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Samardžić a DAZN: "Peccato per la traversa, ma che intesa là davanti. Il segreto? Allenarsi al 100%"TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 20:42Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Samardžić a DAZN: "Peccato per la traversa, ma che intesa là davanti. Il segreto? Allenarsi al 100%"

Il fantasista serbo, gettato nella mischia last-minute per il forfait di De Ketelaere, racconta il retroscena del pre-partita e analizza il 2-1 sulla Cremonese: qualità, sacrificio e il nuovo credo tattico.

Ci sono sliding doors che possono cambiare il corso di una stagione, o almeno di una domenica. Quella di Lazar Samardzic si è aperta improvvisamente, mentre le squadre rientravano negli spogliatoi dopo il riscaldamento. Il forfait dell'ultimo secondo di Charles De Ketelaere ha costretto Raffaele Palladino a ridisegnare l'assetto offensivo in fretta e furia, lanciando dal primo minuto il talento serbo. E la risposta è stata da campione: non una semplice sostituzione, ma una prestazione totale, fatta di ricami tecnici, visione di gioco e una traversa che ancora trema e grida vendetta. Ai microfoni di DAZN, Samardzic racconta con lucidità quei momenti frenetici e svela il segreto di una condizione fisica straripante, frutto di un lavoro silenzioso e costante lontano dai riflettori. Un messaggio chiaro al campionato: l'Atalanta ha un'orchestra dove, anche cambiando i solisti, la musica resta sublime. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Lazar, sei stato catapultato in campo praticamente all'ultimo secondo, quando le distinte erano già state consegnate. Ci racconti quei momenti concitati? Come hai vissuto l'imprevisto e il cambio repentino di prospettiva?
«È successo tutto molto velocemente. Charles (De Ketelaere, ndr) è rientrato nello spogliatoio dopo il riscaldamento e mi ha detto subito: "Laki, preparati perché mi sono fatto male all'ultimo tiro". All'inizio ho pensato: "Veramente? Dici sul serio?". Quando ho capito che non scherzava, ho dovuto resettare tutto mentalmente e prepararmi in un lampo. Fortunatamente conosciamo a memoria i movimenti, la tattica e i compagni, quindi non ho avuto problemi di adattamento. Ero pronto e, sinceramente, avevo una gran voglia di giocare».

Alessandro Budel in telecronaca ha sottolineato la tua qualità e la tua "fame": sembravi volere il pallone su ogni azione. Qual è il segreto per farsi trovare in una condizione fisica e mentale così brillante, nonostante ultimamente tu non abbia avuto grande continuità di minutaggio?
«Il segreto è molto semplice: il lavoro quotidiano. Sappiamo bene che quando non giochi con continuità, l'unico modo per non perdere il treno è allenarsi forte, più forte degli altri, ogni singolo giorno. Io vado sempre al 100% in seduta, non mi risparmio mai. È per questo che oggi, chiamato in causa all'improvviso, ero pronto a rispondere presente. Mi è mancato solo il gol: quella traversa grida ancora vendetta, è mancato pochissimo per coronare la prestazione».

L'impressione da fuori è che il reparto offensivo abbia trovato un'alchimia particolare: vi trovate a memoria, scambiate le posizioni e dialogate con naturalezza. Cosa è cambiato tatticamente con Palladino e cosa vi chiede di diverso rispetto al passato?
«La filosofia è chiara: vogliamo solo attaccare, guardare sempre in avanti. Noi tre davanti abbiamo la libertà e il compito di offendere costantemente. Sappiamo di essere forti, abbiamo tanta qualità in rosa e, onestamente, non importa chi scende in campo dal primo minuto: il livello resta alto. Il vero segreto è che sappiamo esattamente cosa fare con la palla e come muoverci senza. Quando hai questa chiarezza tattica, tutto diventa più semplice».

Samardzic si congeda con il sorriso di chi sa di aver sfruttato l'occasione. L'Atalanta scopre di avere un'arma letale in più, pronta all'uso e tirata a lucido, capace di trasformare un'emergenza dell'ultimo minuto in una sinfonia di calcio.

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