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Tra numeri spietati e l'orgoglio ferito: come la Dea deve metabolizzare l'uragano BayernTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 15:00Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Tra numeri spietati e l'orgoglio ferito: come la Dea deve metabolizzare l'uragano Bayern

L'analisi lucida di una disfatta prevedibile contro una corazzata fuori portata. Le scelte tattiche di Palladino, i numeri impietosi e i segnali di speranza in vista del decisivo scontro in campionato contro l'Inter.

C'è un limite oggettivo in cui il cuore, il coraggio e l'organizzazione tattica devono inevitabilmente arrendersi allo strapotere fisico e tecnico di chi abita un pianeta calcistico superiore. Il Bayern Monaco, osservato da vicino settimana dopo settimana in Bundesliga e in Champions League, si presenta oggi come una macchina perfetta, spietata e senza punti deboli evidenti. Che si scelga di affrontarlo a viso aperto o di rintanarsi in difesa, l'esito finale appare drammaticamente ineluttabile: la distruzione dell'avversario.

IL CONTESTO BAVARESE E LE ASSENZE OROBICHE - Attualmente, nonostante la panchina lunghissima consenta di mascherare qualche acciacco tra i pezzi da novanta del calibro di Manuel Neuer, Harry Kane, Jamal Musiala o Alphonso Davies, i tedeschi attraversano un periodo di forma straripante. Alla luce di questo strapotere atletico e qualitativo, la pesante scoppola rimediata dall'Atalanta nell'andata degli ottavi assume i contorni di una conseguenza quasi naturale. Il tonfo fa rumore per le proporzioni del tabellino, certo, ma in sostanza si è trattato dello scontro impari tra marziani e una squadra "normale", per giunta mutilata nella spina dorsale dalle assenze contemporanee di quattro pilastri fondamentali come Giorgio Scalvini, Ederson, Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori. Con il senno di poi, qualche accorgimento avrebbe forse limitato il passivo, ma non avrebbe mai sovvertito il verdetto finale o riaperto il discorso qualificazione.

LE SCELTE DI PALLADINO E LA DIFESA A QUATTRO - Il punto di partenza dell'analisi ricade inevitabilmente sullo schieramento iniziale varato da Raffaele Palladino. Nel turbolento dopopartita, il tecnico ha rivendicato con fermezza le proprie decisioni tattiche: «La rigiocherei così, perché è l'atteggiamento che ci ha portato fino a qui ed è il modulo con cui abbiamo chiuso contro l'Udinese. Non mi piace snaturarmi e alla squadra non piace snaturarsi. Siamo arrivati fin qui grazie al nostro Dna, accettando anche di andare uomo contro uomo e in avanti. Non cambieremo, non difenderemo a zona». Una presa di posizione assolutamente legittima, considerando che la difesa a zona richiede tempo e automatismi per essere assimilata. Tuttavia, la scelta di schierarsi a quattro dietro, supportando un inedito doppio centravanti fin dal primo minuto, ha destato non poche perplessità. Un assetto sperimentato sì nel finale contro l'Udinese, ma in condizioni disperate e contro un avversario di tutt'altro spessore rispetto all'armata bavarese, discostandosi pericolosamente dal collaudato sistema a tre con esterni a tutta fascia.

IL RITORNO ALLE ORIGINI E IL CROLLO PSICOLOGICO - Dopo un primo tempo chiuso sotto di tre reti, l'allenatore è tornato saggiamente sui propri passi ripristinando il modulo classico, ma l'inerzia della gara non ha subito scossoni, portando in dote altri tre gol tedeschi nella ripresa. A questo punto, le chiavi di lettura si restringono a due ipotesi: o il fattore tattico era del tutto ininfluente di fronte a un avversario manifestamente superiore, oppure la squadra nerazzurra – come analizza L'Eco di Bergamo – è rientrata in campo dagli spogliatoi talmente frastornata e svuotata moralmente dal dominio subito nei primi quarantacinque minuti da non riuscire a rianimarsi nemmeno ritrovando le proprie rassicuranti certezze posizionali.

I NUMERI IMPIETOSI E IL RAMMARICO DEL SORTEGGIO - I freddi numeri statistici certificano l'assoluto predominio ospite in ogni singola voce del tabellino. Il divario è schiacciante: dal possesso palla (68% a 32%), ai tiri scoccati (25 contro 11, di cui 12 a 3 nello specchio), fino alla precisione nei passaggi (91% contro 79%) e alla mole di gioco sviluppata nell'ultimo terzo di campo (57 passaggi contro 17). Persino sul piano della corsa il Bayern ha dominato, coprendo 123,4 chilometri contro i 113,8 dei padroni di casa. L'unica nota statistica positiva per la Dea riguarda i palloni recuperati: con i 34 scippi di martedì sera, la formazione bergamasca è balzata in testa alla speciale classifica della Champions League toccando quota 482 recuperi complessivi. Intanto, osservando le fatiche dell'Arsenal (fermato sull'1-1 in rimonta dal Bayer Leverkusen), a più di un tifoso sarà sfuggito un moto di stizza per l'urna beffarda di Nyon, che aveva messo i Gunners come principale alternativa ai bavaresi.

IL BILANCIO EUROPEO E L'ORIZZONTE CAMPIONATO - Qualunque sarà l'epilogo della gara di ritorno all'Allianz Arena, il bilancio continentale della stagione resta estremamente lusinghiero. La squadra si è arresa solo al cospetto di formazioni ingiocabili e nel pieno della forma (prima il Paris Saint-Germain e ora il Bayern), togliendosi la soddisfazione di piegare Chelsea e Bruges in casa, di espugnare campi caldissimi come Marsiglia e Francoforte, e di firmare la clamorosa e storica impresa in rimonta contro il Borussia Dortmund, ergendosi a ultima e fiera bandiera del calcio italiano in Europa. I passi falsi contro Athletic Bilbao, Slavia Praga e Union Saint-Gilloise non hanno inficiato in maniera determinante il percorso nella Phase League.

LA SFIDA ALL'INTER E I SEGNALI DAI SINGOLI - Ora, però, la priorità assoluta diventa ricomporre i cocci dell'orgoglio ferito e tuffarsi anima e corpo sul campionato. All'orizzonte c'è l'affascinante e proibitiva trasferta di San Siro contro l'Inter capolista. Una sfida durissima, contro un'avversaria storicamente ostica e comprensibilmente incattivita dalla recente sconfitta nel derby meneghino contro il Milan. I nerazzurri orobici si presentano all'appuntamento con l'urgenza di riprendere la marcia verso un piazzamento europeo, rallentata dalla frenata col Sassuolo e dal pareggio con l'Udinese. Le speranze di Palladino si aggrappano al rientro fondamentale di Scalvini e alle possibili convocazioni di Ederson e De Ketelaere, ma anche ai timidi lampi di luce intravisti nel buio della notte di Champions. Da segnalare la grande vitalità di Kamaldeen Sulemana nel primo tempo, l'ottimo spezzone di Raoul Bellanova (decisivo nell'azione del gol della bandiera di Pasalic con uno dei suoi classici spunti sulla corsia destra) e la crescita agonistica di Nikola Krstovic, lottatore instancabile e alternativa preziosissima. Elementi su cui costruire, considerando anche il momento delicato di Gianluca Scamacca, letale se servito fronte alla porta, ma attualmente in grande difficoltà nel far salire la squadra e nello smistare palloni giocando di sponda.

Le cicatrici europee faranno male ancora per un po', ma il tempo dei rimpianti è già scaduto. La maturità di una grande squadra si misura proprio dalla capacità di rialzare la testa dopo una tempesta: il prato del Meazza sarà il giudice supremo per capire se la Dea è pronta a riprendere il proprio volo in campionato.

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