Donyell Malen e i Re dei bomber della Roma
C’è un filo invisibile, color dell'oro e del sangue, che unisce la terra battuta di Campo Testaccio al prato dell'Olimpico.
È una scia fatta di urla strozzate in gola, di corse sotto la Curva Sud e di palloni che gonfiano la rete, la storia della Roma non si scrive con i trattati, ma con i gol dei suoi centravanti.
Uomini diventati re, idoli pagani di una città che non dimentica, capaci di sobbarcarsi il peso di una passione che spesso brucia tutto, ma che quando ti ama ti rende eterno.
Se dici "Bomber" all'ombra del Colosseo, il pensiero va immediatamente a loro, una dinastia di spietati signori dell'area di rigore.
Il Fornaretto e Piedone: i pionieri del gol
La leggenda nasce a Campo Testaccio con Rodolfo Volk, per tutti Sgabanata.
Uno che non pensava, calciava, suo il primo gol della storia nei derby.
Poco dopo arrivò Amedeo Amadei, il “Fornaretto di Frascati”, scappato di nascosto da casa a 15 anni per andare a giocare, diventò l’idolo del primo, storico Scudetto del 1942.
Ragazzo del popolo, romano e romanista, capace di scaraventare in porta l'orgoglio di una città intera.
Negli anni '60, invece, le domeniche romane furono incendiate da Pedro Manfredini, lo chiamavano “Piedone”, un soprannome ironico per un argentino che sotto porta non perdonava mai.
Una media realizzativa spaventosa (104 gol in 164 partite), una Coppa delle Fiere in bacheca e quella capacità unica di far sembrare facile anche il gol più impossibile.
Pruzzo, il Bomber per antonomasia
Ma se c'è un uomo che ha incarnato la figura del centravanti puro, quello è Roberto Pruzzo .
Baffo d'ordinanza, tempismo celestiale nel colpo di testa e un carattere spigoloso che faceva impazzire i difensori avversari. Per tutti, semplicemente, Il Bomber.
Tre volte capocannoniere della Serie A, trascinatore della Roma stellare di Liedholm e Falcão che nel 1983 dipinse il secondo scudetto sul petto dei giallorossi. Pruzzo non giocava a calcio, ingaggiava una battaglia personale con la porta ogni maledetta domenica.
Rudi Voeller, il tedesco volante
Poi, alla fine degli anni '80, arrivò un tedesco con i riccioli biondi e il cuore grande così, Rudi Völler. La Curva Sud se ne innamorò perdutamente, dedicandogli un canto che è rimasto impresso nelle mura dello stadio: “Vola, Tedesco, vola”.
Rudi non era solo un centravanti, era un guerriero che non si arrendeva mai. Trascinò la squadra nella magica e folle stagione del 1991, alzando la Coppa Italia e piangendo insieme ai tifosi il giorno del suo addio. Un legame di sangue, prima che di gol.
L’uragano Batigol e l'efficacia letale dell'Aeroplanino
Ci sono poi storie d'amore brevi ma devastanti, come quella con Gabriel Omar Batistuta.
Nell'estate del 2000, Fabio Capello impose un solo nome per vincere, Batigol.
L'argentino arrivò a Roma con le ginocchia logorate ma con una rabbia agonistica mai vista prima. Ventidue gol in campionato, le reti che buttavano giù le porte (e le curve) e quel terzo Scudetto del 2001 timbrato con un destro al volo contro il Parma che è ancora oggi manifesto di pura onnipotenza calcistica.
Insieme a lui, in quella squadra di marziani, c'era l'uomo capace di ridefinire il concetto di cinismo, Vincenzo Montella.
L' Aeroplanino dai gol di rapina, un concentrato di astuzia e tecnica nello stretto.
Centodue volte ha spiegato le ali sotto la Sud, firmando momenti di pura estasi romana, uno su tutti? Quel poker storico nel derby del 5-1 del 2002 che ha polverizzato la Lazio e lo ha consegnato alla mitologia del club.
Quando c’era una palla vagante nei sedici metri, state certi che Montella l’aveva già vista prima degli altri.
La classe di Džeko e l’immensità di Totti
Più recentemente, la platea dell'Olimpico ha lucidato gli occhi con l’eleganza regale di Edin Džeko.
Il bosniaco, terzo marcatore all-time del club con 119 perle, ha unito il gol alla regia offensiva d’alta scuola, firmando il record assoluto di 39 gol in una sola stagione (2016/17).
E poi c'è Lui. Il capitano dei capitani, il marcatore supremo, Francesco Totti.
Trecentosette gol con una sola maglia, non era una prima punta, ha iniziato da trequartista ed è diventato un "falso nove" da Scarpa d'Oro sotto la guida di Luciano Spalletti.
Totti ha riscritto le leggi della fisica calcistica nella Capitale, cucchiai, traccianti al volo, punizioni di potenza, più che un bomber, una divinità laica che per venticinque anni ha preso per mano il popolo giallorosso.
Il presente corre forte, la fiammata olandese di Donyell Malen
E oggi? Oggi la storia corre sui piedi velocissimi di Donyell Malen.
Arrivato a fari spenti a gennaio dall'Aston Villa, l'olandese ci ha messo pochissimo a far capire di che pasta è fatto, spingendo la società a investire 25 milioni per il riscatto estivo.
Ma quello che sta facendo all'alba di questo campionato ha contorni semplicemente spaventosi: una tripletta alla Fiorentina all'esordio e una doppietta al Lecce.
Fanno 5 gol in due giornate (e ben 19 totali nelle sue prime 20 apparizioni in Serie A).
Un impatto devastante che a Roma non si registrava proprio dai tempi di Vincenzo Montella, che nella stagione 2004/05 fu l'ultimo a timbrare quattro (poi superati da Malen) reti nelle prime due di campionato.
Sostenuto dalle sponde magiche di Dybala, Malen gioca con la fame dei grandissimi è presto per accostarlo ai monarchi assoluti di questa galleria, ma l'olandese ha l'età, l'istinto e la ferocia per tracciare una nuova, gloriosa pagina.
Se il buongiorno si vede dallo scatto, all'Olimpico è appena nata una nuova dinastia.






