La Signora scippa la New Balance Arena: Dea tradita dai legni e da un pasticcio fatale
Il calcio sa essere spietato e la notte della New Balance Arena ne è la più cruda e beffarda delle conferme. In un crocevia fondamentale per i destini europei, l'Atalanta getta il cuore oltre l'ostacolo, domina in lungo e in largo la prima frazione, ma finisce per essere punita dall'estremo cinismo della Juventus. I bianconeri, bravi a incassare i colpi nei momenti di massima apnea, capitalizzano al massimo un grave errore difensivo per piazzare il colpo del ko, ridisegnando prepotentemente le gerarchie della rincorsa verso la prossima Champions League.
LA FURIA E I LEGNI - L'approccio alla gara è un autentico monologo tattico orchestrato da Raffaele Palladino. La formazione bergamasca aggredisce a tutto campo con una foga asfissiante, disinnescando le fonti di gioco avversarie e riducendo a comparsa un impalpabile Kenan Yildiz. Sono dieci minuti di puro terrore per gli ospiti: Nicola Zalewski fa la barba al palo a porta sguarnita, mentre pochi istanti dopo Giorgio Scalvini centra in pieno il legno con un imperioso stacco aereo. Questioni di centimetri che avrebbero potuto indirizzare diversamente l'incontro. E quando Nikola Krstovic fa sfumare una magica rovesciata prima del rientro negli spogliatoi, l'impressione generale è che il meritato vantaggio sia solo una questione di pazienza.
IL RIBALTONE E LA BEFFA - Ma la dura legge del gol non perdona chi si specchia troppo senza colpire. Sull'altra sponda, Luciano Spalletti reinventa l'assetto per sopperire all'assenza di Weston McKennie, lanciando Emil Holm in un ruolo ibrido che finisce per sbilanciare tatticamente la retroguardia orobica. L'episodio spartiacque arriva puntuale all'alba della ripresa: proprio da un'iniziativa dell'esterno scandinavo nasce il patatrac difensivo. Un'incomprensione letale tra Berat Djimsiti e Marco Carnesecchi, condita dalla sfortunata carambola su Scalvini, apparecchia la tavola per il più facile dei tap-in del grande ex Jeremie Boga, che insacca a porta vuota gelando lo stadio.
IL MURO BIANCONERO E I RIMPIANTI - Lo svantaggio improvviso è uno shock che sottrae lucidità alla manovra dei padroni di casa. Le geometrie iniziali svaniscono, complice anche l'opaca vena creativa di Charles De Ketelaere ed Ederson, apparsi meno ispirati del solito. Nonostante l'assedio si faccia più confuso, la palla del pareggio capita sulla testa di Djimsiti, ma Michele Di Gregorio si esalta con un volo prodigioso che strozza in gola l'urlo di gioia dei tifosi. Nel frattempo – come riferisce un'attenta analisi de La Gazzetta dello Sport – i piemontesi si appoggiano alla classe di Jonathan David, abilissimo nel ripulire i palloni sulla trequarti e nell'innescare letali ripartenze, tra cui quella clamorosamente sciupata da Khephren Thuram che avrebbe chiuso i conti con largo anticipo.
I CAMBI E LA VOLATA FINALE - Nel concitato finale si assiste alla disperata girandola delle sostituzioni. Palladino getta nella mischia Giacomo Raspadori per vivacizzare gli ultimi sedici metri e tenta il tutto per tutto con la fisicità di Gianluca Scamacca, che regala solo un ultimo brivido aereo nel recupero. Spalletti risponde blindando il fortino con Federico Gatti, Fabio Miretti e Francisco Conceiçao, affidando la gestione dei ritmi al fischiatissimo ex Teun Koopmeiners. I numeri finali raccontano di un dominio sterile dei bergamaschi, padroni del possesso ma trafitti nell'unica vera sbavatura della serata. La corsa verso i vertici d'Europa subisce una brusca ma non definitiva frenata: la bagarre è ancora apertissima e l'Atalanta ha tutte le carte in regola per rialzarsi immediatamente.
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