TA - Marcello Ginami: "Quella maglia a Valencia è nata d'istinto per la nostra città"
Marcello Ginami, memoria storica dello spogliatoio e fisioterapista nerazzurro, ha vissuto da protagonista silenzioso le notti più intense della recente epopea europea. Intervenuto venerdì sera alla sala civica di Sotto il Monte durante la presentazione del libro «Solo Atalanta. 90’. Tante vite» di Dino Nikpalj e Andrea Riscassi, voluta dal Comune di Sotto il Monte in collaborazione con il Club Amici Atalanta Achille & Cesare Bortolotti di Sotto il Monte, ha voluto riavvolgere il nastro fino alla magica e surreale serata del Mestalla, rivelando come è nata la celebre dedica che ha unito la squadra alla sua città nel momento più buio.
Sei anche l’artefice della frase «Bergamo questa è per te. Mola mia» scritta sulla maglia sollevata dai giocatori a Valencia la sera del 10 marzo 2020, quando l'Atalanta ha vinto 4-3 e si è qualificata ai quarti di Champions…
«È stata una partita particolare. Non sapevamo se, al nostro ritorno in Italia, avremmo potuto continuare a giocare. Probabilmente molti di noi erano a casa, circondati da persone che non stavano nemmeno bene. Tutti avevamo qualche parente malato di Covid. Avevamo vinto 4-1 all’andata e, a Valencia, a fine primo tempo eravamo sul 2-1. Avevo la sensazione che ormai la pratica fosse archiviata e non so cosa mi è scattato, ma ho preso una maglia bianca e col pennarello che utilizziamo per scrivere i numeri dei giocatori su bottiglie e borracce, ho scritto quella frase. L’ho messa in borsa e non ci ho più pensato fino a fine partita. Non sapevo esattamente cosa ne avrei fatto, ma ho raggiunto i giocatori riuniti in mezzo al campo per salutare, idealmente, i tifosi, che non erano potuti essere presenti. Erano a favore di telecamera e ho dato loro la maglia. Non ricordo se a Gosens o al Papu. Loro non ne sapevano nulla, tanto che prima di mostrarla, si sono assicurati di quello che avevo scritto. Molti erano stranieri e mi hanno chiesto di tradurre la scritta dal dialetto in italiano. Poi la maglia è stata inquadrata ed è andata com’è andata».
Un gesto spontaneo diventato rapidamente un simbolo indelebile di resilienza, a dimostrazione di come il legame tra la Dea e la sua gente vada ben oltre il rettangolo verde.
© Riproduzione Riservata






