Klopp che incubo! Sconfitta interna con i greci sintomo di una crisi che parte da lontano
C’era una volta la macchina da guerra teutonica, quella che non sbagliava un colpo, che stritolava gli avversari col cinismo dei forti e la freddezza dell'acciaio, oOggi, alla WWK Arena di Asburgo, di quel vecchio e glorioso carro armato è rimasta solo una lamiera arrugginita, incapace di far male.
La clamorosa sconfitta interna della Germania contro la Grecia (0-1) non è soltanto il primo, amarissimo stop della gestione di Jurgen Klopp alla seconda giornata di Nations League.
È il manifesto plastico, spietato e rumoroso di una crisi identitaria profonda, che ricalca, seppur con geografie e spartiti diversi, il dramma sportivo vissuto da anni dall'Italia.
Mal comune, nessun gaudio.
Se l'Italia piange la sua storica assenza da tre Mondiali consecutivi, la Germania si scopre nuda e fragile proprio sul palcoscenico di casa sua, punita nella ripresa dall'unico affondo ellenico firmato da Dimitris Kourbelis al 74' (sinistro sporcato in modo decisivo da Kimmich).
Un gol che gela Asburgo, manda la Grecia a punteggio pieno e condanna Klopp a fare i conti con la realtà, il carisma non basta se manca l'anima.
Il possesso sterile e il fantasma azzurro
I numeri di ieri sera raccontano una bugia pietosa: 75,5% di possesso palla per i tedeschi, 14 tiri a 6, un monologo, a tratti.
Ma è un dominio orizzontale, accademico, senz'anima, la Germania specchia le sue sventure in quelle dell’Italia, accomunate dallo stesso, identico male, l'incapacità cronica di produrre un "9" d'area di rigore, la sparizione del talento puro e una fragilità difensiva che una volta sarebbe stata reato federale.
L’Italia ha toccato il fondo fallendo l’accesso alle ultime tre rassegne iridate; la Germania, al Mondiale del 2026, ci è andata ma è uscita prematuramente per mano del Paraguay, certificando il terzo fallimento iridato consecutivo dopo i gironi del 2018 e 2022.
La differenza? L'Italia ha saputo aggrapparsi al miracolo di Euro 2020 (giocato nel 2021) per nascondere la polvere sotto il tappeto.
La Germania non ha nemmeno quel ricordo a cui aggrapparsi, dal trionfo a Rio nel 2014, la bacheca è un deserto.
Nemmeno l'Europeo casalingo del 2024 ha invertito la rotta.
Due facce della stessa crisi
L'Italia e il vuoto generazionale, I club non investono sui giovani, i ct si inventano soluzioni d'emergenza e la Serie A parla troppo straniero, manca la materia prima.
La Germania e l'estetica perduta: Il calcio tedesco ha rinnegato la propria natura, cercando di imitare il tiki-taka, ha perso la fisicità, la cattiveria agonistica e il pragmatismo che la rendevano imbattibile.
Ieri sera ad Asburgo si è visto proprio questo, tanto ricamo, zero concretezza, Klopp, arrivato come il salvatore della patria, si ritrova tra le mani un gruppo smarrito, che dopo il pari in Olanda rimedia una figuraccia storica (prima vittoria di sempre della Grecia contro la Germania in Germania).
La strada per risalire, per entrambe le storiche potenze d'Europa, non è una salita, è un'arrampicata libera senza imbracatura.






