La dura lezione del Muro Giallo: il Dortmund strapazza la Dea. Ora serve un miracolo a Bergamo
Il divario tra le ambizioni tricolori e la spietata realtà continentale si è materializzato nel modo più gelido possibile per l'Atalanta. La compagine bergamasca esce con le ossa rotte dal catino del Borussia Dortmund, incassando un due a zero che complica maledettamente il cammino nei playoff di Champions League. La corazzata tedesca ha impartito una severissima lezione di cinismo agonistico, esaltata dallo strapotere fisico del suo centravanti Serhou Guirassy e dalle amnesie inopinate della retroguardia orobica. Un passo falso sanguinoso che impone una profonda riflessione sulle reali proporzioni della squadra nei palcoscenici che contano.
CINISMO TEUTONICO - Il club giallonero non ha certo incantato con trame avvolgenti, ma ha trasformato il pragmatismo in un'arte spietata. Tre conclusioni verso lo specchio, due reti a referto. I padroni di casa hanno blindato il match affidandosi a un chirurgico 3-2-5 in fase di possesso, una piramide tattica d'altri tempi che ha mandato letteralmente in tilt le letture difensive italiane. Il dominio assoluto sulla corsia di destra del norvegese Julian Ryerson, autore del traversone che ha stappato la partita, ha fatto il resto, costringendo gli ospiti a subire passivamente l'inerzia dell'incontro per quasi tutto il primo tempo.
L'ONNIPOTENZA DEL BOMBER - Il dislivello più imbarazzante, tuttavia, si è consumato nel confronto diretto tra i terminali offensivi. Mentre mezza Europa idolatra i soliti fuoriclasse, ci si dimentica colpevolmente del capocannoniere della passata edizione del torneo. Serhou Guirassy ha giganteggiato su ogni singolo pallone: ha sovrastato Odilon Kossounou insaccando alle spalle di Marco Carnesecchi dopo appena tre minuti, per poi ergersi a perfetto regista avanzato, attirando fuori posizione la retroguardia per innescare le sortite di Julian Brandt e Maximilian Beier. Proprio da una sua sontuosa progressione in ripartenza è nato il raddoppio definitivo firmato dallo stesso Beier.
IL REPARTO INESISTENTE - Sull'altro fronte, l'emergenza in attacco ha pesato come un macigno insopportabile sulle speranze della formazione lombarda. Senza i lampi di classe di Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori, il peso del reparto è ricaduto interamente su Gianluca Scamacca, risucchiato in una prestazione impalpabile. Perennemente anticipato dal roccioso Waldemar Anton, il centravanti romano ha vagato avulso dal gioco fino all'inevitabile sostituzione con Nikola Krstovic. Anche il montenegrino ha provato a farsi notare con maggiore generosità, ma i suoi timidi tentativi dalla distanza, al pari di quelli del compagno Lazar Samardzic, non hanno mai impensierito i guantoni avversari. Sulle corsie, il grigiore di Davide Zappacosta e Tommaso Bernasconi ha spento ogni velleità di cross.
RIMPIANTI ARRETRATI E OCCASIONI PERSE - Il rammarico più doloroso è non aver saputo affondare il colpo su un reparto arretrato avversario in totale emergenza - scrive La Gazzetta dello Sport - . Privi di colonne portanti come Niklas Süle ed Emre Can, i tedeschi si sono affidati al giovanissimo talento azzurro Luca Reggiani, classe 2008. Nessuno è parso accorgersene, tranne Nicola Zalewski: le uniche folate degne di nota sono nate dalle scorribande del polacco contro il debuttante italiano, ma i suoi inviti succulenti hanno tagliato l'area piccola senza trovare alcuna deviazione. Dietro, il tardivo ingresso di Isak Hien al posto di un frastornato Berat Djimsiti ha parzialmente arginato l'emorragia guineana, dimostrando che con scelte differenti fin dall'inizio il danno poteva essere contenuto. Solo la proverbiale lucidità di Ederson in mediana ha evitato il collasso totale.
L'orizzonte continentale si fa ora plumbeo. Sebbene la contemporanea disfatta della Juventus in Turchia tenda a mascherare il tonfo bergamasco, le recenti amnesie europee raccontano di un gruppo pericolosamente ridimensionato rispetto ai fasti del campionato. Per non dire addio alla massima competizione, servirà un miracolo sportivo: tra una settimana, la Dea dovrà ritrovare la sua natura divina.
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