La tragedia della Puerta 12, uno dei disastri più grandi del calcio Argentino
Buenos Aires, 23 giugno 1968. Lo Stadio Monumental ospita il Superclásico tra River Plate e Boca Juniors, una partita terminata con un opaco 0-0 sul campo, ma destinata a rimanere scolpita per sempre come la pagina più nera e drammatica della storia del calcio argentino: la tragedia della Puerta 12.
In quella fredda domenica invernale, la calca, il destino e una catena di omissioni colpose si portarono via la vita di 71 tifosi, in gran parte adolescenti e giovani adulti, lasciando oltre 150 feriti.
A distanza di quasi sessant'anni, quel massacro rimane un mistero irrisolto, privo di colpevoli ufficiali.
La dinamica: trappola mortale nel corridoio
Al fischio finale dell'arbitro, la tifoseria ospite del Boca Juniors, stipata nella tribuna alta Centenario, iniziò a defluire verso l'esterno. L'unica via d'uscita assegnata loro era la Puerta 12, un settore che conduceva a una stretta scalinata coperta e ripida, interrotta da una curva a gomito prima di raggiungere la strada.
Mentre le prime centinaia di persone scendevano i gradini, la folla alle loro spalle premeva con forza.
All'improvviso, il flusso si bloccò.
Chi si trovava in fondo alla scala si accorse, troppo tardi, che l'uscita era sbarrata o gravemente ostruita.
In pochi secondi si creò un terrificante effetto imbuto:I tifosi in cima alla scalinata, ignari di quanto accadeva sotto, continuarono a spingere.
Chi si trovava al centro e in fondo rimase schiacciato contro le pareti e i cancelli.
La pressione della folla divenne insostenibile, causando l'asfissia e lo schiacciamento toracico di decine di persone.
I soccorritori e i sopravvissuti descrissero scene apocalittiche, con pile di corpi ammassate una sull'altra fino a due metri d'altezza.
L'età media delle 71 vittime era di soli 19 anni.
Le tre teorie sul mistero della Puerta 12
Nonostante le indagini, la verità giudiziaria non è mai venuta a galla, nel corso degli anni si sono consolidate tre versioni contrastanti su cosa abbia realmente innescato il blocco:I cancelli chiusi: La teoria più diffusa tra i sopravvissuti sostiene che i cancelli di ferro della Puerta 12 fossero ancora incredibilmente sbarrati o aperti solo parzialmente.
Si ipotizzò che i dipendenti del River Plate avessero dimenticato di aprirli in tempo o che avessero rimosso i pesanti pali di sostegno in legno (molinetes) utilizzati per controllare i biglietti.
La repressione della Polizia: Molti testimoni dell'epoca dichiararono che la Polizia Federale argentina (allora sotto la dittatura militare del generale Juan Carlos Onganía) si era schierata fuori dal cancello per caricare i tifosi del Boca o per arrestare chi aveva intonato canti politici vietati dal regime.
La carica della polizia avrebbe spinto la folla a indietreggiare, scontrandosi con la massa che scendeva.
La provocazione dei tifosi: Una terza ipotesi suggerisce che un gruppo di ultras del Boca avesse iniziato a lanciare urina, bottiglie e oggetti dai gradini alti verso i tifosi sottostanti, spingendoli a fuggire in preda al panico e a calpestarsi a vicenda.
Impunità e oblio: l'inchiesta giudiziariaIl processo penale si concluse in tempi record con un nulla di fatto. Il giudice incaricato non trovò elementi sufficienti per condannare né i dirigenti del River Plate né le forze dell'ordine.
L'intera vicenda venne archiviata come un "tragico e imprevedibile incidente".
Il River Plate e l'Associazione Calcistica Argentina (AFA) raccolsero una somma di denaro da destinare alle famiglie delle vittime, ma in cambio richiesero la firma di una rinuncia a qualsiasi futura azione legale.
L'eredità della tragedia
Per cercare di cancellare il ricordo di quella macchia indelebile, la dirigenza del River Plate decise successivamente di rimuovere i numeri dai settori dello stadio, sostituendoli con le lettere. La Puerta 12 divenne così la Puerta L, ma il cambio di nome non ha mai cancellato il dolore del popolo argentino.
Ogni 23 giugno, i tifosi del Boca Juniors e l'intero mondo del calcio sudamericano si fermano per ricordare i ragazzi che non fecero mai ritorno a casa da quel maledetto Superclásico del 1968, simbolo eterno delle vittime dell'insicurezza negli stadi.






