Il DNA della rinascita: perché la Dea non muore mai dopo le grandi tempeste
Il rumore sordo del crollo contro il Bayern Monaco riecheggia ancora tra gli spalti della New Balance Arena, ma se c'è una virtù che l'Atalanta ha scolpito nel proprio codice genetico è la formidabile capacità di risorgere dalle proprie ceneri. Le cadute rovinose, per quanto dolorose, non hanno mai spezzato le ali della formazione nerazzurra, trasformandosi sistematicamente in propellente puro per sprint finali travolgenti. Ora la truppa guidata da Raffaele Palladino è chiamata a confermare questa statistica rassicurante, trasformando il trauma europeo nell'energia necessaria per centrare gli obiettivi rimasti in agenda.
LA MALEDIZIONE MENEGHINA E IL PRECEDENTE DEL 2017 - Il calendario, beffardo, propone all'orizzonte la sfida forse più complessa in assoluto: la trasferta contro l'Inter, autentica bestia nera contro cui i bergamaschi hanno incassato ben nove sconfitte consecutive. Eppure, scavando negli archivi, emerge un incrocio che profuma di speranza. Nel marzo del 2017, la squadra allora allenata da Gian Piero Gasperini venne spazzata via per 7-1 a San Siro (con triplette di Mauro Icardi ed Ever Banega, l'acuto dell'ex Roberto Gagliardini e il gol della bandiera di Remo Freuler). Una mazzata epocale, subita a dieci giornate dal termine, esattamente come oggi. Invece di crollare, trascinati da Alejandro Gomez, gli orobici misero a segno otto reti nei due turni successivi annientando Pescara e Genoa, per poi pareggiare contro una Juventus che li batteva da quattordici incroci di fila, chiudendo infine il campionato al quarto posto senza mai più perdere.
LE NOTTI DA INCUBO E LE RISURREZIONI - L'altalena emotiva ha caratterizzato anche i palcoscenici internazionali. Nel novembre 2020, uno storico 0-5 casalingo firmato dal Liverpool gelò il sangue dei tifosi, ma la reazione fu da grandissima squadra: pareggio immediato per 1-1 proprio contro l'Inter e successiva, epica vendetta ad Anfield Road che valse la qualificazione. Una sceneggiatura quasi identica andò in onda nell'autunno del 2019, quando a un pesante 4-0 patito contro la Dinamo Zagabria seguì una furiosa rimonta sulla Fiorentina (2-2). Ma il capolavoro assoluto – come ricorda puntualmente un'analisi de L'Eco di Bergamo – si materializzò dopo il 5-1 subìto in casa del Manchester City: la domenica successiva, la furia atalantina si abbatté sull'Udinese con un tennistico 7-1, impreziosito dalle magie di Luis Muriel, Josip Ilicic, Mario Pasalic e Amad Traore.
IL PASSATO RECENTE È UNA GARANZIA - Anche la storia a tinte più fresche testimonia l'incredibile resilienza del gruppo. Basti pensare all'inizio di questa stessa edizione della Champions League (2025/26): il rovinoso 4-0 al debutto contro il Psg non ha lasciato scorie, tanto che appena quattro giorni dopo i nerazzurri hanno schiantato il Torino di Ivan Juric con un secco 3-0. E se volgiamo lo sguardo all'anno solare 2024, i due pesanti poker incassati dall'Inter a gennaio e agosto hanno comunque fatto da preludio, rispettivamente, a una cavalcata culminata con il leggendario trionfo in Europa League e a una pronta vittoria contro i viola.
I numeri, insomma, tracciano un profilo chiarissimo: chi pensa di aver inflitto un colpo letale a questa squadra commette l'errore più grave. La tempesta perfetta si è abbattuta, ma l'uragano nerazzurro è già pronto a spazzare via le nubi.
© Riproduzione Riservata






