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Bertotto sull'Udinese: "Mi aspettavo un ulteriore salto di livello. Il lavoro unica via, testa bassa e pedalare"

autore
Patrick Pignolo
per Tuttoudinese.it
Oggi alle 12:00Primo Piano
autore Patrick Pignolo
23.10.2026 12:00Primo Piano
La nostra intervista esclusiva a Valerio Bertotto, storico capitano e bandiera dell'Udinese che spiega il momento no dei bianconeri e come uscirne
Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com

L'Udinese si sta allenando in vista dell'importantissima partita casalinga al Bluenergy Stadium di domenica 25 ottobre alle ore 20:45 contro il Milan, match valido per l'ottava giornata di Serie A. Non saranno importanti solamente i tre punti, ma verrà chiesta alla squadra una reazione: dovranno essere messe in campo quella grinta e quella determinazione che sono mancate nelle ultime partite. Una striscia negativa di cinque sconfitte sta mandando sempre più giù i bianconeri e l'imperativo è reagire e ripartire. È una situazione difficile, già capitata nei vari anni di storia dell'Udinese e, per analizzare questo momento complicato, chi meglio di Valerio Bertotto può spiegare cosa vuol dire giocare per i colori bianconeri friulani? Lui ha giocato per 13 stagioni con l'Udinese ed è stato capitano per molti anni. In esclusiva per noi di TuttoUdinese, ha espresso il suo parere sull'attuale momento dei friulani e su come si debba fare per uscirne.

L'intervista esclusiva a Valerio Bertotto

L'Udinese è crollata 3-0 contro il Lecce e ha subito la quinta sconfitta consecutiva. Cosa ne pensa di questo ultimo ko e cosa l'ha convinta di meno?

"Di sicuro l'ultima gara dell'Udinese, che ho potuto vedere dal vivo allo stadio, mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca, perché ho visto una squadra in grave difficoltà e con poca attitudine nel voler cercare il risultato. Una squadra completamente in balia del Lecce, che ha meritato ampiamente la vittoria. È un peccato perché sicuramente l'Udinese, viste le capacità e le potenzialità che ha, non dovrebbe stare nella posizione che attualmente occupa. Quindi l'augurio è che si possa riprendere". 

Lei che è stato un grande capitano dell'Udinese, come si esce da questi momenti di difficoltà? Le è capitato nei suoi anni a Udine una situazione così?

"Si esce con la grande responsabilità da parte di tutti di fare seriamente il proprio lavoro, di stare con la testa giusta, focalizzata sul momento e con l'idea di volerlo cambiare a tutti i costi. Udine è una piazza, una città e una squadra che merita tanto e di conseguenza non può stare dove si trova attualmente. Questo si lega a quello che ho già detto precedentemente: il lavoro è l'unica via, testa bassa e pedalare di brutto. Sì, è capitato anche a me ovviamente di vivere un periodo negativo come questo. Ci sono capitati tantissimi momenti di euforia, di gioia e di vittorie, ma ci sono stati anche momenti di ombra, come spesso lo sport ti regala. Ritengo, però, che poi la differenza la facciano gli uomini che sanno affrontare le problematiche e le vogliono risolvere. Sotto questo aspetto è stata una gran bella palestra per tutti". 

Quante responsabilità ha mister Runjaic di questo avvio di stagione deludente? Secondo lei si è rotto qualcosa fra il tecnico e la squadra? 

"Non mi permetto di dirlo perché non faccio parte della società né della squadra, e di conseguenza non entro in dinamiche che non mi competono. È chiaro che tutti quanti si aspettavano, visti i buoni risultati che ha ottenuto, di fare un ulteriore upgrade e di salire di livello. Questo assolutamente sì, mi sembra naturale e ovvio, ed è un peccato che non sia successo. Chiaramente questo poi genera malcontento". 

Che reale apporto può dare Alaba all’Udinese? 

"Ovviamente stiamo parlando di un calciatore e di un uomo "finito" — nel senso di fatto e formato, non certo finito come calciatore — che può assolutamente dare un grande contributo tecnico e morale all'interno del gruppo, indicando la retta via e gli atteggiamenti giusti che ci vogliono per affrontare un campionato di Serie A. È importante anche per aiutare a crescere i tanti giovani presenti in rosa: questo è sinonimo di garanzia. Ho letto che ha avuto un problemino fisico e spero di rivederlo presto in campo sano, perché in questo momento non lo è ancora. Può essere davvero un valore aggiunto".

C'è qualche calciatore in particolare che la sta deludendo in questo inizio di stagione? O gran parte dei problemi sono dovuti ai tanti infortuni?

"Non è giusto puntare il dito su nessuno singolarmente quando le cose non vanno bene a livello generale. Non c'è un singolo che fa la differenza, sia in positivo sia in negativo, ma di solito è la squadra che aiuta a fare la differenza. La sfida mentale da parte di tutti i calciatori è quella di spingere forte per risolvere prestissimo questa situazione. Di certo anche il fattore infortuni non aiuta: bisogna sistemare questo aspetto perché, in qualunque squadra, non avere determinati giocatori fa molta differenza ed è una delle cose che più incide sul livello e sul tasso tecnico".

La prossima sfida sarà contro un Milan in forma. Cosa dovranno fare i bianconeri per tornare a fare punti? Lei farebbe qualche modifica anche dal punto di vista del modulo? 

"Il Milan è una squadra che gioca bene a calcio, sta facendo tante cose belle; magari a tratti ha dei momenti di appannamento, ma è una squadra propositiva, con intensità e qualità. Si sta definendo nel corso del tempo grazie al lavoro e questo ritengo sia sotto gli occhi di tutti. Per quanto riguarda la partita che dovrà fare l'Udinese, io non sono l'allenatore dei bianconeri e ho idee diverse; per cui ritengo che il mister sappia cosa fare, visto che ha il polso della situazione. È una cosa assolutamente difficile nel mondo del calcio avere continuità per un allenatore, ma lui se l'è guadagnata e, quindi, sarà lui a dover trovare il modo di risolvere questo momentaccio".

In sette giorni l'Udinese affronterà Milan e Roma in casa e in mezzo la trasferta di Parma nell'infrasettimanale: secondo Bertotto quanti punti potrà fare l'Udinese? Ci sarà la tanto attesa svolta? 

"I punti sono proporzionali a quanto impegno, dedizione, volontà e unità si esprimono all'interno delle proprie settimane di lavoro. E all'attitudine, in questo caso. Quindi è difficile ipotizzare se farà nove punti, sei o uno solo: questo non lo posso dire perché non lo so. I presupposti devono essere quelli che ho detto prima, poi il campo solitamente decreta la verità. A volte si mette in mezzo anche un po' di sfortuna, ma in questo caso bisogna rimanere incollati alle certezze, che bisogna andare a cercare e ricreare, visto che qualcosina in corso d'opera si è perso. Il campo è sempre il giudice ultimo, sia nel bene sia nel male".

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