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Trenta minuti di squadra vera: la Dea batte il Venezia e la propria ombra

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Lorenzo Casalino
per Tuttoatalanta.com
Oggi alle 00:00Primo Piano
autore Lorenzo Casalino
13.10.2026 00:00Primo Piano
Kessie e Krstović illuminano la prima mezz'ora, poi l'impianto salta: il 3-1 al Venezia chiude la crisi e apre il cantiere

In tutte le case c'è un contatore che salta quando si accendono troppe cose insieme: il forno, la lavatrice, il phon. L'Atalanta di Maurizio Sarri ieri sera alla New Balance Arena ha acceso tutto nei primi trenta minuti, tre gol e una partita in pugno, e poi ha passato un'ora al buio a cercare la levetta. Il 3-1 al Venezia vale tre punti, nove in classifica, la fine di una serie di tre sconfitte che cominciava a pesare come un'ipoteca. Ma racconta anche una squadra che ha imparato a produrre corrente e non ancora a conservarla.

Partiamo dalla luce, perché è la notizia. Al 4' Franck Kessie, che in nerazzurro non segnava dal 2016, ha recuperato un pallone in anticipo e scavalcato il portiere con uno scavetto da presidente ritrovato; al 6' Nikola Krstović ha girato di testa sul primo palo l'angolo di Elmas, uno schema con il blocco di Charles De Ketelaere, lo ha svelato lui stesso; al 30' lo stesso montenegrino ha ribadito una respinta nata da un recupero alto. Tre gol, tre letture diverse: verticalizzazione, palla inattiva, riaggressione. Dietro c'era il 4-2-3-1, con Éderson e Kessie a fare da cerniera muscolare e quattro uomini a tormentare una difesa a tre tutt'altro che veloce. Sarri lo ha spiegato senza fronzoli: Krstović preferito a Scamacca per la profondità e per un po' di pressione in più, e un differenziale di minuti tra i due che resta minimo. Stiamo parlando di una squadra che per mezz'ora ha saputo esattamente cosa stava facendo.

Poi il contatore è saltato. Già al 37' il Venezia dell'ostinato Giovanni Stroppa, a zero punti ma non a zero idee, ha accorciato con un taglio alle spalle della linea; nella ripresa ha costruito sei occasioni nitide in un quarto d'ora, un palo, un gol annullato. Sarri in conferenza lo ha ammesso con onestà: la squadra ha smesso di andarli a prendere nella loro metà campo ed è diventata sporca nei primi due o tre passaggi. La difesa, a zona, non ha ancora assimilato i concetti, e il gol subito è un buco con inserimento non letto.

Il rosso finale del generoso Eljif Elmas, piede a martello sul 3-1 a due minuti dal novantesimo, è stato il gesto di chi ha perso il filo, non la testa e ha accumulato non poca stanchezza dopo le sfide disputate con la sua Nazionale. Sarri lo ha difeso sull'intenzione e bacchettato sulla scelta: non pericoloso, ma sconsiderato. Entrambe le cose sono vere.

E De Ketelaere? Il modulo nasce per avvicinarlo alla porta, e la risposta è stata parziale: una volée centrale al 9', la sponda sull'1-0, poi poco. Riscassi è stato netto, l'attacco gli è piaciuto tutto tranne lui. Sarri ha trovato la formula più elegante e più severa: Charles è uno di quei giocatori che raramente ti fanno uscire contento dalla partita, perché ci vedi talmente tanto potenziale che hai sempre la sensazione che possa fare meglio. Non è una bocciatura. È un credito che non viene mai riscosso del tutto.

Curiosità: il 4-2-3-1 è talmente definitivo, parola del tecnico, che l'ultima mezz'ora si è giocata col 4-3-3. Ma torniamo al punto: Sarri non sta cercando un modulo, sta cercando una durata. Portare i trenta minuti a sessanta, dice, per essere un problema per chiunque. Con Bellanova (gluteo) e Scalvini (flessore) usciti nella stessa azione e l'esordio europeo di giovedì alle porte, è un obiettivo che la settimana corta non regala.

Dopo sei giornate il bilancio è geometrico: tre vittorie, tre sconfitte, otto gol fatti, otto subiti. Una squadra ancora in pareggio con se stessa. Ieri, davanti a 20.923 spettatori, ha però mostrato per la prima volta la versione che Sarri ha in testa. Ora deve soltanto imparare a non spegnerla.

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per Tuttoatalanta.com

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