Il Muro Giallo non fa più paura: Dea, è la notte per riscrivere le gerarchie. Palladino sfida i fantasmi tedeschi
C'è un tempio in Europa dove il calcio si trasforma in religione e il tifo in una marea acustica capace di far tremare le gambe anche ai veterani. Si chiama Signal Iduna Park, ma per tutti è l'ombra del "Muro Giallo". Eppure, stasera, quel muro appare meno invalicabile del solito. La storia dice Borussia Dortmund: finalista di Champions nel 2024, reduce dal Mondiale per Club, secondo in Bundesliga e imbattuto contro il Bayern. La cronaca, però, racconta un'altra verità. L'Atalanta, testa di serie sulla carta ma costretta ai playoff dai peccati di gioventù contro Athletic e Union Saint-Gilloise, sbarca in Germania non come vittima sacrificale, ma come una realtà che vuole prendersi ciò che ha lasciato per strada. Non è Davide contro Golia, è lo scontro tra una nobiltà decadente e un'ambizione rampante.
IL PARADOSSO – UNA CORAZZATA SENZA SCUDO - Niko Kovac guida una macchina da guerra che spara a salve in difesa. Il tecnico croato si presenta all'appuntamento praticamente nudo nel reparto arretrato: fuori i colossi Süle e Schlotterbeck, out anche l'ex juventino Emre Can. Dovrà inventarsi una retroguardia di fortuna adattando gli esterni Ryerson e Bensebaini. È un Borussia schizofrenico, capace di segnare a raffica (19 gol, trainato dai 15 centri stagionali del bomber Guirassy e dal talento di Jobe Bellingham), ma anche di imbarcare acqua ovunque (17 reti subite). Gli squilibri visti nel 4-4 con la Juve o nella sconfitta con l'Inter sono la ferita aperta dove Palladino deve infilare il dito.
LA CURA PALLADINO – DALL'ABISSO AL RITMO SCUDETTO - Non ha più senso guardarsi indietro e chiedersi "cosa sarebbe stato se...". Conta il qui e ora - presenta il match La Gazzetta dello Sport -. Raffaele Palladino, arrivato l'11 novembre sulle macerie di una squadra psicologicamente a pezzi, ha compiuto un capolavoro. Con 29 punti conquistati (meglio hanno fatto solo le milanesi), ha ridato un'anima gasperiniana ma pragmatica al gruppo. Se in campionato la marcia è trionfale, l'Europa resta un rebus: partiti forte con Eintracht e Chelsea, i nerazzurri si sono spenti inspiegabilmente nel finale del girone. Stasera serve la prova di maturità definitiva per capire se quei blackout erano solo dolori di crescita.
LE SCELTE – EMERGENZA FANTASIA, SPAZIO AI "MUSCOLI" - Se Kovac piange, Palladino non ride. L'infermeria di Zingonia ha presentato il conto nel momento peggiore: Charles De Ketelaere operato, Giacomo Raspadori ko contro la Lazio (ne avrà per tre settimane). Senza i due tenori della trequarti, il tecnico ridisegna la Dea affidandosi ai pretoriani. Davanti a Scamacca agirà l'intelligenza tattica di Mario Pasalic (preferito all'estro discontinuo di Samardzic) e la gamba di Nicola Zalewski. Dietro, il muro titolare: Scalvini, Djimsiti e Hien. In mezzo, la diga De Roon-Ederson. È una formazione meno bella, forse, ma terribilmente solida e "sincronizzata".
AMARCORD E FUTURO – VENDICARE IL 2018 - Impossibile non tornare con la mente a quel sedicesimo di Europa League del 2018. Batshuayi contro Ilicic, un 3-2 a Dortmund e un 1-1 a Reggio Emilia che lasciò l'amaro in bocca per un'eliminazione immeritata. Quella era la prima vera Atalanta europea, bella e ingenua. Oggi le gerarchie sono cambiate. Il fortino tedesco è stato violato dall'Inter e spaventato persino dal Bodo/Glimt. L'Atalanta ha il vantaggio del ritorno a Bergamo e la consapevolezza che, aspettando e colpendo negli spazi lasciati da un avversario sbilanciato, l'impresa è possibile. Agli ottavi attendono mostri come Arsenal o Bayern (e 11 milioni di euro), ma prima c'è da abbattere il Muro. O almeno, scalarlo.
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