Djimsiti come Bruce Wayne: la caduta, la risalita e quella lezione da "Cavaliere" impartita da Palladino
«Perché cadiamo, signor Berat? Per imparare a rimetterci in piedi». Forse Raffaele Palladino non avrà usato esattamente le parole di Alfred Pennyworth ne Il Cavaliere Oscuro, ma la sostanza della gestione psicologica di Berat Djimsiti è stata esattamente questa. Se il tecnico ha vestito i panni del saggio maggiordomo, il difensore albanese ha interpretato alla perfezione il ruolo di un Bruce Wayne bergamasco, dimostrando nelle ultime due partite cosa significhi realmente indossare la maglia nerazzurra: avere la forza di reagire quando si inciampa, soprattutto quando a cadere è una colonna portante della squadra.
DNA GUERRIERO - La parabola del numero 19 orobico è, in fondo, la sintesi perfetta dell'atalantinità. Una carriera costruita sulla capacità di non arrendersi mai, di presentarsi sempre all'appello con l'elmetto ben allacciato. Dalle sliding doors dell'estate 2018, quando l'infortunio di Varnier gli spalancò le porte di una permanenza inaspettata alla corte di Gasperini, fino alla notte magica di Dublino con l'Europa League alzata al cielo. Djimsiti è l'uomo che vince con il gruppo e perde con il gruppo, solido, compatto e ormai maestro per le nuove leve difensive, pur mantenendo l'instancabilità dei vari Kolasinac, De Roon e Pasalic.
L'UMILTÀ DEI GRANDI - Ma la vera grandezza di un leader non si misura solo nei trionfi - approfondisce TMW -. Si pesa, soprattutto, quando il terreno cede sotto i piedi. L'errore contro l'Inter, costato la sconfitta a San Siro, poteva essere un macigno psicologico per chiunque, anche per il secondo difensore centrale più longevo della rosa. Invece, da lì è partita la ricostruzione: prima l'umiltà di chiedere scusa (dote rara nel calcio moderno), poi la fame di dimostrare sul campo che un passo falso è solo il preludio a un nuovo scatto in avanti.
IL MURO CONTRO IL PASSATO - La risposta è arrivata, puntuale e perentoria, contro la Roma dell'ex mentore Gasperini. Una prestazione monumentale, impreziosita da quel salvataggio sulla linea a botta sicura su Ferguson che vale quanto un gol segnato. Interventi continui, recuperi da combattente e il premio di migliore in campo vinto a mani basse. In quel gesto tecnico e atletico c'è tutto il simbolismo di Djimsiti: non esiste risalita senza caduta. Ed è proprio questa capacità di rimettersi in piedi, dritti e fieri, che lo rende un simbolo imprescindibile di questa Atalanta.
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