De Roon, cuore diviso a Milano-Cortina: «Italia ormai è casa». E non molla il sogno Mondiale
C'è un angolo di Olanda nel cuore delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ma c'è anche un pezzo d'Italia nel cuore del visitatore più atteso alla "NL House". Marten De Roon, capitano e bandiera dell'Atalanta, si è concesso una pausa dal rettangolo verde per immergersi nell'atmosfera a cinque cerchi, portando con sé la doppia anima di chi è nato nei Paesi Bassi ma è stato adottato, calcisticamente e umanamente, da Bergamo. Ai microfoni del podcast ufficiale del team, In De Waaier met, il centrocampista ha regalato uno spaccato intimo tra tifo, famiglia e sogni ancora da realizzare.
DERBY IN FAMIGLIA – L'esperienza olimpica, vissuta da "padrone di casa" acquisito, ha un sapore unico per il numero 15 nerazzurro. La sua identità è ormai un ibrido perfetto, tanto da creare simpatici conflitti domestici durante le gare. «È bello vivere i Giochi da così vicino, sentendomi sia italiano che olandese», ha raccontato De Roon con il sorriso. Un dualismo che si è manifestato durante la finale dei 5000 metri di pattinaggio: «Mentre io tifavo per la nostra Merel Conijn, mia figlia sosteneva a gran voce l'azzurra Lollobrigida». Ma il legame con lo Stivale è indissolubile: «Vedere tutto questo arancione mi fa sentire a casa, ma l'Italia è casa nostra per davvero. Due dei miei tre figli sono nati qui e quando parliamo di vacanze diciamo sempre che torniamo a casa, a Bergamo».
LA LEZIONE OLIMPICA – Dagli spalti, De Roon ha assistito ai trionfi olandesi nello short track, trasformandosi per una sera da atleta a semplice appassionato. L'ammirazione per i colleghi degli sport invernali è totale, frutto della consapevolezza della crudeltà dello sport olimpico rispetto al calcio. «Ho urlato e mi sono emozionato come un tifoso vero», ha ammesso il capitano. «Nel calcio sei protetto dal gruppo e sai che c'è sempre un'altra gara. Qui invece questi ragazzi lavorano quattro anni per giocarsi tutto in un attimo, curando ogni minimo dettaglio. È qualcosa che merita un rispetto enorme».
L'ULTIMA SPERANZA – Mentre si gode il ghiaccio di Milano-Cortina, il pensiero vola inevitabilmente all'estate e al caldo del prossimo Mondiale. Nonostante l'età e la concorrenza, De Roon non ha intenzione di abdicare senza lottare per una maglia Oranje. «Un piccolo sogno lo puoi sempre avere, c'è ancora un 1% di speranza», ha confessato, fissando l'asticella personale. «Sono a quota 42 presenze in Nazionale, magari un giorno arriverò a cinquanta...». Che sia in campo o in tribuna, l'obiettivo è esserci: «Magari andrò a Kansas City come tifoso o per analizzare una partita, ma sarebbe bello far parte di quella spedizione».
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