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Venezia-Udinese 2-1 ai raggi X: il crollo agonistico e le fragilità che frenano Zanetti

autore
Alessandro Vescini
per Tuttoudinese.it
ieri alle 10:42Primo Piano
autore Alessandro Vescini
08.11.2026 10:42Primo Piano
www.imagephotoagency.it
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Il debutto di Paolo Zanetti sulla panchina dell’Udinese si è concluso con una sconfitta che va ben oltre il risultato. Il 2-1 del Penzo contro il Venezia di Davide Nicola racconta infatti una partita nella quale i bianconeri hanno avuto il pallone, hanno occupato stabilmente la metà campo avversaria e hanno provato a costruire una reazione dopo lo svantaggio. Ma tutto questo non è bastato per conquistare punti.

La fotografia più significativa arriva dalle statistiche: 53,05% di possesso palla, 476 passaggi tentati contro i 428 del Venezia, 418 completati e una precisione dell'87,82%. Numeri che, presi singolarmente, potrebbero suggerire una squadra in controllo della partita. Eppure il risultato finale dice altro. Perché il problema dell'Udinese non è stato tanto arrivare nella metà campo avversaria, quanto trovare il modo di trasformare quella presenza territoriale in occasioni realmente pericolose.

La squadra di Zanetti ha costruito molto, ma ha prodotto poco. E quando ha perso il pallone, ha mostrato quelle fragilità nelle corse di rientro e nell'aggressività che lo stesso allenatore ha denunciato senza nascondersi nel post-partita.

Trentuno cross e un Davis troppo isolato

Quando le soluzioni centrali sono venute meno, l'Udinese ha insistito sulle corsie esterne. Una scelta diventata progressivamente prevedibile e che ha finito per agevolare il lavoro della difesa di Nicola.

I bianconeri hanno effettuato 31 cross, 19 dei quali nel secondo tempo. Soltanto il 16,13% dei traversoni ha però trovato un compagno. Un dato che racconta l'inefficacia di una soluzione diventata quasi l'unica alternativa offensiva: più di otto cross su dieci non hanno prodotto un vantaggio per la squadra.

Kamara e Vojvoda hanno tentato sette cross ciascuno, riuscendo a trovare un compagno soltanto nel 14,3% dei casi. Anche Zaniolo ha provato a cercare soluzioni dalla fascia, con sette traversoni e una precisione del 42,9%, ma senza riuscire a cambiare il volto della manovra.

A pagare maggiormente questa impostazione è stato Keinan Davis. L'attaccante inglese si è ritrovato spesso a combattere da solo contro i tre centrali del Venezia, ricevendo pochi palloni e dovendo gestire soprattutto situazioni sporche o traversoni difficili da controllare.

I suoi numeri fotografano bene l'isolamento: appena 15 passaggi completati, seppur con il 100% di precisione. Ha vinto quattro dei sette duelli a terra affrontati, ma non è riuscito ad aggiudicarsi nessuno dei due duelli aerei disputati. Eppure, nonostante le difficoltà di rifornimento, è stato uno dei pochi a produrre qualcosa: quattro conclusioni, una nello specchio e soprattutto l'azione che ha portato all'autorete di Moreno per il momentaneo 1-1.

Davis ha quindi rappresentato una delle rare fonti di pericolosità friulana, pur senza riuscire a trovare il gol. Zanetti, nel post-partita, ha spiegato di avergli chiesto uno sforzo superiore alla sua autonomia fisica, quantificata in circa 60 minuti. Una gestione che aiuta a comprendere anche la sua sostituzione nel finale.

Il vero problema è senza palla: i duelli raccontano la mancanza di intensità

Se in fase offensiva l'Udinese ha mostrato limiti di organizzazione e penetrazione, è soprattutto nella fase di non possesso che sono emerse le difficoltà più preoccupanti.

Il confronto sui tackle è emblematico. I friulani ne hanno tentati 22, vincendone soltanto nove, per una percentuale di successo del 40,91%. Il Venezia ha risposto con 28 contrasti tentati e 16 vinti, raggiungendo il 57,14%.

Una differenza che non riguarda soltanto la quantità degli interventi, ma la capacità di arrivare sul pallone con tempi e intensità adeguati. Anche il dato dei falli commessi va nella stessa direzione: appena sei quelli dell'Udinese, contro gli undici dei padroni di casa. Un'indicazione della difficoltà dei bianconeri nel interrompere le ripartenze avversarie attraverso interventi tempestivi.

A centrocampo, Karlstrom ha garantito volume in costruzione, con 71 palloni giocati e due tackle vinti. Piotrowski, invece, non è riuscito a registrare alcun contrasto vincente prima della sostituzione al 64'. La mediana non ha funzionato da filtro e ha lasciato spesso la difesa esposta agli inserimenti e alle ricezioni avversarie al limite dell'area.

Le parole di Zanetti nel post-partita sono state particolarmente dure: «Dobbiamo alzare l'intensità e portarla a un livello molto più alto di questo. In alcuni momenti questa squadra ha paura». Il tecnico ha poi puntato il dito contro pressioni troppo leggere e corse di rientro non sufficientemente rapide.

Non si tratta, quindi, soltanto di una questione di atteggiamento. La struttura scelta per attaccare ha finito per rendere più complicata la fase difensiva: con Kamara e Vojvoda molto alti, i tre centrali dovevano coprire ampie porzioni di campo, spesso senza il supporto tempestivo dei centrocampisti.

Anche il giovane Matteo Palma ha pagato questo squilibrio. Il difensore, classe 2008, è stato costretto a un lavoro continuo nella propria area: 13 spazzate e soltanto due duelli a terra vinti sui sei affrontati. Se nel gioco aereo ha mantenuto un rendimento eccellente, vincendo tutti e cinque i duelli disputati, la sua prestazione è stata condizionata dalla mancanza di copertura davanti alla linea difensiva.

I cambi non cambiano

Sotto nel punteggio, Zanetti ha provato a modificare l'assetto attraverso gli uomini a disposizione. Al 64' è entrato Chakvetadze al posto di Piotrowski, con l'intenzione di aumentare la qualità tra le linee e aggiungere un giocatore creativo alla manovra.

Il georgiano ha completato tutti e 13 i passaggi tentati, ma il suo ingresso ha contribuito a svuotare ulteriormente il centrocampo, lasciando Karlstrom con un compito particolarmente complicato contro la densità di Sohm e Hainaut.

Al 74' sono arrivati gli ingressi di Unai Gomez e Kabasele, rispettivamente al posto di Zaniolo e Abankwah. Nel finale, con la squadra ancora sotto, Zanetti ha poi inserito Miller e Bayo per Solet ed Ekkelenkamp, trasformando l'Udinese in una formazione estremamente sbilanciata, vicina a un 4-2-4 o a un 3-3-4.

Il tentativo di aumentare il peso offensivo non ha prodotto la svolta sperata. Il Venezia ha potuto abbassarsi, stringere gli spazi e difendere il vantaggio, proteggendosi anche dai cross che continuavano ad arrivare dalle corsie esterne.

Le parole di Zanetti a fine gara hanno restituito la fotografia di una squadra ancora lontana dalla condizione necessaria per affrontare la propria situazione: "Chi entra deve fare meglio". Un giudizio che coinvolge anche chi è subentrato, ma che soprattutto sottolinea la difficoltà nel trovare risposte collettive durante la partita.

Una sconfitta che impone un cambio di rotta

Il 2-1 del Penzo consegna a Zanetti un quadro complicato, ma anche indicazioni piuttosto precise sulle priorità del lavoro. Il possesso palla non può essere considerato un indicatore sufficiente di controllo, soprattutto quando non è accompagnato dalla capacità di attaccare gli spazi centrali e di creare occasioni da posizioni favorevoli.

I 31 cross, con appena il 16,13% di precisione, raccontano una squadra che ha faticato a trovare alternative alla giocata esterna. Il Field Tilt del 65,33% nella ripresa dimostra invece che l'Udinese è riuscita a spingere il Venezia nella propria metà campo, senza però trovare il modo di trasformare quella pressione in un assedio realmente efficace. Ancora più preoccupante è il dato sui tackle: appena il 40,91% di successo, contro il 57,14% dei veneti. Una differenza che si collega direttamente alle difficoltà nelle transizioni negative e alla mancanza di aggressività denunciata dall'allenatore.

La sosta per gli impegni delle Nazionali arriva in un momento importante. Ci sarà tempo per lavorare sulla distanza tra i reparti, sulla protezione delle corsie quando gli esterni si alzano e, soprattutto, sulla capacità della squadra di recuperare il pallone con maggiore intensità. Servirà anche trovare soluzioni centrali per evitare che l'intera produzione offensiva dipenda dai traversoni. Al Penzo è mancata soprattutto questa seconda parte: la capacità di difendere insieme, accorciare gli spazi e affrontare la partita con la determinazione richiesta dalla classifica. Il lavoro di Zanetti comincia da qui.

per Tuttoudinese.it

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