Il cuore diviso di Edy Reja: "Atalanta in pole per la finale, l'effetto bolgia schiaccerà la Lazio"
Il cuore spaccato a metà tra due piazze che gli hanno regalato emozioni indimenticabili, ma una lucidità d'analisi che non ammette sconti. Alla vigilia dell'incandescente semifinale di ritorno di Coppa Italia che infiammerà la New Balance Arena, Edy Reja si cala nei panni del grande saggio per vivisezionare una sfida che si preannuncia spettacolare e priva di sterili tatticismi. Il doppio ex tecnico, che in carriera ha guidato con maestria sia la truppa bergamasca che la compagine capitolina, anticipa una vera e propria battaglia a viso aperto, in cui l'obiettivo comune sarà l'imposizione del proprio gioco per staccare il tanto agognato pass per l'ultimo atto del torneo.
IL PRONOSTICO E LA SPINTA DEL PUBBLICO - Niente calcoli, ma una bilancia che pende inesorabilmente verso le latitudini lombarde. Interrogato sulle reali percentuali di passaggio del turno, l'esperto allenatore non si nasconde dietro a frasi di circostanza: «Si tratta di un incrocio tremendamente equilibrato, ma se devo sbilanciarmi dico 60% in favore dell'Atalanta e 40% per la Lazio», ha sentenziato l'ex mister. A fare la differenza, secondo la sua acuta lettura, sarà proprio l'atmosfera ribollente dell'impianto orobico. Il calore del pubblico di casa rappresenta un vero e proprio dodicesimo uomo, un fattore ambientale che in notti da dentro o fuori finisce inevitabilmente per pesare come un macigno sulle sorti della qualificazione.
LA FAME DI TROFEI E L'OMAGGIO AI PRESIDENTI - Sullo sfondo di questa supersfida c'è una storia recente fatta di trionfi e delusioni da riscattare. I biancocelesti non alzano al cielo la coppa nazionale dal lontano 2019 (conquistata proprio a spese della Dea), mentre i bergamaschi hanno sfiorato il trionfo perdendo ben tre finali negli ultimi sei anni, pur impreziosendo il palmares con la leggendaria conquista dell'Europa League. – come confida a La Gazzetta dello Sport – l'allenatore friulano riconosce gli enormi meriti delle rispettive dirigenze: «La famiglia Percassi ha compiuto un miracolo calcistico letteralmente impensabile agli albori, meritano assolutamente altre gioie. Discorso simile per Claudio Lotito: pur con i suoi modi singolari, ha portato a Roma trofei di grandissimo prestigio». Un pensiero amaro viene però rivolto all'attuale spaccatura tra la tifoseria laziale e il club: «È un vero peccato che i tifosi stiano disertando gli spalti. Successe anche durante la mia ultima annata romana e, senza il supporto della gente, la squadra finì per cedere mollando l'obiettivo europeo».
I DUELLI IN CAMPO E LE STELLE PIÙ ATTESE - Se l'organizzazione corale la farà da padrona, i lampi di genio dei singoli saranno la chiave di volta per far saltare il banco. Nello scacchiere nerazzurro, Reja individua due armi letali pronte a colpire: la classe cristallina di Charles De Ketelaere, descritto come un giocatore in grado di inventare la giocata decisiva in qualsiasi istante, e lo spietato cinismo di Giacomo Raspadori, cecchino implacabile se gli viene concessa anche solo mezza occasione. Sull'altra sponda, i pericoli principali portano i nomi di Mattia Zaccagni e Tijjani Noslin. «L'esterno italiano è il faro assoluto, uno che rifinisce e finalizza: in giornata di grazia non lo fermi mai. Ma chi mi fa letteralmente impazzire è l'olandese: ha numeri pazzeschi, a Napoli lo ha dimostrato ampiamente e possiede ancora enormi margini di miglioramento», ha sottolineato il decano delle panchine.
IL CAPOLAVORO DEGLI STRATEGHI - L'ultima lode è riservata agli strateghi che muoveranno i fili dalla linea laterale. Il percorso di Raffaele Palladino viene esaltato per la grande capacità di risollevare rapidamente un ambiente inizialmente disorientato, inserendosi con grande intelligenza nel monumentale solco tracciato da Gian Piero Gasperini ma aggiungendoci una propria e definita impronta tattica. Dall'altra parte, Maurizio Sarri rappresenta la solita, incrollabile certezza: un instancabile lavoratore, abile a spremere il massimo dal proprio organico superando le innumerevoli avversità della stagione.
Novanta minuti di fuoco separano queste due corazzate dall'apoteosi. Il palcoscenico è pronto a emettere il suo verdetto, in una notte dove la storia aspetta solo di accogliere la sua nuova regina.
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