Ilicic a cuore aperto: la rivelazione sulla Champions e il legame indissolubile con Bergamo
A distanza di anni, le notti magiche della stagione 2019/2020 continuano a far battere il cuore di chi le ha vissute da assoluto protagonista. Josip Ilicic, oggi trentottenne e in forza al Koper, è tornato a parlare della sua indimenticabile esperienza con la maglia dell'Atalanta. In una lunga intervista concessa a Prime Video e ripresa da atalantaoggi.it, il fantasista sloveno ha riavvolto il nastro dei ricordi, tra aneddoti di campo, un profondo senso di gratitudine e una certezza assoluta che suona come il più grande dei rimpianti sportivi.
IL RAMMARICO CONTRO IL PSG -. Nella mente del giocatore, la cavalcata europea di quell'anno rappresenta l'apice di un ciclo irripetibile. Se la memorabile notte di Valencia resta scolpita come una delle prestazioni più dominanti della sua intera carriera, l'assenza forzata nel successivo quarto di finale contro il Paris Saint-Germain è una ferita ancora aperta. «Ricordo il rammarico per non aver potuto giocare contro il Psg», ha confessato lo sloveno. Un forfait che, a suo avviso, ha alterato il corso della storia: «Per la squadra che eravamo secondo me potevamo anche vincere quella Champions League».
UN LEGAME OLTRE IL CAMPO -. Il segreto di quella macchina perfetta non risiedeva solo nella straordinaria tecnica individuale, ma in un'alchimia collettiva rara. «Per la qualità che c'era lì davanti, ai miei tempi, potevamo giocare anche a occhi chiusi», ha spiegato il fantasista. Ma il rapporto con l'Atalanta ha trasceso le semplici dinamiche del rettangolo verde, trasformandosi in un'ancora di salvezza nei momenti più complessi della sua vita privata. «L'Atalanta per me rappresenta un qualcosa che mi è rimasto ancora dentro al cuore», ha rivelato con emozione, aggiungendo: «La società non mi ha mai lasciato neanche nei momenti difficili. L'Atalanta mi ha fatto crescere come uomo».
LA CURA GASPERINI -. L'esplosione definitiva di quel gruppo e dello stesso talento sloveno porta una firma chiara e inequivocabile: quella di Gian Piero Gasperini. Il giocatore ha riconosciuto al tecnico il merito assoluto di aver rivoluzionato il suo modo di interpretare il calcio, imponendogli un'intensità fino ad allora sconosciuta. «Mi ha fatto capire che nel calcio bisogna correre», ha ammesso sorridendo. Un'intuizione tattica e atletica che, già un decennio fa, ha anticipato i ritmi forsennati del calcio moderno, forgiando una squadra capace di guardare negli occhi qualsiasi avversario in Europa.
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