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De Ketelaere si prende l'Atalanta: "Gioco molto meglio di un anno fa, Bergamo è la mia oasi felice"TUTTO mercato WEB
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ieri alle 23:04Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

De Ketelaere si prende l'Atalanta: "Gioco molto meglio di un anno fa, Bergamo è la mia oasi felice"

Il fantasista belga analizza la brutale eliminazione in Champions, svela i segreti della sua crescita tattica e saluta il turnover sistematico della precedente gestione

La delusione per la brutale doppia eliminazione incassata negli ottavi di Champions League brucia ancora, ma Charles De Ketelaere ha deciso di trasformare quell'amarezza in una lucida lezione di calcio. Direttamente dal ritiro della sua Nazionale, impegnata in queste ore nelle amichevoli internazionali contro Stati Uniti e Messico, il talento offensivo ha fatto il punto sul proprio percorso di maturazione all'ombra della città orobica. Una disamina profonda e senza filtri, che certifica il suo nuovo status di leader tecnico indiscusso dell'Atalanta, ben oltre la fredda logica dei numeri.

LA LEZIONE BAVARESE - Il doppio scontro contro il Bayern Monaco, culminato con il pesantissimo uno a sei incassato nel fortino della New Balance Arena e il successivo poker subito in terra tedesca, ha inevitabilmente lasciato un segno profondo. «In questi anni abbiamo affrontato tantissime big europee, compreso il Real Madrid, e ho sempre avuto la netta sensazione di potercela giocare e di avere le nostre occasioni per colpire», ha ammesso con sincerità il trequartista nell'intervista concessa al media belga Nieuwsblad. «Contro i bavaresi, invece, è stata un'altra storia. Il loro livello, specialmente dal punto di vista tattico, si è rivelato inarrivabile. Nella gara di andata, in cui peraltro ero ai box per infortunio, pensavamo di poter alzare il pressing per metterli in difficoltà, ma con quell'atteggiamento aggressivo abbiamo finito per assecondare esattamente il loro piano gara».

IL CALCIO TOTALE DI KOMPANY - A pilotare l'astronave tedesca siede una vecchia e stimata conoscenza del trequartista, l'attuale tecnico Vincent Kompany, sfidato innumerevoli volte in patria ai tempi dei sentitissimi derby tra Club Brugge e Anderlecht. «Ci siamo incrociati rapidamente dopo la prima sfida e gli ho fatto i complimenti. Già in Belgio, quando schierava profili come Sambi Lokonga o Lukas Nmecha, eludere il loro possesso era un rebus. Oggi ha tra le mani campioni di livello assoluto. Definire il loro sistema "calcio totale" è giustissimo: i terzini si inseriscono costantemente, mentre Serge Gnabry partiva dalla trequarti ma finiva per impostare l'azione da terzino sinistro, trovando persino il gol. Non sprecano mai un pallone, sono tecnicamente mostruosi e per me restano i grandi favoriti per la vittoria finale del torneo».

LA MATURITÀ OLTRE LE STATISTICHE - – come analizza il media belga Nieuwsblad – archiviato lo shock europeo, il presente racconta di un atleta che ha finalmente abbracciato la sua dimensione ideale. Nonostante un tabellino personale forse meno scoppiettante rispetto alla fantasmagorica annata precedente, il suo peso specifico nello scacchiere forgiato da Raffaele Palladino è vertiginosamente aumentato. «Mi rendo perfettamente conto che possa suonare come una contraddizione, ma a livello di pure sensazioni sul rettangolo verde e di importanza per l'economia della squadra, sento di giocare molto meglio oggi. Sono cresciuto tantissimo sotto ogni aspetto».

L'EREDITÀ DI GASP E IL PATTO NERAZZURRO - Il salto di qualità mentale ed emotivo passa anche attraverso il confronto diretto con la precedente gestione tecnica targata Gian Piero Gasperini. «Con il mister, gli attaccanti venivano sistematicamente richiamati in panchina intorno al sessantesimo minuto, era semplicemente il suo modo di interpretare il lavoro e le partite. Oggi ho la fortuna di giocare di più e con grande continuità», ha precisato l'ex gioiello rossonero. Nessun rimpianto, peraltro, legato alla difficile parentesi con il Milan: «Non rinnego quel trasferimento. Forse all'epoca difettavo in autostima, una dote che oggi ho costruito e consolidato. L'impianto tattico di Gasperini, plasmato sul 3-4-3 o sul 3-5-2, mi ha fornito le chiavi per far emergere le mie reali qualità. Ora vivo un momento magico a Bergamo, sono felicissimo e ho in mano un contratto lunghissimo fino al 2028: a volte la vera saggezza sta nel tenersi stretti le cose preziose che si hanno».

Una dichiarazione d'amore puro e incondizionato, che blinda il presente e infiamma il futuro di una Dea sempre più aggrappata al genio del suo immenso numero diciassette.

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