L'Atalanta domina ma sbatte sulla traversa: all'Olimpico un primo tempo a senso unico contro la Lazio
Il palcoscenico dell'Olimpico si tinge a tinte forti, ma il tabellone luminoso resta ostinatamente bloccato sullo zero a zero. Al termine della prima frazione di gioco della semifinale di andata di Coppa Italia, l'Atalanta rientra negli spogliatoi con il profondo rammarico di non aver capitalizzato una superiorità netta e a tratti schiacciante, al cospetto di una Lazio costretta a subire costantemente l'iniziativa senza mai riuscire a pungere realmente.
IL LEGNO E LA FLUIDITÀ SULLE FASCE - L'emblema della sfortuna orobica si materializza a ridosso del duplice fischio, a coronamento di una manovra avvolgente e spettacolare. Corre il quarantunesimo minuto quando la rinomata catena degli esterni confeziona l'azione più nitida dell'intero match: Bernasconi si invola sul fondo con i tempi perfetti e scodella un traversone velenoso a centro area. Dalla parte opposta sbuca puntuale Zappacosta, il cui destro schiacciato a terra genera un rimbalzo beffardo che va a stamparsi clamorosamente sulla traversa, facendo tremare la porta capitolina e negando il sacrosanto vantaggio.
L'ASSALTO INIZIALE E L'URLO STROZZATO - Il copione della gara, del resto, era apparso chiarissimo fin dalle primissime battute. L'undici disegnato da Raffaele Palladino ha approcciato la sfida incanalando un furore agonistico straripante, con un pressing asfissiante che ha tolto letteralmente il respiro alla retroguardia locale per oltre dieci minuti. Un dominio territoriale feroce che, al nono minuto, aveva persino trovato lo sbocco della rete: splendida incornata vincente di Krstovic, vanificata però dall'intervento arbitrale per una millimetrica posizione irregolare di Zappacosta sull'imbucata profonda disegnata dalle retrovie da Scalvini. Una delusione smaltita a tempo di record, visto che appena tre giri di lancette più tardi, su una deliziosa pennellata su punizione di Samardzic, è stato Pasalic a spaventare Provedel con un colpo di testa terminato a pochissimi centimetri dal montante.
IL TIMIDO E INNOCUO RISVEGLIO CAPITOLINO - Di fronte a una simile mareggiata, la truppa di Maurizio Sarri ha dovuto sudare freddo per scrollarsi di dosso la polvere e riordinare le idee. Scampato il prolungato e asfissiante pericolo iniziale, i biancocelesti hanno provato ad alzare timidamente il baricentro per imbastire qualche trama offensiva degna di nota. Un possesso palla tuttavia sterile, compassato e prevedibile, che non ha mai seriamente impensierito i guantoni di un Carnesecchi rimasto di fatto inoperoso per tutta la durata del tempo.
Il parziale a reti inviolate sta oggettivamente stretto alla formazione bergamasca, padrona assoluta del campo e del ritmo gara. Se l'intensità e la qualità delle giocate resteranno su questi livelli anche nella ripresa, il muro eretto dalla formazione romana difficilmente potrà reggere ancora a lungo l'urto.
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