è un po' impuntato dicendo a Cairo di presentare il progetto sulla ristrutturazione entro il 31 dicembre 2026. Capisco che Cairo in questo momento, se ha davvero intenzione di vendere il Toro, difficilmente pensi all'acquisto dello stadio. Sul Museo al Filadelfia vediamo se si troveranno i soldi per costruire l’edificio. Il problema è che tutto fa allungare i tempi di un’eventuale svolta. Sulla vendita del Toro io sono più contento quando non se ne parla, perché di solito funziona che quando non se ne parla si sta muovendo qualcosa. Però è sempre tutto basato molto sulla nostra speranza, perché a quanto è dato sapere di concreto non c'è nulla”.
Solo la speranza?
“Non vedo altro oltre alla speranza, anche se poi noi siamo pessimisti. Però come si fa a non sperare in una nuova proprietà e presidenza? Sappiamo com'è stato con Cairo. In realtà ormai una nuova presidenza può voler dire un fondo straniero al quale magari della nostra Storia interessa poco. Ma noi granata siamo affezionati alla nostra storia e a tutta una serie di cose, per cui magari va peggio di adesso. Gli scenari sono questi nel calcio e infatti non so quante società in Italia hanno proprietà straniere, penso la maggioranza. Il patron pieno di soldi che arriva ormai è un mito degli anni ’90. È vero che con un fondo potrebbero arrivare tanti soldi, però noi tifosi del Toro siamo molto esigenti, soprattutto rispetto alla nostra Storia, per cui chissà se una nuova presidenza sarebbe meglio o peggio. Certo che peggio di Cairo, pensando in particolare a come era partita la sua avventura al Torino, è difficile, però è un'incognita. Sappiamo cosa non è stato fatto fino ad adesso, per cui speriamo di andare finalmente oltre il decimo posto ogni tanto”.
Per quel che riguarda i suoi spettacoli, a breve si esibirà. Ce ne vuole parlare?
“Siamo partiti con un po' di progetti di gruppo. Siamo ripartiti al Q77 con “Scusate il disagio”. Siamo un gruppo, formato in gran parte da comici piemontesi capitanati da Beppe Braida, che aveva già fatto un esperimento al Cap 41 e ripartiamo di lì. E poi ci sono gli spettacoli al Teatro Esedra, teatro al quale sono particolarmente affezionato. Per chi è pratico di Torino è il teatro della parrocchia di Gesù Nazareno in Piazza Benefica. Io in quell'oratorio sono nato e ci ho passato gran parte della mia adolescenza. E dall'anno scorso sono insieme a Giampiero Perone e Silvia Volante, che hanno organizzato la programmazione di tutto l'anno di questo teatro molto bello, che una volta era solo un cinema, al quale sono affezionato perché torno un po’ a casa. Gli spettacoli in programma andranno avanti fino a maggio. Ci sono un sacco di appuntamenti interessanti e molti spettacoli che si vedono raramente a Torino. C’è davvero una grande programmazione molto varia: musica, cabaret, storytelling, un po' di tutto. L’anno scorso è andata molto bene, anche se c’è stata una sorta d’equivoco, che di per sé è già comico: la rassegna degli spettacoli s’intitolava “Sold out a teatro”, esaurito in italiano, titolo scelto in maniera ben augurante, e chi sul proprio telefono velocemente scrollava, vedendo la dicitura sold out, credeva che gli spettacoli fossero tutti esauriti e così si rassegnava a dover aspettare che ci fossero nuove date e quindi non veniva a teatro. Di questo ce ne siamo accorti parlando con amici e conoscenti, che avevano promesso di venire a vederci e poi invece a teatro non c’erano, perché volevamo capire perché non venisse molta gente e tutti ci dicevano che lo spettacolo era sold out e per questo non venivano. Di fatto c’è stato quindi un equivoco che, una volta chiarito, ha riempito il teatro. Quest’anno ci siamo fatti furbi e la rassegna s’intitola “C’è posto a teatro”, così non si creano equivoci”.
Ci svela qualche cosa del suo spettacolo?
“Quest’anno ho portato in cartellone il mio spettacolo “Politicamente Corretto Sambuca”, che andrà in scena giovedì 29 ottobre alle ore 21, appunto al Teatro Esedra in via Bagetti 30 a Torino (i biglietti sono disponibili su Clappit.com https://www.clappit.com/biglietti-soldoutateatro/showProductList.html. Per informazioni telefonare a Silvia al 3358366084, ndr). “Politicamente Corretto Sambuca” è uno spettacolo tra ricordi d’infanzia, luoghi comuni, sessualità, trash TV, nuovi costumi e antichi malcostumi. Il tutto filtrato da una lente comica attraverso riflessioni, considerazioni, valutazioni e un’altra mezza dozzina di parole che finiscono in “-zioni”. Lo spettacolo va a giocare sul politicamente corretto, due parole che da tempo sentiamo spesso e che hanno cambiato tutte le parole, il modo di pensare o almeno la facciata. Io giocherò proprio su questo, nel senso che siamo tutti politicamente corretti, ma in realtà molto spesso lo siamo solo a parole. Lo spettacolo è vario e spazia un po' su tutto, come dicevo prima. Tanti temi uniti in un unico spettacolo e non ultimo il Toro, perché il Toro c'è sempre e non può mai mancare. In una parte dello spettacolo, da piemontese, analizzo i piemontesi con i loro difetti, con il loro pessimismo e spiego che più pessimista di un piemontese c'è solo un piemontese che tifa Toro, perché noi granata abbiamo imparato negli anni a convivere con il nostro pessimismo e con la nostra sfortuna. Per cui ci rido sopra, ovviamente insieme ad altri disperati che, come me, hanno questa malattia, e insieme al resto del pubblico. Il Toro appunto fa parte di tutto quello che c'è in questo spettacolo.
Vi aspetto con “Politicamente Corretto Sambuca” giovedì 29 ottobre alle ore 21, al Teatro Esedra in via Bagetti 30”.


