Da Juric a Palladino, la rivincita di «Dino»: la freccia ghanese è diventata l'incubo delle difese
C'è un filo sottile che lega la velocità bruciante all'arte della pazienza, e porta il nome di Kamaldeen Sulemana. L'esterno offensivo ghanese si sta progressivamente affermando come una risorsa letale per l'attacco nerazzurro, dimostrando che il frequente paragone con Usain Bolt non è soltanto un'etichetta legata alla sua impressionante rapidità, ma un vero e proprio manifesto di pura ostinazione sportiva. Quando la tecnica pura non basta, è la determinazione feroce a colmare il divario tra il possibile e l'impossibile.
L'INTUIZIONE ESTIVA E LO SHOW INIZIALE - Il folletto africano, ribattezzato amichevolmente «Dino», non è atterrato a Bergamo per un fortunato scherzo del destino. A chiederne esplicitamente l'acquisto era stato Ivan Juric, alla ricerca di un profilo sinistro che potesse infiammare la fascia. Le premesse sembravano destinate a tradursi in un trionfo immediato: i lampi contro il Torino e la clamorosa rete alla Juventus, celebrata con una memorabile sequenza di dribbling e acrobazie aeree, avevano fatto stropicciare gli occhi a tutto l'ambiente. Tuttavia, il rientro dei titolarissimi Charles De Ketelaere e Ademola Lookman, unito alle continue rotazioni dell'allora tecnico croato, lo avevano progressivamente spinto nel buio della panchina.
IL NUOVO CORSO E IL RUOLO DI JOLLY - Il cambio di guida tecnica - approfondisce a raggi 'X' Tuttomercatoweb.com - ha inizialmente resettato le sue prospettive. Con l'avvento di Raffaele Palladino sul prato della New Balance Arena, i primi scampoli di partita sono stati caratterizzati da comprensibili difficoltà di adattamento e qualche sbavatura di troppo. Eppure, l'allenatore aveva già disegnato per lui un abito tattico su misura: trasformarlo nella carta a sorpresa da pescare a gara in corso per mandare in frantumi le difese avversarie. Un percorso di crescita affrontato a testa bassa, limando i dettagli e tramutando la frustrazione in prezioso carburante agonistico.
LA SCINTILLA DECISIVA E IL LAMPO DEL MEAZZA - La vera metamorfosi prestazionale ha preso il via durante la gara contro il Como. Da quel momento, Sulemana ha smesso di essere solo un velocista fine a se stesso ed è diventato un incubo tattico, unendo all'accelerazione un'ammirevole intelligenza nella creazione degli spazi. I frutti di questo lavoro certosino sono maturati in Coppa Italia, con timbri pesanti contro bianconeri e Lazio, per poi deflagrare nel capolavoro di abnegazione di Milano. Il pallone scippato con furore a Denzel Dumfries, da cui è scaturito il pareggio di Nikola Krstovic contro l'Inter, è la fotografia perfetta della sua maturazione.
C'è sicuramente ancora del margine per sgrezzare il talento e perfezionare le scelte palla al piede, ma l'impatto del ragazzo è ormai innegabile. Chi sa attendere il proprio momento con una simile tenacia, divorando l'erba a suon di scatti, ha già vinto la sua personalissima scommessa.
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