Venezia-Avellino 4-0, UP&DOWN degli arancioneroverdi
Nella ventottesima infrasettimanale giornata di Serie B, il Venezia dilaga al Pier Luigi Penzo contro l’Avellino. I ragazzi di mister Stroppa impiegano buona parte del primo tempo per snodare la matassa che permetta di colpire la porta di un avversario compatta e arroccata in difesa: ci provano Kike Perez, Casas e soprattutto Sagrado a colpire senza inquadrarla, ma serve un episodio favorevole come l’espulsione di Tutino al 34’ minuto per gioco pericoloso su Franjic a spostare in modo preponderante la storia dell’incontro. Il Venezia non fa complimenti e impiega solo altri quattro minuti a sbloccare l’incontro con Dagasso, mentre dopo altri 6’ (nuovo record la Serie B) ha già triplicato il vantaggio grazie all’autogol di Reale e alla conclusione dal limite dell’area di Busio. Il netto vantaggio di risultato, oltre che di uomini in campo, permette al tecnico dei lagunari di girare gli uomini, operando tre cambi già all’intervallo e altri due piuttosto rapidamente e gestire le energie, ma non senza rinunciare a giocare. Infatti, un fallo su Yeboah causa l’espulsione di La Borgne per doppia ammonizione, costringendo l’Avellino alla doppio inferiorità numerica, mentre Dagasso al 91’ sigla la personale doppietta con una perla dal limite dell’area che scende sotto al sette per il definitivo 4-0 arancioneroverde.
UP
3) HAINAUT
Prosegue l'ottimo momento di forma sul piano realizzativo di uno dei protagonisti della stagione a tinte arancioneroverdi. Per l'esterno francese se non è gol è assist e, nel tentare di aprire il bunker dell’Avellino nella propria area di rigore, riesce a essere tra i più efficaci, sfornando ben tre assist per i suoi compagni. Se Kike Perez e Sagrado non riescono ad avere lo spunto vincente, il discorso cambia per Dagasso che sfrutta a pieno il suo servizio. Successivamente, sull'azione del 3-0 si propone sulla destra dopo la ripartenza, ma Busio decide di andare in proprio. Infine, all'intervallo e con il risultato in cassaforte, mister Stroppa decide di preservarlo insieme a Kike Perez e lo stesso Busio.
2) BUSIO
Così come Hainaut appare tra i più brillanti della prima frazione di gioco, quella più difficile con l'Avellino attendista e ordinato nella propria trequarti campo. Nel post partita, il tecnico del Venezia parlerà di più di tiri da tentare per provare a scardinare difese così chiuse: l'esempio perfetto è il primo gol degli arancioneroverdi. Se il tiro a effetto di Dagasso che sigla il risultato finale è, appunto, un gioiello a risultato già acquisito, la conclusione sporcata dalla parata di Daffara che si stampa sulla traversa sul tiro dal limite dell'americano è ciò che ha comportato il caos della difesa avversaria e l'opportunità di insistere nell'azione e trovare il vantaggio. Poi, sulla rete del 3-0, manifesta tutto il suo stato di fiducia e con "egoismo", quello di chi vede la porta, anziché premiare la sovrapposizione di Hainaut, scocca la conclusione che infila Daffara.
1) DAGASSO
Non fa rimpiangere minimamente la scelta di rinunciare a Kike Perez in quel ruolo o alla mancanza per infortunio di Duncan e, in 90' minuti, fa assaggiare ai suoi nuovi tifosi tutta la squisitezza del suo talento sul quale, non a caso, il direttore tecnico Antonelli ha insistito nell'ultimo calciomercato. In alcune circostanze dimostra un affinità ancora non perfetta con i compagni, ma il tocco di palla così come il cipiglio con il quale muove il pallone è quello di chi vuole bruciare le tappe per acquisire autorevolezza oltre che spazio. Tutto ciò indipendentemente dal fatto che poi con una doppietta che avrebbe probabilmente forse sorpreso il più inguaribile dei suoi sostenitori si prende la luce dei riflettori. Due gol non da poco: il primo che sbroglia il filo da torcere della resistenza di un Avellino recintato attorno e dentro la propria area e il secondo, un tiro ad effetto a scendere, di una bellezza rara. Un bel modo di sfruttare la prima occasione da titolare.
DOWN
NESSUNO
Il Venezia di mister Stroppa ha in breve tempo abituato bene il suo pubblico che, a suon di una partita convincente dietro l'altra, tanto da fare, per una fetta di esso, di un moscerino un elefante, un pareggio, come quello con il Sudtirol, di qualche occasione in meno o per aver concesso uno o due tiri in più. Contro l'Avellino non è accaduto nulla di tutto questo: il Venezia ha vinto, Stankovic è stato spettatore non pagante della partita e le occasioni non sono mancate. Su questo ultimo punto si potrebbe forse dire qualcosa e che sì, di fronte a un avversario, non il primo, dall'atteggiamento estremamente ermetico e ordinato, ma anche forse persino un pò troppo rinunciatario nella sua proposta offensiva, la squadra ha trovato qualche grana in più.
In particolare, l'attacco formato da Kike Perez e Casas ha in effetti dimostrato qualche difficoltà nel riuscire effettivamente a incidere: il primo ha interpretato il ruolo con autorevolezza, ma senza mai riuscire a trovare il modo di mettere il pallone sul suo piede dominante in posizione per colpire, mentre il secondo, con la sua invidiabile tenacia e combattività, non ha particolarmente graffiato, neppure quando è sopraggiunta la superiorità numerica, con solo due discrete opportunità, una per tempo. Tuttavia, che l'affiatamento tra i due potessi non essere ottimale è pur sempre comprensibile, tenendo presente come la coppia fosse inedita, ma sarebbe stato arduo lavoro probabilmente per qualsiasi altro attaccante degli arancioneroverdi. D'altronde, ciò è bastato a portare l'acqua al proprio mulino e, di eventuali controprove e correzioni, il tecnico non ne ha dovuto fare necessità.






