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La Dea, la Signora e quel profumo d'Europa: quando la banda Lippi schiantò la Juve per la storiaTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 12:15Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

La Dea, la Signora e quel profumo d'Europa: quando la banda Lippi schiantò la Juve per la storia

Da Baggio al «traditore» Möller, il capolavoro firmato Ganz e Perrone: un salto nel 1993 per ispirare l'Atalanta di oggi

L'attesissimo scontro diretto tra Atalanta e Juventus che andrà in scena sul prato della New Balance Arena non è soltanto un crocevia fondamentale per il quinto posto, ma rappresenta un vero e proprio tuffo in un passato glorioso. Mentre i ragazzi di Raffaele Palladino preparano la battaglia sportiva odierna, la mente dei tifosi più passionali vola inesorabilmente indietro nel tempo, riassaporando il dolce gusto di una notte magica in cui l'Europa si conquistava sudando contro i campioni più affermati del pianeta.

LA RIVELAZIONE E IL DUELLO STELLARE - Per ritrovare un incrocio di tale caratura e importanza in chiave continentale nell'era antecedente ai trionfi recenti - scrive e ricorda TMW - , il calendario deve essere riavvolto fino al 7 febbraio 1993. Quell'Atalanta, forgiata dal genio tattico di Marcello Lippi, era la vera scheggia impazzita del torneo. Un gruppo solido e affamato che aveva chiuso il girone d'andata addirittura al terzo posto, forte di un rendimento casalingo a dir poco devastante. Un ingranaggio perfetto in cui l'affidabilità di Fabrizio Ferron tra i pali veniva protetta dal muro eretto da Paolo Montero e Ricardo Alemao, mentre davanti l'estro di Roberto Rambaudi innescava i colpi letali di Maurizio Ganz e Carlo Perrone. Sull'altro fronte si stagliava l'imponente figura della Juventus trascinata dal talento puro di Roberto Baggio: un confronto epico che valeva l'accesso diretto alla Coppa UEFA.

IL VANTAGGIO E L'INCROCIO DEL DESTINO - Fin dal fischio d'inizio, i padroni di casa dimostrarono di non patire alcun timore reverenziale, tenendo brillantemente testa ai blasonati rivali. L'equilibrio fu spezzato sul finire della prima frazione di gioco da un'azione da manuale: Ganz si travestì da rifinitore, servendo a Perrone un pallone d'oro che l'attaccante scagliò con violenza alle spalle dell'incolpevole Angelo Peruzzi. Il ritorno in campo dagli spogliatoi vide la reazione degli ospiti, capaci di agguantare il momentaneo pareggio grazie al sigillo di Andreas Möller. Una rete dal sapore beffardo, considerando che il tedesco era considerato all'epoca una sorta di «traditore» sportivo per aver stracciato nel 1991 un pre-contratto già firmato con la dirigenza orobica pur di non lasciare Francoforte.

L'APOTEOSI E IL QUARTO POSTO - L'ingiustizia percepita non scalfì però le certezze del gruppo lombardo, ma anzi ne alimentò la proverbiale foga agonistica. Al settantatreesimo minuto si consumò la vendetta sportiva perfetta, con i due protagonisti dell'attacco pronti a scambiarsi clamorosamente i ruoli: Perrone si trasformò in assistman, servendo a Ganz la palla che l'ex bresciano scaraventò in rete per il definitivo due a uno. Un'esplosione di gioia incontenibile che proiettò la formazione bergamasca a un incredibile quarto posto in classifica, spezzando un digiuno di alta quota che durava da ben trent'anni.

Oggi come allora, la posta in palio è altissima. Se la storia insegna qualcosa, è che i sogni europei più belli passano spesso attraverso il coraggio di gettare il cuore oltre l'ostacolo contro l'avversario più temuto.

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